Nella speranza che possano essere scagionate le due docenti della scuola primaria "Vittorino da Feltre", inquisite e sottoposte a processo relativamente a fatti che riguardano le modalità di esercizio della loro Autorità di Pubblici Ufficiali, riteniamo grave che alcune fonti istituzionali abbiano, a suo tempo, fornito ai cronisti le generalità delle due malcapitate, senza considerare che potrebbero anche essere innocenti (anzi lo sono fino a prova contraria) e quindi ulteriormente danneggiate dalla divulgazione del loro nome, per il solo giudizio di primo grado, sarà necessaria l'audizione di un centinaio di persone per accertare se la loro condotta è stata viziata da qualche illiceità. Un dato numerico che rende tutt'altro che granitiche le ipotesi accusatorie formulate.

L'inchiesta, per quanto è dato sapere, pare sia stata svolta senza che si sia ritenuto necessario il bisogno di avvalersi dell'ausilio o della consulenza di un qualche soggetto in possesso di una qualsivoglia abilitazione all'insegnamento nella Scuola Statale, sono stati invece ritenuti fondamentali i contributi, in funzione accusatoria, di rispettabilissimi professionisti che esercitano attività diverse dalla funzione docente. Quanto sopra sta avvenendo con il colpevole silenzio di tutti i responsabili dell'Amministrazione Scolastica del nostro territorio, i quali, forti della mitezza che contraddistingue gli insegnanti, lasciano sempre il corpo docente indifeso, dimenticandosi che il datore di lavoro deve anche garantire i dipendenti dal patimento di eventuali danni.

Gli attuali gestori dell'Ufficio Scolastico Regionale del Ministero dell'Istruzione non ci risultano particolarmente sensibili a questa necessità. Una forma mentis che talvolta si tramuta anche in una punizione preventiva inflitta prima del triplice grado di giudizio, prima o poi qualcuno dovrà rispondere di ciò. Per noi questo è un problema anche politico e per questo invochiamo che in quel di Bologna vi sia un ricambio urgente. In questo caso piacentino abbiamo notato un ulteriore elemento poco confortante offerto dalla giurisprudenza ad un corpo docente già afflitto da scarse tutele: uno scolaro presunto testimone di condotte contra legem, seppur non annoverato tra le parti offese, viene considerato comunque potenziale danneggiato, tanto da ammetterne la costituzione parte civile nel processo. Intanto, visti i continui procedimenti penali di cui sono purtroppo ricche le cronache, nessuno continua a chiarire quali strumenti debbano avere gli insegnanti a loro disposizione per garantire regolari lezioni.

Non vogliamo entrare nel merito del caso della "Vittorino da Feltre", in quanto non conosciamo gli atti, ma approfittiamo di quest'occasione per chiedere che il legislatore statuisca cosa bisogna fare di fronte a comportamenti non conformi di soggetti spesso infraquattrodicenni, che in violazione delle norme consuetudinarie (in quanto tali anch'esse fonte del diritto), contenute nel Galateo compromettendo il diritto degli altri discenti di seguire le lezioni. Il Pubblico Ufficiale ivi presente quando richiama e redarguisce un soggetto indisciplinato commette un reato? Vessa psicologicamente?

Quando il Pubblico Ufficiale contiene fisicamente soggetti vivaci, che possono creare situazioni di pericolo per la loro e l'altrui incolumità, esercita una legittima funzione autoritativa o commette un abuso? L'insegnante che non viene messo in condizione di poter tenere una lezione a causa di certi comportamenti è legittimato a sospendere la stessa senza che sia passibile di provvedimenti? Sottoponiamo a tutti il seguente quesito: perchè fino ad una ventina d'anni fa gli insegnanti severi erano rispettati ed oggi vengono arrestati?

Salvatore Pizzo
Coordinatore Gilda degli Insegnanti Parma e Piacenza

 

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Dalla collaborazione di Quadrilegio2020 con l’artista Elisa Cantarelli nasce un grande progetto che ha coinvolto le scuole di Parma in un’operazione didattico-artistica di riciclo, riutilizzo e reinterpretazione della plastica trasformandola in opere d’arte.

Tra le proposte di Quadrilegio, uno tra i progetti risultato idoneo alla call di Parma2020, che ogni anno collabora con numerosi artisti contemporanei riuscendo ad organizzare mostre ed eventi culturali di alto livello, spicca We are plastic, un progetto dedicato alle scuole con l’intenzione di riflettere sulla sostenibilità ambientale.

La volontà di collaborare con le scuole era già stata annunciata durante la conferenza stampa dell’edizione di Quadrilegio 2019, durante la quale si era parlato dell’appoggio di un artista per la realizzazione di un progetto da concludersi nel mese di Marzo 2020 che vedesse coinvolti gli studenti dell’IC Parmacentro. All’interno di questa ottica è nata la collaborazione con l’artista Elisa Cantarelli, salsese di origini ma residente a Londra da una decina di anni, che durante la scorsa estate ha presentato il proprio progetto per Quadrilegio2020 prevedendo un consistente aiuto per la realizzazione da parte dei 1300 studenti dell’IC Parmacentro, la cui sede in Piazzale Santafiora è compresa nel quartiere.

We are plastic, consiste nel dipingere migliaia di bottiglie di plastica (circa 6000, rigorosamente riciclate e raccolte dagli studenti) che verranno poi utilizzate dall’artista per realizzare le sagome dei monumenti più importanti e conosciuti della città che verranno allestite in Piazzale Santafiora, davanti all’ingresso della Scuola Primaria Parmacentro, una delle sedi dell’Istituto Comprensivo.
L’idea è stata accolta con grande entusiasmo dal dirigente del plesso Pier Paolo Eramo e dal corpo insegnanti delle 5 scuole dell’Istituto, coordinato dalla prof. Michela Biavardi, che per 7 mesi hanno messo a disposizione la loro professionalità e il loro tempo per permettere ai ragazzi di essere protagonisti di un progetto di rilievo all’interno dell’offerta culturale e artistica di Parma2020.

Dopo la prima fase di raccolta delle bottiglie, il mese scorso sono iniziati i lavori di pittura all’interno delle classi. Ad ogni studente è stato chiesto di pitturare di colore bianco alcune bottiglie e, una volta asciugate di puntinarle con una vernice a gel anch’essa di colore bianco.

Al fine di presentare al meglio il progetto e coinvolgere studenti ed insegnanti, ad Ottobre Quadrilegio ha organizzato una serie di incontri con le classi delle diverse scuole dell’Istituto in cui la Cantarelli ha raccontato la sua formazione scolastica ed artistica e ha mostrato loro alcune delle sue opere più conosciute, facendo notare come la tecnica del “puntinare” (o dotting) rappresenti la sua cifra stilistica. Gli incontri hanno avuto un esito molto positivo, riuscendo ad appassionare tutte le classi al progetto.

Dopo il suo ritorno a Londra, l’artista ha preparato un tutorial in cui spiega il procedimento ottimale per ottenere una pittura omogenea su tutta la bottiglia dosando le vernici ed utilizzando i pennelli nel modo migliore: questo tutorial è stato molto utile sia per le insegnanti che per i ragazzi stessi ed ha rappresentato per Elisa un modo per essere presente durante le fasi di lavoro nonostante la sua lontananza fisica.
Un grande contributo è stato dato anche dalle due classi del Liceo Artistico Toschi che hanno svolto le ore di alternanza scuola-lavoro assistendo gli studenti della Primaria Parmacentro e Adorni durante le fasi di pittura e che affiancheranno l’artista durante la fase di assemblaggio.

Per tutto il mese di febbraio i lavori di pittura proseguiranno; si presume che entro marzo si riusciranno a preparare tutte le bottiglie che verranno poi assemblate dall’artista, in arrivo in Italia all’inizio di marzo.
Questo grande lavoro collettivo verrà inaugurato alla presenza del pubblico e dei genitori il 27 marzo; per l’occasione sono previsti momenti di spettacolo e di festa a cura di Quadrilegio e di alcune delle classi dell’Istituto Parmacentro.


(Foto Francesca Bocchia)

 

Da Gilda degli insegnanti: Si indaghi sulle vere responsabilità.

E’ grave che una docente di una scuola piacentina sia stata messa in condizione di dover lavare un bambino mentre era a scuola, distogliendola dalle lezioni, e che lo scolaro sia rimasto infortunato in quanto soccorso da una persona non addetta a tale mansione.

Visto che è stato richiesto l’intervento dell’Autorità Giudiziaria, la Gilda degli insegnanti di Piacenza e Parma tiene a precisare un elemento che a volte sfugge: i docenti di sostegno sono insegnanti come gli altri, fanno lezione insieme agli colleghi delle materie curriculari in quelle classi in cui sono inseriti alunni portatori di handicap, non sono addetti alla cura della persona ed all’assistenza di base degli alunni. Quando lo fanno è perché hanno buon cuore e colmano lacune di altri.

Il compito di assistere gli alunni disabili spetta per legge ai collaboratori scolastici (gli ex bidelli), il legislatore lo ha chiarito anche recentemente con il Decreto Legislativo n.66 del 2017 (Norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità). Il Dirigente Scolastico deve dare le disposizioni dovute al personale addetto. Spieghi l’Amministrazione Scolastica che cosa ha fatto per assicurare una corretta assistenza all’alunno infortunato, si chieda scusa non solo alla famiglia dell’alunno ma anche alla docente.

Qualora gli organici della Scuola Statale fossero insufficienti, la Legge-quadro 104/92 per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone portatrici di handicap prevede che le scuole stipulino degli appositi accordi di programma, chissà se nel caso in questione ciò è avvenuto.

Inoltre giova ricordare una recente sentenza della Cassazione (22786/16 ) ha sentenziato che i collaboratori scolastici che rifiutassero di assistere un alunno disabile commettono il reato di “rifiuto d’atti d’ufficio”. Non accusiamo nessuno ma nel caso Piacentino bisogna capire come sono stati organizzati gli operatori interessati, quali turni e quali disposizioni abbiano ricevuto e soprattutto se l’Ufficio Scolastico Regionale ha fornito l’organico necessario.

Salvatore Pizzo (in foto), coordinatore della Gilda degli Insegnanti di Piacenza e Parma: “Visto che qualsiasi accadimento riguardi la scuola viene ascritto sempre e comunque ai docenti, sarebbe ora che le verifiche iniziassero a riguardare anche altri”.

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Se vuoi cambiare la tua abitazione ma devi vendere la tua, ti consigliamo di leggere questo libro.

Di Redazione 17 febbraio 2020 - Oggi chi prova a vendere casa per ricomprarne un ‘altra, sia da solo che con l’aiuto di un’agenzia, rischia di rimanere impantanato in una situazione di stallo e assoluta immobilità. Nessuno sa da dove partire. E’ meglio prima vendere o prima comprare? Se vendi senza aver comprato, rischi di non trovare la casa che ti piace e doverti accontentare, se invece compri senza aver venduto, rischi di non vendere casa tua in tempo e perdere la caparra oppure sarai costretto a svendere.

Grazie a questo libro capirai come fare ad uscire da questo stallo.
Infatti “Vendere per Ricomprare”, è il primo metodo testato che ti permette di cambiare casa in assoluta tranquillità, senza fare le cose “a braccio”, senza rischiare caparre, ed anche se non ti vuoi affidare alle agenzie immobiliari.
Molte agenzie immobiliari infatti non sono attrezzate per gestire un’ operazione complessa come vendere per ricomprare, lasciando spesso i clienti in balia degli eventi.

Molte pensano a venderti casa e poi sono fatti tuoi per cercare quella nuova, altre pensano a piazzarti la casa che hanno in portafoglio e a fartela comprare e poi sono fatti tuoi quando dovrai vendere la tua.
Lasciandoti solo, nell’incertezza e nel dubbio.

Tutto questo non accade grazie al libro che è stato appena pubblicato dalla casa editrice CARLOS dell’autore Mariano Meli.

