L’incontro intitolato, le carceri: specchio della nostra civiltà o delle nostre paure? prendeva spunto dal versetto 25 di Matteo che per l’appunto dice: "Signore, quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. Dinanzi a un bel gruppo di persone riunite nel salone dell’oratorio la Valenti ha raccontato in breve tutta la sua esperienza maturata in tre anni da quando ha ricevuto l’importante incarico di garante; il suo intervento è stato preceduto dalle parole del parroco don Luciano Genovesi che ha fatto presente che tale iniziativa era inserita a pieno titolo tra le attività parrocchiali.
A fargli eco Luigi Delendati, anima della parrocchia di San Lazzaro il quale ha detto che si parla di carceri solo quando ci sono rivolte o suicidi e ha sottolineato il fatto che la pena non può essere lesiva della dignità umana ma deve tendere principalmente alla riabilitazione.
La Valenti ha ricordato che negli anni è cambiata l’idea iniziale che aveva del carcere e ha fatto un breve excursus dei provvedimenti presi dagli anni 90 ai giorni nostri. Ci sono stati due indulti da parte di due governi di colori diversi ed ora siamo ritornati ad avere un sovraffollamento pari al 136%.
Non a caso Papa Francesco ha iniziato il giubileo aprendo una porta santa proprio nel carcere di Rebibbia e, seppure siano tante le forze politiche e culturali che chiedono l’indulto, ancora non si è raggiunto un accordo. Tante le cose dette e raccontate dalla chiarissima professoressa di Diritto Costituzionale come il fatto che l’Ufficio del Garante Nazionale è stato istituito nel 2013 e da allora sono stati nominati oltre 100 garanti cittadini e molti garanti regionali. A suo dire il privilegio di un garante è quello di potere entrare in carcere ogni volta che si vuole, senza avvertire per fare colloqui, visionare lo stato delle cose e raccogliere reclami.
Triste e amara la pagina dei suicidi che solo nel 2024 ha visto oltre 70 detenuti togliersi la vita nonché sei agenti della Polizia Penitenziaria. Pertanto, l’impegno diventa una sfida a portare quanto prima un po’ di conforto a chi vive il mondo carcerario. Nell'ultimo anno sono aumentati anche i bambini che in carcere sono con le mamme, nonché i disagi per molti detenuti che sono affetti da malattie fisiche e psicologiche. C'è anche una forte carenza di educatori, solo 1000 in tutta Italia, ma anche di agenti, solo 18.000 addetti alla sicurezza e al controllo. C'è qualcosa che non va, che non funziona nell’idea di carcere che la società civile ed il mondo politico ha. Le risorse destinate alle esigenze dei penitenziari sono sempre meno e nessun candidato, in occasione delle elezioni, affronta l’argomento perché fortemente impopolare e divisivo. La Valenti ha proseguito parlando in modo specifico del carcere di via Burla, delle sue sezioni dal 41 Bis alla Media Sicurezza passando per l’Alta Sicurezza 3. Per chi non lo sapesse il carcere di Parma avendo un Sistema di Assistenza Sanitaria (SAI) riceve molti detenuti che hanno bisogno di cure, ma i posti di questa speciale sezione sono solo 16. La Valenti ha parlato di situazioni gravi, disumane difficili da gestire anche a causa del sovraffollamento. Se da un lato la popolazione carceraria invecchia è pur vero che sono anche tanti i giovani che commettendo reati attraversano la soglia delle carceri italiane. La Valenti ha ricordato i tre suicidi che ci sono stati nel 2024 presso il nostro carcere cittadino, tre sconfitte nella sfida continua all’umanizzazione del nostro istituto penitenziario. A suo dire occorre uno sguardo collettivo diverso su tale questione perché ci sono troppi pregiudizi e troppi stereotipi che bloccano una soluzione seria e rispettosa dei vari problemi. A dire della garante ora, non solo i volontari, ma anche i Magistrati di Sorveglianza e i Sindacati della Polizia Penitenziaria chiedono che ci sia una misura deflattiva della pena, che sia un indulto o altro, l’importante è migliorare le condizioni di vita dei detenuti italiani.
Al termine dell’intervento della Valenti ci sono state le parole di don Augusto Fontana, prete operaio, da sempre vicino ai detenuti, il quale ha scosso le coscienze di tutti i presenti sul problema della prevenzione del crimine, perché sono sempre più i giovani che commettono reati in questa società che sembra essere distratta e indifferente. Anche la volontaria Anna Vergano ha raccontato una pillola della sua esperienza dicendo che ha imparato da un detenuto a respirare l’umanità dentro l’infinito. Al termine c’è stato un appello affinché tra i presenti qualcuno desse la propria disponibilità nella gestione di un appartamento che l’Associazione Per Ricominciare mette a disposizione dei detenuti in semi libertà o permesso premio che vogliono incontrare i loro famigliari.
La speranza è che le carceri diventino uno specchio positivo della nostra civiltà e non della indifferenza che continua a regnare.












































































