Domenica, 21 Dicembre 2025 06:19

Lavoro migrante: Farida Mourzyeva In evidenza

Scritto da Francesca Dallatana

Anima russa. Pусская душа.

Di Francesca Dallatana Parma, 21 dicembre 2025 -

Parla di sé, ma racconta le Russie.

L’intervista-dialogo con Farida Mourzyeva è un viaggio nel Paese più grande del mondo. La migrazione in Italia è l’atto secondo della prima imponente presenza sul palcoscenico della sua terra d’origine.

Parlare fra sé e sé coincide con il parlare dei re. Si direbbe a teatro.

Raccontare se stessa e la propria migrazione impone e richiede il tratteggio del volto della Russia.

Pianure a perdifiato, montagne, fiumi grandi come fossero mari, laghi con il lato opposto lontanamente intuito dallo sguardo: a ciascuno il proprio cielo. E quelli russi sono inconfondibili.

Diciassette milioni di chilometri quadrati. Lingue a manciate, con il russo a fare da trait d’union tra occhi scuri e capelli lisci e neri e iridi chiare e pelle bianca come il latte.

La Russia di Farida Mourzyeva è un luogo dell’anima. Lei è moscovita d’adozione. Viene dagli Urali, originaria di Perm, grande città industriale dall’importanza strategica per il settore della difesa e sede di prestigiosi poli universitari di diversa ispirazione culturale: dal politecnico alla medicina fino alle discipline umanistiche e letterarie.

Perm sorge sulla riva del fiume Kama, affluente del Volga. Perm è anche il Kama.

Occhi scuri, profondi e mobili; una corporatura tonica, equilibrata e pronta allo scatto efficace e misurato. La sua narrazione è calibrata. E’ una affabulatrice: racconta le Russie con il talento dei grandi narratori del suo grande Paese, luogo di pensiero e di alta cultura. Le parole disegnano immagini, fotografano paesaggi urbani e quadri di socialità, esperienze comunitarie. La contiguità tra la grande città, capitale di fascino contagioso, e la natura imponente mai sottomessa dal mattone.

La lingua italiana dell’intervistata è precisa come se dovesse condurre una negoziazione commerciale per conto di una multinazionale alla conquista di un mercato importante e nuovo. Un flusso ordinato e continuo e tenace di parole per raccontare le andate e i ritorni dai cieli di Russia.

La professione e l’abilità negoziale hanno condizionato l’apprendimento della lingua, hanno modellato lo stile. Il ritmo del fraseggio è incantatore, lento e regolare.

Lavora con le grandi aziende e il suo ruolo si pone nel solco delle pubbliche relazioni, della mediazione-integrazione. Lo strumento: la competenza linguistica associata alla propensione alla negoziazione.

La migrazione indotta dalla Storia.

Da Perm a Parma, dopo una permanenza a Mosca e trasferte di lavoro in diversi Paesi del mondo. Quale è stata la motivazione del trasferimento?

Da parte mia nessuna intenzione di trasferirmi in Italia. Negli anni Novanta, la mia vita a Mosca era soddisfacente. La capitale russa è una città generosa di cultura e di spunti intellettuali. La vita era ed è molto piacevole. Ero una privilegiata. Per me, per noi non c’erano esigenze di trasferimento finalizzate al miglioramento della vita.” Lo precisa subito, Farida Mourzyeva. In modo garbato e finemente sottotraccia descrive la vivace socialità moscovita e gli impegni di lavoro.

E’ una interprete e traduttrice dal francese al russo e viceversa, mediatrice culturale ante litteram per aziende internazionali. E’ una donna economicamente indipendente alla quale è capitato di intrecciare una relazione affettiva con il direttore commerciale di una industria metalmeccanica radicata a Parma.  Si sono conosciuti quando ancora lei abitava a Perm, dove si è laureata e dove lavorava all’Università.

Il tempo della conoscenza e della frequentazione iniziale, quindi il trasferimento a Mosca. E’ qui che ha inizialmente vissuto con il compagno di vita. A Mosca ha continuato il lavoro di interprete e traduttrice, di supporto commerciale alle aziende internazionali.

La casa di Mosca le ha permesso di ampliare il percorso di socializzazione e di conoscenza del mondo già iniziato a Perm. Per lei, come per molti cittadini del suo Paese il turismo culturale rappresentava una tradizione rodata, un’abitudine cadenzata e costante.