Proprio per aiutare queste famiglie, Mariano Meli ha deciso di scrivere il libro VENDERE PER RICOMPRARE – Il primo metodo testato per vendere la propria abitazione e ricomprarne un’altra contemporaneamente, senza stress e senza rischiare di rimanere sotto un ponte e perdere dei soldi.
In questo libro l’autore ha condensato 10 anni di esperienza in campo immobiliare, anche con gli errori che ha commesso lui personalmente e che ti farà evitare.

Il libro è acquistabile in tutte le librerie Feltrinelli o Mondadori, oppure direttamente nel suo ufficio in Strada Montanara numero 4 a Parma.
(N.C.)

Fidenza 14 febbraio 2020 - Nella giornata di oggi è stato formalizzato un esposto indirizzato al Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell'Ausl, sede di Fidenza, affinché i tecnici compiano un'ispezione nella sede fidentina dell'Istituto Magnaghi- Solari sita in Via Croce Rossa.

'iniziativa della Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza, si è resa necessaria dopo le recenti notizie relative al cedimento di un lucernario all'interno dell'edificio scolastico, l'atto firmato dal coordinatore Salvatore Pizzo è stato indirizzato anche al Sindaco di Fidenza, al Presidente della Provincia di Parma ed agli assessori alla pubblica istruzione dei due enti, oltre che al Dirigente Scolastico ed al Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione dell'Istituto.

Ciascuno dei destinatari è stato sollecitato ad intervenire per quanto di propria competenza. La Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza, a tal proposito commenta: "Se ci sono situazioni di pericolo per i docenti, gli studenti e gli operatori del Solari pretendiamo che vengano eliminate e che vengano sanzionati i responsabili".

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Le strade che spesso si presentano nella vita, ci riportano a percorsi differenti rispetto alla formazione avuta o alle iniziali aspettative. Ancor più nella carriera in cui, l’indole e la vocazione sono fattori primari per l’avvio di una professione ma, il caso, spesso, ci guida e la fa da padrone. Come una laurea in giurisprudenza che, partendo da un impensabile autodromo, ci proietta poi in prestigiosi studi televisivi al fianco di noti personaggi del panorama artistico, politico e giornalistico nazionale.

Ed è una storia dai tratti bizzarri e dai risvolti realistici che l’acuto Luca Sommi, ospite del secondo incontro di questo Febbraio Italiano - ideato da Intesa San Martino sull’onda di Parma 2020 – racconta tra aneddoti curiosi quanto proficui: la sua esperienza in questa affascinante professione di giornalista. Dicono che per definizione il caso non esista e, se ciò fosse vero, forse frutto di un chiaro destino già scritto, ci si ritrova a dover intervistare il più irriverente critico nazionale – dal nome Vittorio Sgarbi – la cui comune passione per le arti e la letteratura, non passa inosservata e diviene spunto per una interessante amicizia e una proficua collaborazione lavorativa. Partendo dai dialoghi sul Mazzola – in arte Parmigianino – passeggiando tra le eleganti strade del ducato parmense, ne venne fuori un programma in tre puntate che l’emittente locale TvParma si volle accaparrare per trasmetterlo in esclusiva.

L’ascesa era dunque vicina, la carriera autoriale bussava alle porte e, sulla spinta del Baudelaire – la cui rivista da Sommi ideata “I Fiori del Male” è ispirata – giunsero i soggiorni romani ad accrescere la professione nel campo autoriale. Santoro, Daverio, Gomez sono solo alcune delle grandi firme giornalistiche che lo hanno affiancato e formato in questa carriera se pur già ricca, desiderosa di sempre maggiori successi.

Ed è questo che il Febbraio Italiano si prefigge, dinanzi agli studenti del Corso di giornalismo dell’Università di Parma, raccontando le storie più belle affinché possano fungere da ispirazione per le giovani generazioni, coinvolgendo chi, dal territorio, è partito arrivando a grandi livelli. Ciò inoltre coinvolgendo anche la collettività che, spesso, sull’onda della ricerca della notizia, diviene attore involontario all’interno dell’inchiesta giornalistica che ne deriva.

All’interno dell’ottima cornice della Biblioteca Sociale Roberta Venturini di Via Venezia, la kermesse prosegue lungo tutto il mese di febbraio e si appresta ad accogliere lunedì 17.02 alle ore 18.30 il direttore Michele Brambilla, oggi in pectore al quotidiano Il Resto del Carlino e il consorzio QN, ma con una importante parentesi quadriennale alla direzione della Gazzetta di Parma.
Andrea Coppola

 

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"Il design è funzionale accessibile ma anche artistico". L'eclettico artista parmigiano "Lufer" si confida a Francesca Bocchia. Presto uscirà un documentario sulla sua vita artistica.

Foto di Francesca Bocchia Parma 12 febbraio 2020 - Luca Ferraglia in arte "LUFER", incontra Francesca Bocchia nel suo studio. Uno spazio, il "BANG", che condivide con il pittore Arturo Sereni.

"Diciamo che lavoro con i materiali - inizia a raccontare LUFER , di scarto più o meno da trent'anni. Ho iniziato verso la fine del 1989 , producendo inizialmente quadri all'interno di quali inserivo scarti, poi sono passato alle sculture, pur proseguendo con i quadri e infine sono arrivate delle lampade, tavoli e un po' di design, quasi tutto con materiali di scarto. Certamente all'inizio non ero così sicuro di capire tutti i materiali e tutto il lavoro che ne è scaturito in seguito. Ho iniziato a fare dei fiori di metallo giganti, alti 2 metri, e pensavo che lì finisse. Poi ho cominciato a capire i materiali, era la materia prima che stimolava la mia fantasia e immaginazione. Le mie visioni hanno iniziato a plasmare questi materiali e sono venute fuori delle cose, che a me piacciono molto, e fortunatamente stanno riscontrando successo. Oggi il riciclo va di moda ma quando avevo iniziato eravamo in pochissimi. A Parma eravamo in due, io e Roberto Mora, dopo qualche anno anche suo fratello Alessandro ha iniziato. I progetti nuovi sono sempre gli oggetti che realizzo; c'è sempre della sperimentazione in ogni oggetto che realizzo. Però il progetto più grosso che stiamo realizzando è un documentario, girato con l'agenzia Videokiss, che racconta la storia dall'inizio, sin da quando scrivevo i testi per il gruppo di musica demenziale "I Goffi", dove facevo i testi. Un periodo nel quale ci siamo divertiti molto e penso abbiamo anche fatto divertire molto.In quel periodo avevamo avuto occasione di fare l'apertura del concerto di Freak Antoni e di Elio e le storie tese."

Il BANG è visitabile e aperto a tutti. E' sufficiente telefonare a "Lufer" o a Arturo Sereni per prendere appuntamento in quanto i due artisti non sono sempre presenti nel laboratorio. In "bottega"si potrà osservare e volendo di accaparrarsi qualcuna delle opere esposte.

"Tenete d'occhio i social per intercettare l'uscita del documentario" conclude Lufer indicando l'indirizzo facebook dell'artista del riciclo: https://www.facebook.com/Lufer-recyclingdesigner-607422309394440/

 

CHI E' "Lufer" -
Nato a Langhirano nel 1962, vive e lavora a Parma.
Dagli anni ’90 LUfER si inoltra nella pittura e scultura, sperimenta tecniche e linguaggi espressivi diversi
realizzando le sue prime sculture e pezzi di arredo.
Crea sculture, quadri, lampade, sedute, appendiabiti e tavolini con scarti industriali, Il suo “slogan”
diventa “il riciclante ricicla in un istante”, e rappresenta la sintesi del suo “modus operandi”.
Il design è funzionale accessibile ma anche artistico.

 

Attesissimo perché è senza ombra di dubbio uno dei grandi titoli in scena nel 2020. Attesissimo perché viene portata sul palco una storia che è divenuta leggendaria sul grande e piccolo schermo. Attesissimo perché la produzione di Show Bees (in collaborazione con Colin Ingram e Hello Entertainment) è garanzia di qualità. È arrivato il momento di "Ghost il musical", al Teatro degli Arcimboldi di Milano fino all’ 1 marzo dopo le tappe bolognesi (Teatro EuropAudorium il 25 e 26 gennaio) e romane (al Teatro Sistina dal 28 gennaio al 9 febbraio). Lo spettacolo, orchestrato dal regista Federico Bellone, tornerà nella nostra regione a marzo, precisamente il 24 e il 25, al Teatro Regio di Parma.

LA STORIA -

Impossibile non conoscere la trama di “Ghost”: Le vite di Sam, bancario di New York, e Molly, giovane artista, vengono sconvolte dall’omicidio del ragazzo. Sam si ritrova ben presto fantasma e per manifestarsi a Molly si serve della truffaldina medium Oda Mae. I due cercano di convincere Molly dell’esistenza di una vita ultra terrena e insieme riescono a smascherare il mandante dell’omicidio di Sam: l’avido Carl. Con la pellicola cinematografica del 1990, Patrick Swayze e Demi Moore fecero commuovere milioni di persone e sbancarono i botteghini di tutto il mondo. Nella versione teatrale, Sam sarà Mirko Ranù, 32 anni di Roma, Molly avrà il volto di Giulia Sol, bergamasca di 23 anni; Gloria Enchill, ventisettenne piacentina di genitori ghanesi, sarà Oda Mae. A loro il compito di ricreare la magia di Ghost.

LE PAROLE DEL REGISTA -

"È una storia più attuale che mai. Con questo romantico thriller vorremmo che lo spettatore potesse stringere la mano della persona a cui tiene, per non perdere l'occasione di dirle ti amo. Perché i treni della vita passano una sola volta e non si può tornare indietro", ha spiegato Federico Bellone. Con lui anche Paolo Carta, illusionista esperto che non usa la tecnologia per sorprendere lo spettatore: “In un musical come Ghost è facile immaginare come alcuni effetti possano fare la differenza. Vedere il protagonista passare attraverso la porta come un fantasma, l'anima di un defunto entrare improvvisamente nel corpo della medium, oggetti che si muovono inspiegabilmente… Tutto questo fa sì che il pubblico dimentichi di essere in presenza di una finzione scenica”.

COLONNA SONORA -

La colonna sonora pop-rock, arrangiata da due big della musica internazionale, Dave Stewart, ex componente degli Eurythmics, e Glen Ballard, tra gli autori della musicista canadese Alanis Morissette, fa da sfondo a un racconto senza tempo. Un musical sensoriale e fantasy dove ogni accadimento nasconde un mistero apparentemente inspiegabile. Il pubblico, ovviamente, non rimane indifferente nell’ascoltare brani resi epici dal film. Tra tutti, Unchained Melody, canzone resa immortale e legata indissolubilmente alla “scena del vaso di terracotta”. Ma anche il resto delle musiche portate in scena è in grado di regalare emozioni, arricchendo una produzione che vale assolutamente la pena vivere a teatro.

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GHOST IL MUSICAL - Mirko Ranù e Giulia Sol ph. Attilio Marasco

 

Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione della IX Giornata Mondiale della Radio (World Radio Day), 13 febbraio, istituita su iniziativa dell’UNESCO dall’Assemblea generale dell’ONU con la risoluzione 67/124 del 18 dicembre 2012, intende promuovere negli istituti l’importanza e l’attualità della radio come mezzo di comunicazione. La data della ricorrenza coincide con l’istituzione della Radio delle Nazioni Unite, avvenuta nel 1946, con il seguente messaggio inaugurale: “Qui, sono le Nazioni Unite che parlano ai popoli di tutto il mondo".

