Questo perché la questione è stata riaperta processualmente su istanza del suo difensore dato che sarebbero emerse delle incongruenze processuali e nuove prove che scagionerebbero lo Stasi stesso ma a fine pena.
Il dibattito, come sempre, è assai feroce laddove tutti si sono elevati a specialisti sia di diritto penale che di diritto processuale penale e sentenziando che Stasi è stato condannato senza prove, che è antipatico, che ha la faccia del serial killer e chi più ne ha più ne metta e contestualmente altri stanno condannando anticipatamente Sempio senza che nessuno abbia letto le carte processuali a motivo del quale ogni previsione non ha ragione di esistere.
Ma all’utente dei social poco importa perché è fatto notorio che i compatrioti sono specialisti di ogni materia che va dal tennis quando gioca Sinner o quando l’Italia affronta il torneo del sei Nazioni di rugby.
Ora, se Umberto Eco diceva che i social - in buona sostanza - permettono a legioni di imbecilli di discettare su ogni cosa quando nei tempi passati sarebbero stati azzittiti con un ceffone educativo al bancone del bar, dall’altra emerge prepotentemente la inguaribile voglia di celebrità di chiunque che consiste nel dire la scempiaggine più grande e assurgendo tutti a esperti di diritto quando in realtà latitano sul punto anche alcuni avvocati che si spacciano per penalisti esperti.
Andy Warhol affermava che cinque minuti di celebrità non si negavano a nessuno e tale mantra è stato recepito maldestramente da tante persone che si sono riciclate in influencer da quattro soldi ad imitazione della Ferragni che ha aperto la strada.
E a ciò si aggiunga che parte degli Italiani hanno perso il parametro del duro lavoro per guadagnarsi la pagnotta e si sono improvvisati comunicatori sul come fare una carbonara con un tutorial.
Ciò significa che siamo sulla via del non ritorno e piombando in un analfabetismo di ritorno perché dire somaraggine pare brutto.
Un po’ della materia ne mastico e posso assicurarvi che il sistema Giustizia è delicato laddove influiscono tanti fattori anche endo processuali come la pressione mediatica su un certo argomento.
Non per nulla sta andando avanti sull’onda emotiva di fatti terribili il “femminicidio” che prevede l’ergastolo verso chi uccide una donna (femmina è un termine per me sessista) che ha alti profili di incostituzionalità e che lascia presagire che se invece si ammazzasse un appartenente alla comunità LGBTia+ l’ergastolo non è così scontato (ma dove ma quando?).
In pratica una operazione di marketing del governo laddove in base al codice penale all’ergastolo ci si arrivava comunque in base alle aggravanti del codice penale stesso.
Questo per far intendere che le leggi sono tarate su aspetti della comunicazione del popolo verso lo Stato e chiedendo risposte che il più delle volte sono inadeguate o incomplete se non addirittura incostituzionali.
Garanti, se non addirittura guardiani delle libertà costituzionali sono gli avvocati, ma se anche loro si comportano in maniera non consona al decoro della professione per avere visibilità e quindi più clientela comportandosi come se fossero influencer del diritto, allora si può supporre da un lato che non si ha più il senso etico di tale meravigliosa professione e, dall’altra, che la persona assistita diventa un veicolo per la propria promozione di un immagine che falsa la professione stessa con un ‘azione di marketing che rasenta la burinaggine.
Avere il difensore di Sempio in Garlasco che posta su fb guerra dura senza paura, poi cuoricini e frasi in inglese sull’amore sconfinato verso il codice di procedura penale, se da un lato nell’utente meno avveduto – o più grezzo vedete voi - può suscitare ammirazione di avere a che fare con un legale con gli attributi, chi mastica la materia sa al meglio che sono frasi ad effetto boomerang e che fanno denotare che forse non abbia altro da dire o che non sappia gestire la questione.
I grandi maestri penalisti del passato come Delitala, Marazzita, Ghedini, Dean, Grosso e l’attuale Coppi - solo per citarne alcuni -, non hanno mai fatto proclami che sfioravano il folclore o il ridicolo giuridico e professionale dato che non si sono mai dimenticati che anche l’imputato o l’indagato ha dietro storie di sofferenza e di disagio a prescindere dalla colpevolezza o meno.
Questo comporta, per seguire il mantra di Warhol, che ci si approfitti di una situazione non chiara per veicolare le persone verso sé stesse a livello professionale ma facendo scadere la professione stessa e su cui la stragrande maggioranza degli avvocati sono rimasti inorriditi.
Tra l’altro si dimentica, il più delle volte, che un conto appartenere allo star system televisivo con apparizione a volte al limite del buon gusto, un conto ritornare il giorno dopo in aula di udienza e essere accolto con sorrisini sarcastici da parte di Magistrati che rimettono le cose a posto dal punto di vista comportamentale e educativo.
E accade perché’ adesso non si ha più esigenza di Giustizia ma solo di apparire per avere i famosi cinque minuti di gloria per poi essere rispedito al mittente dal Magistrato accorto per tutelare la sacralità della Giustizia e contestualmente il decoro della professione di avvocato anche per salvaguardare quelli meno pirotecnici che sono la stragrande maggioranza ma - appunto- silente.











































