A Mosca vive il passaggio storico tra l’epoca di Michail Gorbachev e quella di Boris Eltsin. “Abitavamo tra il Novi Arbat e lo starij Arbat (strade centralissime della capitale russa, Ndr). Ricordo bene quei giorni. I carri armati per le strade, gli spari, la confusione. Dobbiamo uscire, dobbiamo vedere con i nostri occhi che cosa succede in strada. Dicevo così a mio marito. Siamo usciti in strada. Vedo ancora la concitazione. Sento il rumore. Stava cambiando il corso della Storia. Un capitolo della vita del mio Paese si stava chiudendo, anzi: si stava trasformando in qualche cosa di diverso, in una versione della storia che non conoscevamo. Era l’incertezza del futuro vissuta in diretta e da dentro.  L’incertezza, cioè una situazione sociale non definita come i cambiamenti nella loro fase centrale o acuta. All’inizio noi credevamo in Eltsin. Credevamo che si potesse cambiare qualche cosa e migliorare le condizioni del Paese per tutti, anche per i gruppi sociali che non vivevano gli stessi privilegi che conoscevamo noi. Invece, la confusione del mutamento ha portato con sé tratti di instabilità e di pericolo sociale, se vogliamo usare un eufemismo. E’ per questo motivo che abbiamo deciso di spostarci, di trasferirci in Italia. Il Paese ha aspettato ancora almeno un decennio prima di tornare ad un equilibrio generale tale da consentire una vita sociale nel tracciato di una maggiore sicurezza.” L’intervistata descrive il Paese di origine come luogo dalle grandi potenzialità ma anche di difficile gestione per la vastità territoriale, per le  diverse identità culturali, linguistiche e religiose che si intrecciano.

Parma, Italia.

“Mio marito ed io parlavamo francese tra di noi.”. Difficile crederle, oggi. Mentre suona nelle orecchie una lingua italiana fluente e all’occorrenza forbita.  Farida Mourzyeva sceglie le parole, non dimentica gli articoli, non scivola sui congiuntivi. Un italiano curato e preciso che confonde le idee sulla provenienza, se non fosse per gli occhi profondi e scuri e mobili. Sguardo vivace che lascia intuire una vita interiore, scrigno di immagini di una natura implacabile e forte e lontana, potente come il fiume Kama.

Il processo di integrazione a Parma, in Italia, non è stato immediato. Prima obiettivo: la lingua italiana mentre il francese declinava gradualmente in penombra. Poi le attività di socializzazione.

Inizialmente non è stato facile. E’ molto più diretta la socializzazione in Russia.”, ironizza. E prosegue, sorridendo, fra l’ironia e i ricordi di serate russe: “Siamo degli ubriaconi”. Ride e prosegue: “fare amicizia con le altre persone non è difficile per noi, nel mio Paese d’origine. Qui, forse per la lingua che inizialmente non conoscevo non è stato così facile fare amicizia con le persone. Non così immediato come Mosca mi aveva abituato.”

Le attività sportive hanno dato una mano. L’intervistata ricorda di un incontro con un gruppo di sciatori presso un negozio sportivo di Traversetolo. La figlia della coppia russo-italiana era già una bambina abbastanza grande. “Non posso portare sui campi da sci le mie ragazze, in questo periodo per motivi di lavoro. Potete prenderle con voi? Ha detto così mio marito a una famiglia di italiani incontrata al negozio. E noi ci siamo aggregate a questo gruppo con il quale abbiamo trascorso una bellissima vacanza.”

Le vacanze, il tempo di non lavoro, la iniziative culturali: sono stati questi i più forti motivi di socializzazione che hanno reso agile il processo di integrazione di Farida Mourzyeva. Il tentativo di traduzione della vita moscovita in una città emiliana.

Ma più di tutto, la scuola ha rappresentato un nuovo inizio: “La scuola di mia figlia ha significato per me la possibilità di conoscere persone, famiglie della città. E di avere una relazione alla pari. E sono emerse le affinità elettive. Ed è così che la vita in Italia, a Parma, ha cominciato a colorarsi di socialità. Alla quale io ero molto abituata.