La scuola è la dimensione privilegiata in cui tutte le componenti della comunità educativa hanno possibilità di confrontarsi e sviluppare idee, tematiche, suggerimenti e interessi; per dare un respiro “formativo” più ampio di lunga durata, ci si propone di organizzare un quadro organico delle suddette attività, orientandole in funzione di un’acquisizione di saperi e principi di valore universale.
La convivenza sociale pacifica attualmente è contrastata da una serie spinte fortemente disgregatrici: sessismo, microcriminalità giovanile, bullismo, violenza di genere, omofobia, xenofobia, aggressività, cyberbullismo, razzismo; per scongiurare la degenerazione delle dinamiche relazionali, è di vitale importanza attivare strategie didattiche mirate per diffondere tra gli studenti l’importanza dei diritti universali e del rispetto della persona.

La radio, da sempre veicolo d’intrattenimento e informazione, può assumere in tale contesto e a buon diritto il ruolo di “cassa di risonanza” per garantire un clima armonico e rispettoso delle norme condivise a scuola e fuori.
La musica unisce, diverte, commuove, stimola la riflessione e costituirà il filo conduttore del palinsesto pensato dagli studenti e per gli studenti.
La radio nelle scuole potrebbe consentire di attribuire molto spazio ad argomenti di forte valore civico e di supportare campagne di sensibilizzazione contro la discriminazione, le disparità e a favore del rispetto delle norme condivise. La web radio negli istituti scolastici dovrebbe rendersi veicolo degli ideali di cittadinanza responsabile, come la lotta alla droga, alle violenze di genere e ad ogni forma di violazione dei diritti umani tramite “scalette” atte a coprire i diversi ambiti disciplinari, mediante piccole “pillole” informative, e nel contempo stimolare la curiosità del pubblico attraverso incontri, servizi con personaggi impegnati nel sociale con l’intento di diffondere il valore della legalità, della libertà e della giustizia sociale.

La proposta del CNDDU in oggetto è in realtà assai pregnante di significato e funzionale per l’acquisizione di una forma mentis “civica”, il cui scopo conclusivo consiste nel potenziare e incrementare le competenze civiche-sociali, comunicative, digitali; rispettare sé, gli altri e l’ambiente circostante; essere responsabili e consapevoli; essere costruttivi, creativi, cooperativi; riflettere criticamente; condividere esperienze e mediare; risolvere problemi, fare scelte e prendere decisioni.

Il Coordinamento, inoltre, suggerisce ai DS degli istituti scolastici che abbiano adottato una web radio di divulgare messaggi di pace e di civiltà in sintonia con la Giornata internazionale e inviarci il file.
Il nostro hasthag è #BUONGIORNORADIO.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

Intervista a Gianluigi Negri, giornalista e ideatore delle rassegne che uniscono arti diverse e buon cibo

Di Francesca Caggiati - Nell’anno di Parma Capitale Italiana della Cultura incontriamo il direttore artistico di format culturali-enogastronomici innovativi e di grande successo come Mangia come scrivi, Mangia come ridi, Mangiamusica e Mangiacinema.

Stiamo parlando di Gianluigi Negri, giornalista professionista, critico cinematografico, collaboratore della locale testata Gazzetta di Parma e curatore di eventi pioneristici a Parma, Fidenza, Salsomaggiore Terme e Cantù, dove - nel ristorante di famiglia “Il Garibaldi” - si svolgono le trasferte e le edizioni speciali di Mangia come scrivi e Mangiamusica.

1) Gianluigi come è iniziata la tua carriera da giornalista e come si è evoluta negli anni?
“Ho iniziato nel 1993, poco prima del centenario del cinema, a Radio Monte Kanate a Salsomaggiore con il programma “Hollywood e dintorni: carrellate e panoramiche sul cinema”. Poi, nel tempo, sono arrivate Radio 12 a Parma - lì ho fatto davvero tantissimi anni - Radio Inn a Piacenza, Radio 24.
Per la carta stampata, cominciai nel 1995 con un mensile che si chiamava Notorius e, subito dopo, con il quotidiano La tribuna di Parma, di cui ero critico cinematografico. Nel 1996 ho iniziato con la Gazzetta di Parma. Ci sono state tante altre esperienze, tra quotidiani, mensili e testate online, ma sarebbe lungo elencarle. Voglio solo ricordare il periodo alla Libertà di Piacenza: tre anni interi, dal 1999 al 2001, in cui ero la prima firma del cinema e recensivo i film di Kubrick, Lucas e Scorsese, giusto per fare tre nomi. In quel periodo il compianto Maurizio Schiaretti, persona particolarmente attenta ai meriti e all’impegno, mi chiese di diventare anche critico della Gazzetta di Parma, ma - altra epoca e altre “regole” - avrei dovuto scegliere di lasciare Piacenza: non lo feci, perché là avevo grandissimo spazio. Mi richiamò, se non ricordo male, nel 2003. E lì, pur avendo continuato sempre a scrivere sugli spettacoli a Parma ininterrottamente dal 1996, iniziai anche a firmare recensioni cinematografiche. Dal 2007 al 2009 sono stato redattore della Gazzetta di Parma, in diversi reparti, durante i quattro mesi estivi.”

2) Sei l'ideatore di straordinari e innovativi format in cui arte, cultura ed enogastronomia si fondono assieme in un tutt’uno unico e coinvolgente. Ci racconti la nascita di Mangia come scrivi?
“Con Mangia come scrivi, è iniziato tutto per gioco, nel 2006, in una trattoria di Montechiarugolo: il Cigno nero, gestito allora dai miei genitori Alda e Marco che dal dicembre 2010 gestiscono il ristorante Il Garibaldi di Cantù. L’idea era mettere a tavola tre autori e un artista, spogliandoli dell’abituale narcisismo con il quale si è soliti conoscerli nelle presentazioni in libreria o nelle mostre. La sfida era rendere la cultura “appetibile”, fruibile per tutti, cercando di lasciare fuori dalla sala l’autoreferenzialità e provando a “servire” al pubblico, letteralmente, qualcosa di invitante, accattivante, lieve: intrattenere facendo cultura, fare cultura intrattenendo. In 15 anni abbiamo messo a tavola oltre 500 scrittori, 170 artisti, 10.000 partecipanti, con più di 50 vignaioli e artisti del gusto presentati al pubblico.”

3) I numeri che ci riporti sono da record. E anche Mangiamusica e Mangiacinema non sono da meno. Ce ne parli?
“Parto da Mangiacinema a Salsomaggiore, la cui prima edizione si è svolta nel 2014. Era pronta nel 2012 e la proposi tre volte, in tre momenti diversi, vedendola sempre bocciare. La feci per “rabbia”, alla quarta volta, con soli 3 mila euro di finanziamento pubblico. Un festival nazionale, con Radio 24 e Film Tv come media partner e con ospiti Pupi Avati, Enrico Vaime, Gianmarco Tognazzi, Wilma De Angelis, Stefano Disegni, Edoardo Raspelli, tra i tanti. Follia pura: un format completamente nuovo, originale, in anticipo sui tempi e, successivamente, stra-imitato ovunque.
Anche Mangiamusica era pronta due anni prima, ma lì nessuna “bocciatura”: occorreva solo trovare il momento giusto per proporla al Comune di Fidenza, che nel 2016 ha accolto con entusiasmo l’idea ed il progetto “gemello” o “cugino” di Mangiacinema, da realizzare questa volta in un meraviglioso teatro ottocentesco: il Magnani. Siamo stati i primi in Italia a fare uno show cooking a teatro durante uno spettacolo. Quanti ne sono arrivati dopo (sorride, ndr)…”

4) Che tu sia un precursore, creativo e lungimirante è fuori da ogni dubbio. Ci puoi anticipare qualcosa sulle prossime edizioni di Mangiacinema e Mangiamusica: quando si terranno? i nomi di alcuni ospiti?
“Per Mangiacinema le cose sono sempre difficili, anzi difficilissime. La sesta edizione (anno zero) del 2019, dedicata a Bertolucci, è stata un successo senza precedenti. Poco dopo ho ricevuto le “solite” promesse dall’amministrazione, ma non abbiamo al momento alcuna certezza e dobbiamo ancora chiudere il bilancio 2019. Il tempo stringe, ma lì è sempre difficile organizzare tutto: in primis per ragioni economiche, poi per ragioni di pianificazione e di logistica. Abbiamo già tante richieste ed idee, ma non c’è ancora nulla di concreto. Il cuore ci spingerebbe a rifarlo, la ragione no. Vediamo cosa prevarrà: in passato, nonostante le mille difficoltà, ha sempre prevalso il cuore.
Per Mangiamusica è diverso: la quarta edizione (che si è appena chiusa) ha fatto registrare quattro sold out su quattro serate. Con Roberto Brivio, Flavio Oreglio e Alberto Patrucco nello spettacolo “Invenzioni a tre voci”, con Rossana Casale, con Renato Pozzetto, che ha ricevuto anche il Premio Mangiacinema – Creatore di Sogni, con Enrico Ruggeri e i Decibel. Ci sono già le future quattro date (a partire da fine ottobre 2020) e sto prendendo contatti con alcuni artisti, ma è presto per le anticipazioni.”

5) Quest'anno Mangia come scrivi si presenta come limited edition. Dopo la serata dedicata alla scrittura surrealista di Antonio Tacete, che ha avuto grande successo, quale sarà il prossimo appuntamento?
“La serata di fine gennaio alle Tre Ville di Parma è stata una “limited edition”, peraltro da tutto esaurito e molto divertente. Al momento è prevista una data a Cantù, che annunceremo a breve, ma non sono previsti altri appuntamenti a Parma. Siamo la rassegna di artisti e scrittori a tavola più longeva e imitata d’Italia. Nati nel 2006, abbiamo fatto 175 cene letterarie e artistiche in 15 anni, senza mai ricevere un euro di contributo pubblico. Qualcuno non vuole che si dica o non ama sentirselo dire: ci sono imprenditori della cultura e volontari della cultura. Noi facciamo cose libere e indipendenti da sempre, che non hanno eguali in termini di originalità e che non si trovano in nessun altra realtà italiana. Non sempre c’è spazio per iniziative libere e coraggiose come queste.”

6) Hai un sogno nel cassetto o una "pazzia" che vorresti fare?
“Avevo un bellissimo format di cinema e sport, che ho proposto a un Comune: hanno promesso di finanziarlo e poi lo hanno copiato, fallendo miseramente… Sarebbe andata in maniera diversa se avessero sposato il nostro, anziché copiarlo malamente. Mi piacerebbe farlo, ma il “mercato” della cultura è completamente saturo e inondato di iniziative che spesso risultano senz’anima, identità e necessità.”

7) Ci salutiamo con una domanda semplice, al contempo difficilissima: tre pregi e tre difetti di Gianluigi Negri...
“Sono sia pregi che difetti, a seconda dei punti di vista: ostinazione, precisione, eccessiva schiettezza.”

In attesa delle novità 2020 per questi straordinari format, ringraziamo Gianluigi Negri e lo esortiamo a continuare nella sua attività di divulgatore di Cultura, vera, fruibile e golosa con la passione che lo contraddistingue da sempre e con l’augurio che istituzioni e aziende lungimiranti e sensibili come lui possano affiancarlo in questo cammino fatto di Arte e ancor di più di persone e di esperienze multisensoriali uniche!

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A seguito dei recenti fatti che hanno interessato la sede fidentina dell'Istituto “Magnaghi Solari”, la Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza, chiede pubblicamente che il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell'Azienda Sanitaria Locale provveda alle ispezioni di sua competenza, sanzionando eventualmente i responsabili di quanto viene lamentato (caduta e pericolosità di lucernari) e che gli organi competenti perseguano quanti hanno determinato tale situazione.

Salvatore Pizzo, coordinatore della Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza, a tal proposito commenta: “La sicurezza dei nostri colleghi e di quanti hanno accesso ai locali scolastici non è un optional, siamo a disposizione dei docenti interessati per assisterli qualora le criticità lamentate dovessero permanere”.

