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I limiti delle attuali Scienze Umane In evidenza

Scritto da Prof. Marco Santoro

Di Marco Santoro, 14 dicembre 2025 - Nate male già nell'Ottocento, dopo che i ceti intellettuali europei erano stati già largamente secolarizzati dall'élite capitalista al Potere, le Scienze Umane si sviluppano all'interno della filosofia positivista, con la pretesa di applicare il metodo galileiano delle scienze naturali, ritenuto unica fonte di verità, allo studio dell'uomo.

Già il presupposto era discutibile e discusso: quello galileiano era il metodo della fisica, pertinente al suo oggetto, la materia.

Come tale Galilei e Newton, scienziati cristiani, lo avevano pensato e applicato. È ideologia, invece, non scienza, pensare che anche l'uomo sia solo materia, e dunque che tale metodo sia adeguato.

Il primo limite di tali scienze è dunque costitutivo e, con poche lodevoli voci dissenzienti, tipo R. Allers, definisce il generale paradigma (nel senso inteso da T. Kuhn) materialista, che ignora la dimensione spirituale della realtà, ove risiedono invece le cause ultime dei fenomeni individuali e collettivi, cause che risultano così ignorate e nascoste. Che esista una tale dimensione è dimostrato innanzitutto dalla Storia delle religioni. Storia, non mitologia, con tanto di documentazione, in particolare con l'ebraismo e il cristianesimo. Ci sono poi i fenomeni cosiddetti paranormali, quelli ad esempio di Gustavo Rol, oggi pure oggetto di studio. Insomma ormai abbiamo tante conoscenze che portano a ciò che è spirituale e soprannaturale, e pure la fisica quantistica ci sta arrivando. Vedi ad esempio le posizioni di Federico Faggin.

Ma le cose nelle Scienze Umane sono ulteriormente peggiorate in particolare negli ultimi 35 anni.

E veniamo al secondo limite, decisivo: il controllo ideologico sulle Scienze Umane ad opera dell'élite al Potere, nelle finte democrazie occidentali, sistemi ideologicamente totalitari (lo ha spiegato la Scuola di Francoforte), che attraverso la produzione e la divulgazione di contenuti molto più ideologici che scientifici, si serve delle Scienze Umane, nella loro versione quindi dominante, per il "controllo  sociale interno", ovvero della mentalità, della psicologia e della prassi delle masse.

L'ideologia divulgata è, attualmente, laicista, woke, multiculturalista, femminista, globalista,  ecc. Le Scienze Umane divulgate sono dunque un elemento di produzione,  legittimazione e diffusione dell'ideologia dominante, prodotta, per i suoi interessi e scopi, in una sola parola diabolici, dalla classe/élite dominante capitalista. L'élite controlla il sistema mediatico, le grandi case editrici (le uniche che abbiano divulgazione di massa), le riviste scientifiche, la manualistica scolastica ed universitaria,  la pubblicistica di ogni genere, ecc.

La cultura, l'informazione e la scienza alternativa, fatta da intellettuali e ricercatori realmente indipendenti, hanno potenzialità e diffusione marginali, sono prodotte quindi da soggetti marginali, non graditi e non prezzolati dall'élite al Potere. Così si escludono e si emarginano i talenti migliori.

Le risorse umane di cui si serve invece l'élite per la produzione e la divulgazione delle "sue" pseudo-Scienze, sono umanamente, ideologicamente e spiritualmente più scadenti, sono moralmente corrotte e conformiste.

L'élite esercita infatti uno stretto controllo anche sul reclutamento universitario e dei centri di ricerca: ormai si diventa ricercatori/professori solo se si è conformi all'ideologia dominante, oltre che favoriti/raccomandati di questa o quella "cordata" locale del Potere.

A chi, di formazione spiritualista, conosce davvero L'Uomo e la Società,  è noto e palese pure che la stessa conformità ideologica degli attuali produttori e divulgatori delle Scienze Umane dominanti non è casuale, ma è il risultato della loro, privata e pubblica, prassi laicista e diciamo pure peccaminosa, cosa che consente di attecchire e prosperare alle forme ideologiche laiciste: come  ha scritto ad esempio San Tommaso d'Aquino, la lussuria acceca la ragione; e così pure le altre passioni, lo avevano spiegato già i filosofi greci, i mistici delle varie religioni e i Santi a cui Dio ha parlato nell'ebraismo e nel cristianesimo.

Prassi e ideologia, spacciata poi per Scienza, definiscono un circolo - letteralmente - vizioso (nel senso dei sette vizi capitali), con deviazione delle teorie verso il falso-plausibile, verso l'apparentemente ragionevole.

La ragione, lo ha spiegato pure Giovanni Paolo II, già docente universitario di Filosofia, ha un'autonomia relativa dalla psicologia umana. La Scuola di Francoforte ha evidenziato il carattere strumentale della Ragione occidentale "illuminista".

Freud, oltre a sottolineare il dominante carattere passionale della psicologia umana, ha scritto: "È proprio della natura umana ritenere non vero ciò che non piace". E l'Es, insieme di istinti libidici e violenti, spiegava Freud, obbedisce al "principio del piacere". Questo significa che le persone dominate dalle passioni pensano ciò che a loro piace pensare, non ciò che è realistico. E hanno pure bisogno, per evitare sensi di colpa e dissonanza cognitiva, di pensare ciò che legittima l'esercizio della passionalità.

Ma qualcuno si potrebbe chiedere:

non esistono dati oggettivi a sostegno di ipotesi liberamente formulate, non è questo in nuce e per tutti il metodo scientifico?

No.

Quanto pesino i pregiudizi nella ricerca e quanto i dati siano costruiti dalle teorie che li utilizzano (sono "carichi di teoria" ha scritto Feyerabend), è noto da tempo alla ricerca epistemologica della Filosofia della Scienza, dai Convenzionalisti a oggi, passando per Popper, Kuhn, Watzlavick, il già citato Feyerabend, e altri.

La Sociologia della Scienza poi, ad esempio con D. Bloor, ha evidenziato il controllo sociale, ad opera dell'élite al Potere, su essa, che diventa così strumento di manipolazione delle masse, compresi i laureati e gli insegnanti, che accedono generalmente solo alla media cultura dominante, e non ai livelli critici della ricerca. Ma la manipolazione è di quella parte manipolabile, perché già schiava e amante delle sue passioni.

Umane, troppo umane.

(immagine realizzata con AI)

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(*) Autore

Marco Santoro

2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell'Aquila 2002.

Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino

Docente di Filosofia e Storia nei Licei

Professore a contratto all'Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche.

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