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Dell’Italia, di Parma, che cosa non piace a Farida Mourzyeva? “Il freddo nelle case d’inverno. Nonostante il riscaldamento, le case italiane sono fredde. Fredde rispetto agli appartamenti russi. Noi usciamo da case molto calde al freddo di fuori e ci infiliamo nella metropolitana, dove fa caldo, e andiamo nei locali, nelle biblioteche, dove fa caldo.” E’ un ritornello noto e comune a diverse narrazioni di persone provenienti dall’est. Non elenca tutto ciò che le piace dell’Italia perché nella sintesi di una parola lo ha detto subito: privilegio. Il privilegio di un lavoro che l’ha portata in giro per il mondo; il privilegio di una vita libera che le ha permesso e le consente le andate e i ritorni da e per il suo grande Paese. E a proposito di viaggi ne cita diversi. Non dimentica i territori del suo Paese più lontani dall’immaginario, come la Kamčatka, penisola nell’estremo Oriente russo.

 

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Le Russie nei pensieri.

Di Mosca che cosa manca all’intervistata? “Le luci di Mosca.”, risponde. Sprofonda nel silenzio. Vive e racconta l’atterraggio di un aereo, le luci della cabina che si abbassano, il silenzio che cancella il brusio, gli sguardi che piegano verso gli oblò. Mentre di sotto una distesa ordinata di luci profila strade e piazze lasciando intuire la vita che scorre. Fino all’applauso dell’atterraggio: non è per il pilota ma per la notte illuminata di Mosca. E ancora: “Di Mosca mi mancano le strade: l’ampiezza, lo sconfinamento fino all’orizzonte. L’impatto con Parma, con l’Italia, è stato difficile anche per questo. Per le dimensioni delle strade, per lo spazio. Le strade di Mosca sono uno spazio di socialità, dove l’individuo si confonde con il collettivo.

Di Perm che cosa le manca? “Le amiche”, risponde incisiva.

A Mosca e a Perm, ritorna spesso? “Molto spesso. Lo scorso anno a Mosca ho noleggiato una macchina e ho raggiunto Perm da sola. E’ stato un viaggio bellissimo. Ho fatto alcune tappe, per riposare e per viaggiare in sicurezza. La strada è grande ed è bellissima. Ho schiacciato l’acceleratore oltre i limiti di velocità e ho preso anche qualche multa.” Farida Mourzyeva scivola nel ricordo del passato prossimo e gli occhi profondi delle Russie si increspano in un sorriso ironico volutamente non trattenuto. Della Russia le è rimasta la tensione alla mobilità territoriale. Della Russia non scompare la venata ironia, abbozzata sul crinale di un filo di voce.

Il mal di Russia è un contagio inevitabile per chi appoggia i piedi sulla sua terra. Ritornare è una necessità fisica.

Suggerimenti russi per i lettori italiani della Gazzetta dell’Emilia.

Ancora silenzio come prima reazione. Di nuovo un affondo nella biblioteca del pensiero. Poi gli occhi rivelano il pensiero prima delle parole: “Mosca non crede alle lacrime: Москва слезам не верит.  E un film del 1979. Il regista è Vladimir Men'šov. E’ la Mosca degli anni Sessanta, movimentata e densa di nuove possibilità. Una grande città nella quale si intrecciano le storie dei protagonisti.” Non è l’unico film consigliato:” Il bianco sole del deserto: Белое солнце пустыни:. un film del 1969 diretto da Vladimir Jakovlevič Motyl'”  Le immagini iniziali del film raccontano nella sintesi delle inquadrature la potenzialità  e la bellezza naturalistica della Russia, di alcuni territori del Paese sconfinato. Il racconto è uno dei romanzi di vita del Paese, nel saliscendi di forte impatto della sua Storia.

Quando il parlare fra sé e sé coincide con il parlare dei re, una biografia sconfina in un romanzo. Autrice e protagonista di una pagina del romanzo russo per la Gazzetta dell’Emilia: Farida Mourzyeva.

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(Link rubrica:  La Biblioteca del lavorolavoro migrante ”  e  Gente di Fabbrica https://gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=francesca%20dallatana&searchphrase=all&Itemid=374 

   https://www.gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=lavoro%20migrante&ordering=newest&searchphrase=exact&limit=30)

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