Sede di Parma – Borgo delle Colonne 32 -43121 - Parma
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. –tel.338/8103820 – tel.fax 0521/684809

SEDE DI PIACENZA: Via S. Marco, 22 – 29100 Piacenza
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L’attività degli educatori proseguirà oltre il periodo scolastico. Il presidente dell’Unione Spina: «Crescita e affiancamento senza soluzione di continuità»

Centri estivi per tutti. Da quest’anno, le famiglie che avranno la necessità di usufruire di questo prezioso servizio per i loro figli con disabilità nei comuni dell’Unione Pedemontana Parmense, potranno contare sul supporto di educatori specializzati, anche al di fuori del periodo scolastico.

Azienda Pedemontana Sociale ha infatti attivato questa innovativa opportunità, approvata con apposito regolamento dal Consiglio pedemontano, che ha per obiettivo la continuità degli interventi educativi e di inclusione a favore dei minori certificati dalla legge 104/1992, permettendo così alle mamme e ai papà di conciliare ulteriormente i tempi di vita e di lavoro.

Il regolamento prevede che l’educatore possa essere a disposizione dei minori con disabilità esclusivamente nei Centri estivi qualitativamente garantiti, quelli gestiti direttamente dai Comuni o accreditati.
Entro il 31 marzo, l’Azienda del welfare provvederà a richiedere direttamente alle famiglie delle ragazze e dei ragazzi che già fruiscono di interventi educativi sia a scuola che nei doposcuola, una formale domanda di adesione al servizio, nella quale si dovranno indicare gli orari e il numero di settimane di frequenza previste. Domanda che dovrà poi essere completata con l’iscrizione al Centro estivo entro il 7 maggio.

La priorità di accesso al servizio verrà determinata sulla base di tre parametri: il piano sanitario e socio-educativo di ciascun minore, la situazione lavorativa dei genitori e l’indicatore ISEE.
«Tre parametri oggettivi – sottolinea il presidente e assessore ai Servizi alla persona dell’Unione Aldo Spina –. Il regolamento approvato rende trasparenti alle famiglie quelli che sono i meccanismi di accesso al servizio, che consentirà ai minori con disabilità di proseguire un percorso di crescita e affiancamento anche nel periodo in cui le scuole sono chiuse, senza soluzione di continuità. Il regolamento stabilisce inoltre le regole necessarie per sviluppare queste attività in una logica di progetto, garantendo risultati positivi. Tra gli aspetti più significativi c’è ad esempio il fatto che, oltre ad essere nel territorio dell’Unione, i Centri estivi dovranno essere gestiti direttamente dalle Amministrazioni comunali o essere accreditati – prosegue il Presidente –. Caratteristica che garantisce la qualità dei servizi erogati. Non meno importante è il termine del 7 maggio per la formalizzazione della richiesta – conclude Spina – che permetterà alle famiglie e agli uffici di muoversi in una logica di dialogo, anche per la personalizzazione dei progetti».

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 Dal 16 febbraio al 22 marzo 2020, lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma riapre gli spazi rinnovati e restaurati dell'Abbazia di Valserena con l’installazione di Massimo Bartolini dal titolo On Identikit, primo appuntamento del programma di residenze d’artista Through time: integrità e trasformazione dell’opera, realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.

CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Università di Parma

in occasione di
Parma Capitale Italiana della Cultura 2020

presenta

Massimo Bartolini
On Identikit

16 febbraio – 22 marzo 2020
Inaugurazione: 16 febbraio 2020, ore 11.00

Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna 1, Parma

Le opere di Bartolini, spesso pensate a partire da un contesto specifico ¬– un’opera, una collezione – vivono in stretto legame con l’ambiente che le ospita. L’artista interviene sullo spazio in maniera del tutto antimonumentale, modificandolo, interpretandolo e definendolo. In questo caso, Bartolini è stato invitato a confrontarsi con l’Archivio-Museo dello CSAC di Parma, che conserva oltre 12 milioni di materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo. Un patrimonio preziosissimo su cui l’artista ha lavorato interpretando i suoi elementi come fossero note musicali: se accostati gli uni agli altri, fanno intravedere qualcosa di diverso rispetto a quando sono considerati isolatamente. Gli archivi dunque sono luoghi in cui “si compone musica”, dove gli oggetti e le opere possono, in maniera involontaria e irreversibile, diventare altro.

Nel corso della sua residenza allo CSAC, Bartolini si è focalizzato in particolare sulle opere di due grandi maestri quali Luigi Ghirri e Luciano Fabro, presenti nelle collezioni CSAC.
Nella fase preliminare del progetto, Bartolini si è concentrato sulla ricerca di tutti i dischi in vinile fotografati da Ghirri nella serie “Identikit” (1979), dove l’artista emiliano restituiva in maniera veritiera e implacabile un ritratto di sé stesso attraverso quello della propria libreria. Negli scatti fotografici si possono distinguere solo le spine dei dischi e dei libri, il loro contenuto è celato dalla bidimensionalità dell’immagine. I titoli dei vinili, spesso erosi dall’uso e quasi illeggibili sulla spina dei 33 giri, hanno provocato in Bartolini una “curiosità da archeologo”, per poter sfilare finalmente i dischi dalla libreria e ascoltarli, rigorosamente su vinile, in un luogo ben preciso e in compagnia di qualcuno. Questo qualcuno è Lo Spirato di Luciano Fabro (1968-73), opera allestita in una delle cappelle nobiliari della Chiesa dell’Abbazia di Valserena, una scena che per Bartolini sta “a metà tra un letto sfatto ed un letto posseduto” dove il corpo è allo stesso tempo presente e invisibile: al di sotto delle lenzuola c’è una sagoma, che scompare appena fuori da esse, per poi riapparire come presenza sul guanciale deformato dal peso.
La musica è nascosta dentro l’immagine di Identikit come la figura è nascosta dentro il gesso de Lo Spirato. Con il lavoro On Identikit, Bartolini intende fare incontrare l’essere invisibile e presente dello Spirato con l’essere, invisibile per natura, della musica, che risuonerà nei suggestivi spazi della Chiesa.

Come scrive l’artista nel libro che accompagna l’evento espositivo, edito da All Around Art: “quando uno è sdraiato molto spesso si riposa o dorme, meno spesso è morto. In tutte e tre queste circostanze la musica è indicata […] La ninna nanna è una musica per dormire, per morire per poco tempo, per cambiare stato… Come fare una serenata al sonno che non si sveglia: dormi, che domani quando ti sveglierai ti ricorderai di una musica senza provenienza e per quello sarà la più musica di tutte le musiche”.

L’installazione concepita da Massimo Bartolini coincide con la riapertura degli spazi espositivi CSAC dopo la prima fase di lavori che ha visto il rinnovamento dell’impianto di illuminazione e dei supporti espositivi. I lavori proseguiranno nei prossimi mesi e interesseranno gli spazi dell’abbazia destinati agli archivi, in vista dell’apertura di nuovi percorsi.

Massimo Bartolini è nato, vive e lavora a Cecina. Studia all'Istituto Tecnico per Geometri B. Buontalenti di Livorno e all' Accademia di Firenze. Dal 1993 espone in numerose mostre, tra le collettive si ricordano: Biennale di Venezia del 1999, 2001 (evento collaterale), 2009, 2013; Biennale di Valencia, 2001; Manifesta 4, Francoforte, 2002; Ecstasy, in and about altered states, MOCA Los Angeles, 2005; Biennale di Shangai 2006 e 2012; International Triennale of Contemporary Art, Yokohama, 2011; Biennale di San Paolo, 2004; Biennale di Pontevedera (Spagna), 2004; Documenta 13 Kassel, 2012; Etchigo Tsumari Tiennal, Tokamachi, 2012; Track, Ghent (Belgio), 2012; One on One, Kunstwerke, Berlino, 2012; The City, My Studio/The City, My Life, Kathmandu Triennale (Nepal), 2017; Habit Co-Habit, Pune Biennale (India), 2017; Starting from the desert… Yinchuam Biennal (Cina), 2018. Fra le mostre personali: Manifesta 12 (evento collaterale) Caudu e Fridu, Palazzo Oneto, Palermo, 2018; 4 organs, Fondazione Merz, Torino, 2017; Studio Matters+1, Fruitmarket Gallery, Edimburgo, e SMAK Ghent, 2013; Serce na Dloni, Centre of Contemporary Art Znaki Czasu, Torun, (Polonia), 2013; Hum Auditorium Arte, Roma; MARCO, Vigo (Spagna), 2012; Museu Serralves Porto; Ikon Gallery, Birmingham, 2007; GAM di Torino, 2005; Museum Abteiberg, Mönchengladbach (Germania), 2002.

Calendario di Through time: integrità e trasformazione dell’opera

Massimo Bartolini. On Identikit
Mostra: 16 febbraio – 22 marzo 2020
Inaugurazione domenica 16 febbraio 2020, ore 11.00

Luca Vitone. Il Canone
Mostra: 4 aprile – 30 maggio 2020
Inaugurazione sabato 4 aprile 2020, ore 11.00

Eva Marisaldi
Mostra: 5 settembre – 17 ottobre 2020
Inaugurazione sabato 5 settembre 2020, ore 11.00

Cos’è lo CSAC dell’Università di Parma
Lo CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione inizia a raccogliere grazie ad Arturo Carlo Quintavalle il suo primo nucleo di opere nel 1968, in occasione dell’esposizione dedicata a Concetto Pozzati organizzata dall’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Parma. Situato oggi nell’Abbazia cistercense di Valserena, conserva materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo. Un patrimonio di oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte (oltre 1.700 dipinti, 300 sculture, 17.000 disegni), Fotografia (con oltre 300 fondi e più di 9 milioni di immagini), Media (7.000 bozzetti di manifesti, 2.000 manifesti cinematografici, 11.000 disegni di satira e fumetto e 3.000 disegni per illustrazione), Progetto (1.500.000 disegni, 800 maquette, 2000 oggetti e circa 70.000 pezzi tra figurini, disegni, schizzi, abiti e riviste di Moda) e Spettacolo (100 film originali, 4.000 video-tape e numerosi apparecchi cinematografici antichi).
Lo CSAC oggi è uno spazio multifunzionale, dove si integrano un Archivio, un Museo e un Centro di Ricerca e Didattica. Una formula unica in Italia, che mantiene e potenzia le attività sino ad ora condotte di consulenza e collaborazione all’istruzione universitaria con seminari, workshop e tirocini, di organizzazione di mostre e pubblicazione dei rispettivi cataloghi (oltre 120 dal 1969 ad oggi), e di prestito e supporto ad esposizioni in altri musei tra cui la Triennale di Milano, il MAXXI di Roma, il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi, il Tokyo Design Center, il Design Museum di Londra, il Folkwang Museum di Essen e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid.

CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1 (Parma)
www.csacparma.it 

Ingresso: 5 euro
Per tutte le riduzioni e informazioni aggiornate: http://www.csacparma.it/visita/
Orari
Mercoledì, giovedì e venerdì 15.00-19.00
Sabato e domenica 10.00-19.00
Per informazioni e prenotazioni
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Di Salvatore Occhiuto - Giovedì 30 gennaio un importante evento culturale è stato organizzato nella splendida e suggestiva cornice della Galleria, ex Barilla Center, di Via Emilia Est. Alla Libreria Feltrinelli si è svolta la presentazione del libro “Il cattivo ragazzo che amo” di Giulia Besa a cui è seguito un dibattito con il pubblico moderato dalla giornalista parmigiana Francesca Caggiati, referente eventi del centro culturale “La Caplera” di Medesano.

L’autrice, 29enne romana, ha esordito nel 2011 con il romanzo urban fantasy “Numero Sconosciuto” pubblicato da Einaudi, a cui sono seguite varie fatiche letterarie con altre prestigiose case editrici Sperling & Kupfer, Giunti, Antonio Tombolini. Nel suo saggio curato da Rizzoli, il sequel del “Cattivo ragazzo che voglio”, prosegue la storia dell’adolescente Chiara, classica brava che prova attrazione per Cesare, ragazzo muscoloso e misterioso, ma con un’impenetrabile corazza che gli impedisce di manifestare emozioni e sentimenti. Nel sequel Chiara entra nel mondo di Cesare e si innamora perdutamente di lui. Poi conosce il suo lato oscuro e la loro relazione diventa un triangolo con il tenebroso Ricky che è il cattivo ragazzo che era prima Cesare. Per sapere come andrà a finire… basta comprare il libro.

Intervista esclusiva a Giulia Besa a margine della presentazione

Come è nata la passione per la scrittura?
Sin da bambina ho sempre passato moltissimo tempo immersa nel mondo della fantasia. La scrittura è il primo strumento che ho imparato a usare per raccontare le storie che inventavo, e più studiavo le tecnice narrative per migliorarmi, più mi sono innamorata di questa materia. Non potrei più vivere senza.

Il target giovanile è stata una precisa scelta o è stata l’ispirazione?
Una via di mezzo. I miei romanzi sono fruibili da chiunque, scritti in una maniera per cui anche un adulto potrebbe leggerli e divertirsi tranquillamente. Ma per ragioni pratiche ed editoriali è più facile ascriverli a un genere, e quello per ragazzi permette di spaziare dal dramma, al thriller, al romance, al fantasy… io mi diverto a scrivere di tutto, e i romanzi per ragazzi aprono un mondo vastissimo.

La saga de Il cattivo ragazzo... ha un taglio autobiografico o è una storia inventata?
È una storia inventata, come tutte quelle contenute nei miei libri. Mi diverto di più quando è tutto frutto di fantasia, sono più stimolata a creare il mondo con personaggi e caratteri diversi da quelli che mi circondano. Certo, i dettagli posso prenderli dall'esperienza personale: per esempio l’ambientazione romana è facile per me da descrivere, essendo cresciuta a Roma. Ma quando non conosco qualcosa sono attenta a documentarmi, ed è molto divertente imparare cose nuove.

Il cattivo ragazzo potrebbe trovare trasposizione al contrario nel recente fatto di cronaca di Luca Sacchi e Anastasia?
Sono due vicende molto diverse. Il mio cattivo ragazzo, Cesare, ha sicuramente una cattiva influenza su Chiara, la protagonista. Ma per altri versi rispetto al fatto di cronaca recente. Non ho ancora trattato la tematica della droga, o quella della malavita, per quanto siano piene di spunti conflittuali e quindi floride in termini narrativi.
Cesare è comunque un ragazzo pieno di problemi, e di sicuro ne ha combinate anche di molto brutte.


Progetti futuri…
Tra maggio e giugno uscirà il terzo romanzo del cattivo ragazzo, ancora per l’editore Rizzoli. Sempre quest’anno uscirà anche il secondo romanzo della mia serie dark fantasy “Streghette”, per l’editore Acheron Books. Nel 2021 è già previsto in uscita un nuovo libro per Rizzoli, sempre per ragazzi, che parla delle pazzie di una ragazza di nome Evelyn e della sua cricca di amici per guadagnare like sui social… non vedo l’ora che arrivi nelle mani dei lettori!

 

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In un’epoca in cui la sovrapproduzione è diventata sfrenata e senza limiti, anche nel campo dell’informazione ci si deve confrontare con una bulimia che ha cambiato le sorti del giornalismo e della comunicazione. Le notizie, servite in tempo reale ma sempre più fugaci, entrano in una giostra che non si ferma mai e che, al contrario, va sempre più veloce.

Oggi tutti possono accedere ad una mole enorme di informazioni grazie alla rete; info reali, utili, facilmente fruibili ma anche false, ingannevoli, superficiali o fuorvianti. I bollettini delle vendite dei giornali, tranne qualche eccezione, registrano sempre più un andamento negativo che, a seconda delle testate, va dal 5 al 15%. Gli italiani dedicano sempre meno tempo alla lettura; si ricerca un’informazione immediata che sappia rispondere in meno di tre minuti all’esigente curiosità che non lascia spazio all’approfondimento.

L’avvento delle tecnologie ha mutato profondamente il metodo e il tempo di fruizione del messaggio: se i giornalisti con il cartaceo sono legati ai limiti dettati dal format del giornale e dalle sue tempistiche, con il digitale si apre un oceano di possibilità comunicative con il costante aggiornamento della pagina e la condivisione dell’articolo da parte di tutti i soggetti presi in causa. Non solo, dunque, cambia il concetto di notiziabilità, cioè la capacità di un evento di assumere significativa rilevanza in un dato momento, ma cambiano completamente le dinamiche tra giornalista e lettore. Il rapporto tra giornalista e pubblico man mano diventa più stretto e l’aumento esponenziale delle interazioni dirette mutano il modo di percepire l’informazione stessa: avere l’opportunità di commentare un articolo rende possibile la partecipazione attiva dell’utente; è lo stesso pubblico che produce informazioni. Il lettore vuole essere informato 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con una preferenza verso l’articolo più aggiornato.

La rincorsa alla notizia in esclusiva diventa vitale e il web si trasforma in un far-West in cui il più veloce a sparare si conquista quel pezzo di terreno, e spesso non è importante che la notizia abbia fondamento, l’importante è colpire il lettore. Più informazioni, più veloci, adesso, subito, ora! Non c’è tempo per sfogliare il giornale, si può leggere velocemente il titolo e se proprio è interessante, basta utilizzare tre minuti del proprio tempo per leggere l’articolo. 

Ma chi si nasconde dietro le informazioni che pretendiamo gratuite e sempre aggiornate? Come viene visto ora il mestiere del giornalista, cosa ci si aspetta e come si diventa uno degli attori principali nel panorama della comunicazione? Come è cambiata questa professione negli ultimi anni? E quali sacrifici bisogna fare per seguire tale aspirazione? Per addentrarci meglio in questo mondo, Intesa San Martino organizza per il secondo anno il ‘Febbraio Italiano – il giornalismo si racconta’, ciclo di conferenze che lungo tutto il mese di febbraio vedrà la partecipazione di noti giornalisti del panorama locale e nazionale. Ogni evento, gratuito e aperto a tutti, si svolgerà nella Biblioteca Sociale Roberta Venturini, in via Venezia 123/b, Parma.

L’iniziativa inizierà lunedì 3 febbraio alle ore 18.

Eleonora Puggioni

 

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Lesignano Bagni: alta disputa politica sui pesciolini dei bambini. Se fossero pesci pagliaccio?

Ha assunto un certo clamore la disputa di elevatissimo livello politico che vede coinvolti vari attivisti di partito a Lesignano Bagni: le decorazioni a tema ittico, apposte nei mesi scorsi dai bimbi e dalle maestre di alcune prime elementari sulle porte delle aule scolastiche sedi di seggio, hanno indotto alcuni esponenti ad ipotizzare che si trattasse di una propaganda indiretta al noto movimento delle "sardine" nato poco pima delle recenti elezioni regionali.

Tra le opposte fazioni si è scatenato un appassionato dibattito locale, evidentemente i pesciolini disegnati dai bambini sono un tema ritenuto degno di grande attenzione politica in quel di Lesignano. Lo stesso problema si potrebbe porre tra qualche mese, in occasione della tradizionale giornata del "pesce d'aprile".

La Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza riconoscendo che la situazione va chiarita, onde evitare che si pensi che maestre e bambini abbiano complottato per fare pubblicità alle sardine, è opportuno informare la politica di Lesignano che in natura esistono numerosi tipi di pesci, vista il grande interesse che hanno per la vicenda potrebbero anche commissionare uno studio specifico.

Salvatore Pizzo, coordinatore della Gilda di Parma e Piacenza, a tal proposito ricorda che esistono anche i pesci pagliaccio, chissà se non si tratta proprio di quelli che delle più comuni sardine.

Sede di Parma – Borgo delle Colonne 32 -43121 - Parma
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SEDE DI PIACENZA: Via S. Marco, 22 – 29100 Piacenza
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Mercoledì, 29 Gennaio 2020 13:46

“Il Vizietto” torna a teatro

Chi ha qualche capello bianco non può aver dimenticato il film cult con Ugo Tognazzi, il musical del 1983 con Jerry Herman (che ne curò la regia e i testi) con il titolo di “Piume di Struzzo” o l’edizione teatrale del 2014, messa in scena da Massimo Romeo Piparo, con Enzo Iacchietti e Marco Columbro. Stiamo parlando de “Il Vizietto” che torna a teatro a Milano in un lungo weekend che parte giovedì (domani) e si concluderà domenica 2 febbraio. Il Teatro Nuovo offrirà al suo pubblico questa frizzante versione italiana: a salire sullo storico palco di Piazza San Babila saranno Claudio Insegno e Eraldo Moretto. Insegno, oltre a curare la regia, interpreterà il ruolo di Renato, e Moretto, che gli farà da spalla, sarà Albin.

LA TRAMA - Renato ama la sua vita, convive da anni, ed è impresario di uno dei locali più alla moda di Saint-Tropez e ha “il vizietto” delle donne. Niente di strano. Peccato che Renato sia omosessuale dichiarato, convivente con un altro uomo da anni, l’eccentrico Albin nota “drag-queen” con il nome di Zaza Napolì. Renato, ha anche un figlio, che ha cresciuto insieme ad Albin: Laurent, che si sta per sposare con la dolce Adrienne, figlia del segretario del “Partito dell’ordine morale”, dallo spirito ovviamente bigotto e conservatore, contrario invece alle nozze. Partiranno da qui tutta una serie di azioni e reazioni che creeranno un simpatico e incontrollabile caos nelle loro vite.

IL PASSATO – Tutto è cominciato nel 1978 quando il film di Édouard Molinaro, dall’omonimo titolo, fu mostrato al pubblico. La pellicola era l’adattamento cinematografico dell’opera teatrale di Jean Poiret. L’opera “La Cage AuxFolles” debuttò nel 1973 e venne poi replicata per cinque anni consecutivi al Palais-Royale di Parigi con grande successo. La traduzione letterale de “La Cage AuxFolles” sarebbe “La Gabbia Delle Matte”, per indicare immediatamente tutta la serie di folli peripezie di cui i protagonisti saranno vittime. L’attore francese Michel Serrault interpretò il ruolo di Albin Mougeotte sia per la versione teatrale sia per l’adattamento cinematografico. Nel film ad affiancare Serrault, c’è l’intramontabile Ugo Tognazzi. Il film riscosse molti consensi, sia in Italia che all’estero, tanto da conquistare 4 nomination all’oscar e il Golden Globe come miglior film straniero (Francia).

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Pietro Razzini

Sabato, 18 Gennaio 2020 15:11

I Neri Per Caso in concerto a Parma - FOTO

Ieri sera, venerdì 17 gennaio, al Campus Industry di Parma sono arrivati i Neri Per Caso, il gruppo a cappella per definizione in Italia.

Diventati famosi nel 1995 vincendo la sezione “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo, con il brano “Le ragazze” conquistarono la vetta delle classifiche, dove restarono per settimane. L’album omonimo valse ben 6 dischi di platino con quasi 700.000 copie vendute. In seguito, i Neri Per Caso nel corso della loro carriera hanno collaborato con alcuni tra i più importanti artisti italiani (Lucio Dalla, Gino Paoli, Claudio Baglioni, Renato Zero, Mario Biondi) e stranieri (Bobby McFerrin, solo per citarne uno), oltre a essere recentemente tornati, nel 2018, al Festival in occasione del duetto con Elio e le Storie Tese.

Oggi, i Neri Per Caso tornano in tour con uno spettacolo emozionante che comprende in scaletta, oltre ai pezzi che hanno portato il gruppo al successo, anche importanti brani della musica nazionale e internazionale. Nel 2019 il gruppo ha anche pubblicato un album di cover dei Beatles, un’accurata selezione del magnifico repertorio beatlesiano per rivivere e raccontare i Fab Four. Un disco in cui troviamo la somma di sei voci abilmente armonizzate, che si fondono in una sola settima voce unica nel suo genere, quella dei Neri Per Caso.

Galleria fotografica a cura di Pietro Razzini

 

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Giovedì, 16 Gennaio 2020 06:51

Viaggio nel cantiere dell'Ospedale Vecchio

L'Ospedale Vecchio di Parma è uno dei complessi monumentali più importanti della città. Uno dei primi ospedali d'Italia e rimasto in uso ancora sino al 23 agosto 1926 quando venne inaugurato l'Ospedale Maggiore.

di LGC Parma 16 gennaio 2020 - Fino a poco tempo fa l'Ospedale Vecchio ospitava anche diverse istituzioni in cui si conserva la memoria storica della città e del suo territorio. L'archivio Storico del Comune di Parma e l'archivio di Stato, ad esempio.

Da oltre vent'anni si parlava di un suo recupero per riportarlo alla disponibilità pubblica di tutta la cittadinanza e finalmente nel 2015 il progetto prese vita.

"Il cuore pulsante dell’Oltretorrente - scrive l'amministrazione comunale di Parma - ritrova centralità e riattualizza il proprio ruolo e le proprie funzioni grazie al progetto Il Futuro della Memoria, approvato nel 2015 dall’Amministrazione e improntato alla promozione del dialogo tra identità e innovazione. 
Un recupero unitario dell’intero complesso dell’Ospedale Vecchio e delle relazioni con il tessuto urbano di cui è parte, che prevede per il 2020 il restauro strutturale della Grande Crociera, come nuova e suggestiva “passeggiata” coperta; la Corte del Sapere con la riorganizzazione della Biblioteca Civica, sempre più centrale ed aggregativa per la vita sociale e culturale del quartiere; un nuovo spazio destinato a caffetteria e vari ambienti per esposizioni e incontri. Nella Corte delle Associazioni socio-culturali l’Informagiovani e numerose Associazioni culturali cittadine.
E ancora nel Chiostro della Memoria Sociale Civile e Popolare le istituzioni dedicate a raccogliere e conservare materiali che narrano storia e memoria della città, l’Archivio di Stato, l’Archivio Bertolucci, l’Istituto Storico delle Resistenza e le associazioni partigiane.
Il progetto pilota di Parma 2020 trova in questo luogo il suo paradigma e intende rafforzarne e divulgarne il concept con un progetto che è al tempo stesso prodotto e luogo di produzione: l’Ospedale Vecchio, ieri deputato alla cura sanitaria dell’individuo, dal 2020 opportunità per il benessere della comunità grazie alla cultura."

Durante i lavori di restauro, era agosto 2019, ecco che vennero scoperti degli scheletri, probabilmente era una fossa comune , tingendo di "noir" il recupero dell'edificio.

Il cantiere, spiega l'ingegner Sara Malori, direttrice dei lavori, "riguarda esclusivamente il consolidamento strutturale della crociera dell'Ospedale Vecchio, che è la struttura centrale fatta a croce latina, e essenzialmente vengono rinforzate le volte e la copertura." Alla fine di questo cantiere, affidato alla cooperativa edile artigiana, il prossimo riguarderà il restauro vero e proprio, come pavimentazioni, infissi, tinteggi e impianti. Infine "per concludere, chiosa l'ingegner Malori, ci sarà l'allestimento vero e proprio della mostra e del museo finale. Inoltre, durante Parma2020 organizzeremo diverse visite guidate e convegni a tema destinati a specialisti del settore."

Ed ora gustiamoci questa "privilegiata" visita, per la quale è doveroso ringraziare l'Ing. Sara Malori, direttrice dei lavori, che ci ha offerto l'opportunità di rivivere un luogo suggestivo, alla pari del cantiere di San Francesco del Prato, e per di più uno degli spazi più amati dai parmigiani, soprattutto dell'oltretorrente.

(servizio fotografico di Francesca Bocchia)

Sabato 18 gennaio, alle 18, la scrittrice carpigiana presenta la sua ultima fatica letteraria, un racconto delicato, intenso, che attraverso il percorso interiore del protagonista, l’adolescente Gigi, ripropone in chiave moderna il messaggio di Luigi de Montfort, santo francese vissuto nel Seicento, svelandone modernità e vivacità.

MODENA – Gigi ha 15 anni e ha appena perso il papà. La scomparsa del genitore, di cui sente fortemente la mancanza, lo fa entrare in crisi. Il ragazzo mette così in discussione la scuola, la sua vita quotidiana e si mette alla ricerca di quello che lui chiama “il segreto della vita” su internet.

Gigi è il protagonista del romanzo “L’amore della Sapienza” (Edizioni Messaggero Padova) esordio letterario della scrittrice carpigiana Elisabetta Ronchetti, che sarà presentato, sabato 18 gennaio, presso il Circolo degli Artisti, di Via Castel Maraldo 21/A, a partire dalle ore 18.

Il libro è pensato per adolescenti dai 13 ai 17 anni, ma offre spunti di riflessione anche per gli adulti, in particolare genitori, insegnanti ed educatori. Il giovane protagonista, infatti, nella sua ricerca interiore, smette di andare a scuola e si chiude in casa in compagnia del suo PC, a cui dà il nome di Salomone, come il celebre re biblico a cui Dio fece il dono della Sapienza, frequentando solo due amici fidati, Tino e Tina, e condividendo i suoi pensieri con un piccione che, di tanto in tanto, si affaccia alla sua finestra.

È proprio la Sapienza sarà la chiave per comprendere “il segreto della vita”, e Gigi arriverà a scoprirlo attraverso l’indagine sul significato antico della sapienza stessa e la comprensione di alcuni messaggi profondi, ricavati dalla vita e dalla storia di Gesù e riportati nel messaggio di Luigi de Montfort, un santo francese vissuto nel Seicento e molto caro a papa Giovanni Paolo II.

A fare da “colonna sonora” alla ricerca interiore del protagonista, alcuni brani di canzoni tra classiche e moderne, che l’autrice riporta tra le pagine per dare forza e modernità al messaggio riportato nel romanzo.

Elisabetta Ronchetti, vive a Carpi (MO) e scrive dal 2015. Dopo aver ricevuto premi ad alcuni concorsi letterari, si è iscritta all’Associazione di scrittori “I Semi Neri” con i quali ha pubblicato l’Antologia La casa dei segni, viaggio nella terra e nella memoria del Frignano (Colombini 2018). L’amore della sapienza è il suo primo lavoro individuale.

L’evento è in collaborazione con l’Associazione di scrittori “I Semi Neri” ( www.semineri.it )
Conduce la giornalista Manuela Fiorini.

SCHEDA DEL LIBRO
Elisabetta Ronchetti
L'amore della sapienza- Un ragazzo cerca il segreto della vita
Edizioni Il Messaggero Padova
Pagg, 114 - € 10

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I ragazzi, oggi più di ieri, nell’età adolescenziale vivono in un mondo fondato non tanto di fantasia e spensieratezza - come dovrebbe essere - quanto piuttosto su forme di disagio, ormai talmente diffuse da far parlare con maggior frequenza di disagio giovanile.

Parma 15 gennaio 2020 - Nella società contemporanea, i giovani, in generale, hanno sempre meno rispetto per le regole, e sono sempre più tentati dal proibito. In alcuni casi si può verificare un’altra forma di violenza, più sottile, come quella del cyberbullismo, ossia il bullismo online dove i ragazzi, nascondendosi dietro un computer o un cellulare, deridono, insultano, minacciano la vittima prescelta. Talvolta giungono persino a rubare l’identità della vittima creando un profilo falso col quale postano immagini, video o pettegolezzi imbarazzanti che, il più delle volte, sono anche invenzioni create dal bullo stesso. All'origine, probabilmente, vi è l’assenza del ruolo educativo dei genitori di oggi, quelli cresciuti tra gli anni settanta e gli anni ottanta, che finiscono sempre più spesso per sottrarsi alla propria funzione educativa. Così i loro figli si stanno rassegnando a crescersi da soli attraverso il web e la tecnologia.

L’evolversi dai genitori, per i giovani del terzo millennio, non significa più ottenere soltanto l’indipendenza ma distaccarsi completamente da loro, trovandosi senza punti di riferimento. Tutto questo, però, ostacola il processo di soggettivazione e di costruzione del sé in quanto è proprio attraverso l’identificazione con le figure di accudimento - quali appunto i genitori - che il ragazzo struttura le basi delle propria identità. Pertanto, sembra che i genitori siano venuti meno al loro ruolo a causa di un processo di regresso collettivo in atto che è collegato al nostro modello produttivo e sta portando a un appiattimento dell’intera società su un registro adolescenziale. Con la sua identità mutevole, il giovane rappresenta il consumatore perfetto per la società dei consumi nella quale viviamo e che ci vuole tutti adolescenti.

Ed è per questo che, mentre i ragazzi bruciano le tappe, i genitori regrediscono comportandosi sempre di più come i propri figli. Così al ruolo dei genitori subentra quello della rete, del web, perché è proprio in rete che molti di questi ragazzi costruiscono le loro identità. Ma si tratta di identità surrogate che sono in grado di produrre fenomeni anche molto gravi. Gli specialisti ci dicono che non ci si deve approcciare all'adolescenza di oggi pensando ai tempi passati. Esiste un gap insanabile tra una generazione e l’altra, l’evoluzione cammina troppo velocemente, per cui anche i ragazzi stessi hanno difficoltà ad adattarsi, ma sicuramente lo fanno con molta più velocità rispetto a noi adulti. E’ una rincorsa continua e, nella rincorsa, gli adulti di riferimento non riescono quasi mai a prenderli, se non quando cadono e si fanno male, mentre dovrebbe essere il contrario: l’adulto dovrebbe rimanere una guida per un figlio. Se non si riesce più a ricoprire questo ruolo li perdiamo, perché vanno avanti da soli rischiando di incagliarsi nei pericoli della rete che troppe volte non siamo neanche in grado di riconoscere. 

Diventa dunque necessario intervenire per colmare questa profonda discrepanza che si è venuta a creare. Un ruolo importante è rivestito anche dalle associazioni, le quali, tramite progetti, eventi, conferenze portano in superficie determinate dinamiche al fine di sensibilizzare la cittadinanza. Intesa San Martino giorno dopo giorno, attraverso l'impegno di ogni singolo volontario, porta avanti gli obiettivi di comunità, crescita e cultura: perché solo attraverso la cultura la comunità può tendere davvero ad una crescita individuale e collettiva.

Rino Basili, Segretario Intesa San Martino

 

 

 

Si conclude con la celebrazione della santa messa nel Duomo di Parma la giornata dedicata al patrono della città di Parma. 

(Foto di Francesca Bocchia)

Il Messaggio del Vescovo di Parma, Monsignor Enrico Solmi, in occasione della festa patronale

PARMA 2020 CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA
La solennità di Sant’Ilario apre “Parma 2020 Capitale italiana della cultura”. Un’iniziativa promossa dal Governo alcuni anni fa e volta a «valorizzare i beni temporali e paesaggistici e a migliorare i servizi rivolti ai turisti»1. La nostra città ha meritatamente raggiunto questo riconoscimento e si appresta a viverlo con molteplici iniziative.
Credo di interpretare il pensiero di tanti nell’affermare la volontà di mostrare «lo straordinario patrimonio umano e artistico»2 di Parma, l’immagine, lo stile di vita proprio della nostra città che, acquisito nel tempo, contribuisce a delinearne lo spessore culturale.
Più che una vetrina o una autocelebrazione, quest’anno rappresenta un’occasione unica per guardare in avanti, poggiandosi sulle spalle di una ricca storia.


UNA PROSPETTIVA PARTICOLARE
Ad emblema consideriamo la Chiesa di San Francesco del Prato, il suo restauro architettonico e il suo recupero al culto.
Lo assumiamo come esempio mettendoci in ascolto delle parole decisive che Francesco d’Assisi udì nella Chiesa diroccata di San Damiano: «Francesco va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina»3. Le coniugheremo con alcune realtà nelle quali si esplicita il significato di “casa”, senza dimenticare la casa in quanto tale. L’abitazione di persone e di intere famiglie, che rimane un problema aperto per la nostra città, come per tante altre.
Portare a termine progetti concreti a tal fine è un indicatore della nostra cultura e responsabilità civica.
Parma è bisognosa di alloggi per situazioni disagiate, non possiamo dimenticare i 239 sfratti attuati nel 2019. Un dato inquietante da valutare con attenzione e da affrontare con proposte attuabili. Altrettanto urgente è la richiesta di case accessibili «per favorire il formarsi di nuove famiglie... Dobbiamo – infatti – riporre fiducia nelle famiglie italiane. Su di esse grava il peso maggiore degli squilibri sociali. Hanno affrontato i momenti più duri, superandoli. Spesso con sacrificio. Fornire sostegno alle famiglie vuol dire fare in modo che possano realizzare i loro progetti di vita. E che i loro valori – il dialogo, il dono di sé, l’aiuto reciproco – si diffondano nell’intera società rafforzandone il senso civico»4. Così ha affermato il Presidente Sergio Mattarella nel discorso di fine anno.
«Francesco va’, ripara la mia casa» rappresenta un’esortazione che riferiamo alla Chiesa di San Francesco del Prato, alla città, “casa di tutti”, al Creato, la casa comune, e alla nostra comunità cristiana.
Riparare è un verbo che parla al futuro. Riconosce infatti che occorre intervenire nel presente per preservare e migliorare qualcosa che si vuole far durare nel tempo. Lo accogliamo, allora, con piacere, con gratitudine ed anche con cosciente responsabilità.


PARLANDO DI “CULTURA”
La nostra è una comunità sempre più composita. La variegata realtà di persone e di mondi che la abitano crediamo guardi con simpatia l’autore del Cantico delle Creature ed accolga, con meno difficoltà di quanto si potrebbe pensare, la Voce che lo ha chiamato a “riparare la casa che è in rovina”.
La connessione tra San Francesco del Prato, la Città, la Chiesa e il Creato, parla di uno stile di vita della nostra collettività e lo riconosce dinamico, componendo la storia che ci ha segnati, con l’oggi nel quale si prospetta la città del futuro5. Una cultura “alta” e insieme spicciola, quotidiana, che fa unità nella definizione di san Giovanni Paolo II: «Ciò per cui l’uomo diventa più uomo»6. Con una simile visione cerchiamo di specificare il significato del termine “cultura”. Lo troviamo in molti casi non lontano dal volto e dalla vita della città e della gente e gravido di sorprendenti e impegnative potenzialità.
“Parma 2020 capitale italiana della cultura” non è soltanto un crescendo di cose belle da vedere o un indotto che aumenta gli introiti, ma può e deve significare e stratificare livelli diversi di benefici, partendo da un rinnovato amore per la città, ponendo alla sua base la creativa armonia di “bello e buono” e di “giusto e vero”.
Parlare di cultura, infatti, significa osservare un poliedro che tutti esperimentano7.
La mente va all’eredità trasmessa dalla storia, dal mondo classico, che ricorre ad un’immagine agricola, cara alla nostra terra: cultura (dal latino colere “coltivare”) come coltivazione dell’uomo nella sua vita interiore, mediante il vero, il bene, il giusto, il bello. Valori assoluti e universali8. Un riferimento che si ripropone oggi nell’educazione, impegnativo dovere tra le generazioni: aiutare a crescere la persona è fare cultura!
La cultura si estende anche al frutto di questa “coltivazione dell’umano” per indicare il patrimonio di verità e di bellezza acquisito ed espresso da una persona, per poi estenderlo, in forma analogica, alla collettività, alla nazione. Si identifica così la cultura, con le sue scuole e i suoi istituti, con la produzione filosofica, letteraria, giuridica, artistica, musicale.
La concezione di cultura si è nel tempo arricchita di significati ulteriori andando ad esprimere la «totalità condivisa degli elaborati e dei comportamenti in tutti i campi di una specifica popolazione»9. Si può cogliere così che alcuni valori e atteggiamenti sono particolarmente rilevanti in una certa cultura e si può identificare, in essa, una gerarchia di valori, proposta e accettata.
Ogni gruppo umano ha e manifesta una sua cultura. Da qui dovrebbe nascere il rispetto verso le molteplici espressioni del vivere, insieme al desiderio di dialogo nell’incontro tra stili di vita diversi, potenziali latori di un contributo significativo per l’altro. In questo senso parliamo di dialogo tra culture, ma anche di cultura del dialogo, intesa come disponibilità permanente ad accogliere i valori altrui e a confrontarsi con essi.
Considerando queste facce del poliedro possiamo legittimamente fare riferimento a quella che si è rivelata nella storia, e nella nostra storia parmense, come cultura cristiana. Essa elabora e attua, sulla fonte del Mistero dell’incarnazione, un percorso per “coltivare l’umano”; si manifesta in un popolo, la Chiesa, capace di innestarsi in ogni realtà con un confronto franco e dialogante; forgia uno stile di vita che si rivela, pure nell’arte, valorizzando tutte le sue espressioni, perché nulla che sia umano è alieno dalla fede nel Cristo, vero Dio e vero uomo, morto e risorto per tutti10. “Parma 2020 capitale italiana della cultura” costituisce un grande impegno. Non può essere quindi soltanto lo scintillio di un momento, né un’operazione di marketing: è per tutti il fermo immagine della nostra storia, per riprendere una proiezione sul futuro, senza l’esclusione di nessuno.
“Parma 2020 capitale italiana della cultura” riserva infatti grandi potenzialità per “riparare” l’intera comunità. Utopia? La cultura, con il suo portato etico, offre un luogo, una casa all’utopia.


«RIPARA LA MIA CASA»:
LA CHIESA DI SAN FRANCESCO DEL PRATO
Vale la pena soffermarsi sul significato simbolico del suo recupero. Un’espressione di fede e di carità, sottratta al culto dall’occupazione napoleonica e trasformata da luogo di raduno del popolo di Dio a luogo di reclusione dei condannati. Rimasta per tanti anni abbandonata e vuota, nel 2020 ritornerà ad essere luogo di culto, aperta ad eventi consoni e importanti, portando in sé la memoria viva di tutto ciò che è stata e di tutti coloro che in essa hanno pregato, sofferto, sperato, vissuto.
“Riparare” la Chiesa di San Francesco del Prato ricollega la città alla sua storia. Alla sua origine romana, alla via Emilia lungo la quale è stata fondata, e alle radici cristiane.
“Riparare” la Chiesa di San Francesco è prelevare da un tesoro di vita per investirlo nel presente e per il futuro. Costituisce un contributo a disegnare un modo di vivere che raccoglie la storia per confrontarsi con l’oggi. Simbolicamente con le periferie esistenziali, qui rappresentate dal carcere, concentrato di dolore, e di rinascita attraverso l’aiuto dei buoni, quali furono la beata Anna Maria Adorni e padre Lino Maupas. (MV 2019)
Ora, nel cantiere che restituisce armonie antiche e inesplorate immagini, nel riaffermarsi come Chiesa casa aperta a tutti, si svela una meraviglia sorprendente, mentre ancora sembrano udirsi volute di preghiere, urla di tribolazione, attese di speranze. Chi vorrà, potrà lasciarsi prendere da questi suoni, misurarsi in se stesso con domande rinnovatrici.
«RIPARA LA MIA CASA»: LA CITTÀ CASA DI TUTTI

Il valore del piccolo
La città è la casa di tutti e chi la ama se ne prende cura. La ripara e la migliora.
I parmigiani sono orgogliosi di vivere nella loro “petìte Capitale”, con l’accento sul sostantivo, giustificato
comunque dall’aggettivo. Al di là del permanente pericolo della vanagloria, si delinea un dato controverso, che crediamo sia da riscoprire: il valore del locale, anche del piccolo.
La geografia di Parma è un insieme di zone storiche (Centro e Oltretorrente) e di periferie che si mescolano con la loro diversificata valenza esistenziale. Se per periferia intendiamo, secondo l’accezione bergogliana, realtà a rischio di scarto e di crisi, le troviamo pure al centro della città. (MV 2018)
Il centro geografico di Parma è fatto di viali storici e di borghi con squarci raccolti che aprono all’incanto da gomiti di strade affacciantesi di colpo su piazze e monumenti.
Per Parma il borgo ha uno spiccato significato e parla del valore del piccolo: dal borgo al mondo! La storia lo testimonia. Tante eccellenze di Parma sono partite da un “borgo” e hanno raggiunto il mondo. Il pozzo della Chiesa di San Michele per fare il pane; la farmacia che confeziona rimedi e farmaci; l’officina che si inventa una pompa idraulica per i camion dismessi dall’esercito americano. Un bambino di campagna – Guido Maria Conforti – che va in una scuola relegata in un borgo, dove in una piccola Chiesa un crocifisso «parea dirgli tante cose» e dalle Colonne di quel borgo il suo sogno scavalca la Grande Muraglia.
Piccolo non è sinonimo di chiuso. Non è di per sé “sovranista”. Può favorire una coscienza profonda e uno slancio mondiale. Costruire nel piccolo, nell’oggi, con pazienza e bene, e formarsi, apre al mondo. Questo vale anche per le nostre realtà locali che, proprio nelle ricchezze che contengono, nella cura del particolare, anche, identitario, accumulano potenzialità universali.
Piccolo è bello perché è “cattolico”, cioè universale.


Il lavoro e il tempo
Risalta nella nostra cultura il valore del lavoro e della creatività legata alle tradizioni.
In questa logica, la Chiesa di Parma offre un’occasione unica, ispirata ad un’idea di cultura che è consapevolezza, memoria e progetto: l’esposizione dei Mesi e delle Stagioni di Benedetto Antelami in Battistero11. Il tema del tempo e del lavoro racchiude in sé l’intera esistenza umana; la cultura contemporanea avverte spesso il tempo che passa come un nemico, e il lavoro come un peso alienante quando c’è, e come un’angoscia quando non c’è. Le sculture dell’Antelami ci offrono una lettura profondamente cristiana che ha ancora voce nella nostra società: i dodici mesi rappresentano persone intente ai lavori agricoli, ma i loro abiti sono nobiliari. Il lavoro non è prospettato come servile, ma è il lavoro redento di chi si sente chiamato a collaborare nel custodire e nel coltivare il Creato, e a riparare, oggi, la “casa comune”. Occasione per una riflessione sul lavoro nella nostra realtà. Ai problemi che pone e alle opportunità che rappresenta. Anche ammirare da vicino le statue antelamiche consente, insieme ad uno sguardo alla cultura della città medievale, di interrogarsi sull’oggi globalizzato12.
Quale cultura del lavoro, nella vita della nostra città, fatta di borghi e di periferie, e di apertura al mondo?


Uno stile di vita a testa alta
Al di là delle controverse classifiche è evidente che qui a Parma c’è più lavoro. Si sta meglio che da altre parti e proprio questa condizione interpella sulla collocazione di Parma nel nostro pianeta. Dal borgo, dalla sua storia, per le sue eccellenze, Parma è città d’Europa (MV 2019) e del mondo.
Come può questa presenza contribuire al bene di tutti? Percorriamo questa domanda dal versante più difficile e chiediamoci: il nostro stile di vita grava su altri? Intendiamo persone e Paesi che non riescono a sollevarsi verso una condizione di vita più umana e giusta perché privati di ricchezze e risorse proprie. Mondo nel quale ritroviamo l’iniquo divario tra Nord e Sud, e dove i sistemi prodotti garantiscono ad alcuni una posizione alta, improntata sul superfluo e addirittura sull’eccesso, e che costringe invece persone, famiglie e Paesi interi, ad una vita più povera. Un sistema spesso favorito dalla piaga della corruzione13 e da forme più o meno esplicite di neocolonialismo.

Se non possiamo dire che la persona “che sta bene”, in quanto tale, ne sia direttamente colpevole, non possiamo neppure negare che sia priva di responsabilità se non si interroga sul suo stile di vita e sulla distribuzione delle ricchezze.
Un esempio ci è dato dal permanere del fenomeno dell’immigrazione che ha in questo squilibrio una delle sue cause. «Aiutiamoli a casa loro» non deve significare un disimpegno o una delega, ma porta a mettere in discussione il nostro modo di vivere.


Oggi viviamo una grande occasione per rivalutare tante cose che abbiamo messo in ombra. Persone che vengono da “fuori” possono offrirci stimoli giusti per facilitare un ripensamento. Non è un caso se sono tra noi. Ma si impone la domanda: faranno in tempo a dirci questo o saranno già imbrigliati da un sistema che li omologa più che creare una relazione costruttiva tra diversità? Con loro può rinnovarsi la nostra cultura.
Un segnale di questo disagio è l’accrescersi della forbice (MV 2009; 2011; 2014; 2015; 2016; 2019) nella qualità della vita tra chi può tanto o tantissimo e chi può meno e sempre meno. Anche oggi a Parma ci sono i poveri14 all’interno dei quali una percentuale è in condizioni materiali, sociali e psicologiche da non reggere una progettualità e pertanto vive nella dipendenza di altri, come gli istituti preposti che non possono non farsene carico, e gli enti solidaristici e caritativi che godono di una particolare, sia pur fragile, forza creativa che necessita di essere sostenuta secondo il principio di sussidiarietà.
In questa logica la proposta della Chiesa per “Parma 2020 capitale italiana della cultura” non può prescindere dalla carità e dalla solidarietà. Sostenendo e valorizzando ogni forma di volontariato e di prossimità finalizzata al sostegno di persone svantaggiate e alla promozione di una cultura dell’integrazione e dello sviluppo.
Parte integrante di questa proposta sono un itinerario nei luoghi della carità; la presentazione del Rapporto Caritas sulla povertà e l’associare alla mostra dei mesi dell’Antelami un’iniziativa solidaristica volta a “riparare” almeno una casa perché sia messa a disposizione di persone che non l’hanno. È possibile riparare la casa partendo dal piccolo, con la stessa creatività che ha portato parmigiani intraprendenti dal borgo a raggiungere l’intero pianeta.
Uno stile più sobrio, che sa scegliere con la testa alta guardando al mondo, favorendo sia una cultura degli “occhi negli occhi” che dello sguardo globale, costituisce una risposta alla portata di ogni persona di buona volontà.
La domanda che può sorreggere questo impegno è semplice: «Perché a me è possibile e ad altri è negato?». L’oggetto è una vita soddisfacente, con possibilità formative, sanitarie e abitative adeguate. Con un lavoro stabile.
Possono svilupparsi le condizioni per una sostenibilità globale. Non richiesta solo agli altri, ma che parte dalla persona, dal suo gruppo. Dal piccolo arrivo al mondo. Parma ce lo insegna.


«RIPARA LA MIA CASA»: IL CREATO, LA “CASA COMUNE”
Il Creato, l’ambiente, è la casa voluta per l’umanità. Deve essere con urgenza riparata perché va veramente in rovina!
Alla grande e doverosa preoccupazione per l’ambiente, va unita l’eguale preoccupazione educativa verso un’ecologia integrale. Lo ricorda l'enciclica Laudato si', sottesa a questo paragrafo.
L’ umanità ha una casa che le è data per tutte le generazioni. La custodia e la coltivazione della terra è vita. È scelta etica il valorizzarla e non il depredarla, è trasmissione e parte essenziale del bene comune che unisce il presente al futuro. È un doveroso atto di giustizia, in particolare verso i Paesi poveri, a rischio più di altri, e verso le generazioni che verranno. I segnali drammatici non possono essere elusi per incoscienza e prepotenza. È possibilità di vita per l’oggi e il domani, senza divenire un assoluto, perché non risponde alle domande intrinseche alla natura umana, non la salva, ma pone le condizioni perché la donna e l’uomo possano interrogarsi e accogliere una Parola a loro rivolta per vivere il bene nella pace. L’ambiente non è Dio, ma è il luogo dove incontrarlo, dove rintracciare le impronte che portano a coglierne l’immagine in ogni persona.
Danneggiare il Creato è offendere Dio e i suoi figli.

Riparare la casa, il Creato, riporta la persona al centro, come chi lo custodisce e lo coltiva, mai dunque come un distruttore. È necessario che la persona, la collettività, si riapproprino della coscienza di sé e del proprio mandato eco-logico15, ricollocandolo davanti alla responsabilità delle loro scelte. La questione eco-logica è questione umana, cioè etica.
La campagna e lo slogan «plastic–free», ad esempio, pone la domanda sull’assenza di un apporto educativo che faccia cogliere il senso del limite.
Il mito dell’usa e getta e di possibilità infinite di consumo è passato indenne in una generazione che non ha educato al valore delle cose, al rifiuto dello spreco, al rispetto del Creato. È stato dato per antiquato uno stile di vita che sapeva valorizzare le cose delle quali siamo custodi, senza sprecarle.
Dal mangiare frutta di stagione, all’utilizzo di utensili che basta lavare per usarli ancora, al godere del vetro e della ceramica piuttosto che irriderli perché desueti.
Al di là di reazioni emotive e manichee, siamo chiamati a recuperare, in realtà, un vero concetto di noi stessi, della nostra persona che fa un uso equo e buono del Creato e delle sue creature.
La scelta green sarà efficace se sarà life, cioè etica, facendo leva su una persona che torna amica del Creato custodendolo nell’alleanza tra giovani e adulti ai quali si chiede, specialmente in chi governa, amministra, tesse strategie industriali, una levatura alta, non chiusa nell’interesse dell’oggi, ma protesa al futuro.
“Parma 2020 capitale italiana della cultura” può guardare alla cultura eco-logica della nostra terra e scoprire, in forma critica, costumi sapienti di armonia tra le persone, gli animali, la campagna. Parma non è solo la città. Non possiamo dimenticare le questioni ambientali che anche il nostro territorio deve affrontare: pensiamo, ad esempio, al tema dell’acqua (alla sua qualità, allo spreco), delle acque (dalla siccità alle alluvioni), della qualità dell’aria e dell’inquinamento, dell’abbandono della montagna, con le inevitabili conseguenze negative dovute all’assenza del “custode”.
Spacchettiamo questi temi da un’arcadia anacronistica e scopriamo quanto siano attuali e necessari.
Pensiamo anche allo spreco del cibo – un impegno vero e simbolico: non sprecare mai il pane, tagliare quello che serve, se rimane consumarlo nel pasto successivo –, al chilometro zero che aiuta la pazienza di coltivare il tempo dell’attesa, ma anche alla logica dell’armonia portata nella vita, godendo delle cose belle per il loro intrinseco valore, in modo che tutti ne possano usufruire, e rinnegando con ferma decisione la “non- cultura” dello sballo. Non si fa una scelta green vivendo l’eccesso o buttando via in un sabato sera quanto serve ad un coetaneo povero per vivere una settimana.
Guardiamoci anche intorno per verificare se il raggiungimento di uno stile più sano non possa essere a beneficio, sia pure gradualmente, di un raggio sempre più ampio di persone, anche svantaggiate. Unire ai beni primari, che ancora sono richiesti e non da tutti raggiunti con continuità, una qualità di vita progressivamente più salutare. Una condizione che non può essere appannaggio di pochi e deve essere perseguita con un delicato e rispettoso incontro.


Dal piccolo si raggiunge il mondo che apprezza e cerca i nostri prodotti ed anche li contraffà, tanto sono ricercati e famosi. Siamo già nel mondo globale e ci troviamo quindi nella condizione di fare scelte eco-logiche responsabili e sostenibili a vantaggio di tutti.


«RIPARA LA MIA CASA»: LA CHIESA DI PARMA
«Francesco va’, ripara la mia casa», si riferisce alla Chiesa di Parma, semper reformanda, sempre bisognosa di venire riparata.
Come e quale specifico contributo può offrire la comunità cristiana? Quale sinergia condividere con la città?
Lo stesso San Francesco lo indica all’inizio della sua Regola: «Vivere il santo Vangelo», ovvero «seguire l’insegnamento e le orme del Signore nostro Gesù Cristo»16.

Possiamo interpretare «vivere il Vangelo sine glossa». Tendendo alla sua pienezza, senza annacquarlo. Come ha fatto Lui. E questo non gli ha impedito di essere una persona da tutti apprezzata, al contrario, proprio per gli effetti del Vangelo vissuto in pienezza, è universalmente benvoluto.
La Chiesa di San Francesco del Prato, con la comunità francescana, vorremmo portasse questa proposta e questo annuncio. Tenendo, così, aperte le porte per tutti. All’Università, agli studenti, in primis, ai docenti e al personale tecnico-amministrativo che vivono e operano tutt’intorno. In una cordiale vicinanza con questo opificio di cultura, che ha ottenuto meritatamente grandi riconoscimenti e si conferma per tutti comunità educante alla ricerca del sapere e della sapienza, in sintonia con l’apertura universale del Santo di Assisi.
La casa comune, il Creato, l’ambiente, richiedono una risposta ferma e non più procrastinabile. Non è la paura che ci salverà dalla distruzione, né elevare l’ambiente a unica ragione di vita, ma la convinta risolutezza che nasce da Dio, che ha voluto essere uomo e abitare la casa degli uomini. San Francesco, che fa del Vangelo sine glossa la sua Regula et Vita, prega «Laudato sii mi Signore per sora nostra madre terra» e chiude «Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali».
Appello attualissimo perché il male inferto all’ambiente è un peccato eco-logico, dal quale redimersi con una decisa conversione. Pensiamo con piacere di celebrare san Francesco come patrono di questo movimento e raccogliere annualmente per la sua festa gli sforzi per “riparare” la “casa comune”. La Chiesa di Parma si adopera in una permanente educazione e conversione ecologica, profonda e tenace, perché fondata sul Vangelo. Le Nuove parrocchie, gli Oratori, le associazioni, e le varie iniziative messe in campo, sono alcuni tra i luoghi e le occasioni di questo impegno.
La casa di tutti è la comunità civile nella quale i credenti vivono con partecipazione leale e costruttiva. Il Vangelo ha generato preziose forme di solidarietà che hanno ispirato la cultura della nostra città ed oggi si ripropongono con creatività, coordinate dall’ opera costante e tenace della Caritas parmense, che così adempie ad uno dei compiti richiesti alla sua fondazione da Papa Paolo VI, ora Santo.
Anche il rinnovato impegno politico dei cattolici costituisce un servizio specifico alla città. Il Vangelo illumina la coscienza del credente a parteciparvi da cristiano assumendosene la responsabilità, non soltanto da solo, ma anche attivando gruppi che, condividendone i valori di fondo, possano offrire un loro contributo a quanto serve per il conseguimento della pace e del bene comune.
È tempo ormai che questo contributo sia visibile e meglio riconoscibile e non si perda indistintamente, ma piuttosto si qualifichi per un’interpretazione più alta della politica, nella quale la volontà di promuovere relazioni porti ad un dialogo, fosse solo a livello operativo, senza mai venire meno all’ ispirazione evangelica. A tal fine è di prossima apertura a Parma una scuola di pastorale sociale e politica, rivolta ai giovani.
«Ripara la mia casa» è per la Chiesa di Parma il gioioso coraggio del Vangelo.
Nelle generazioni. Ai figli non solo da piccoli, ma in particolare mentre crescono negli anni dell’adolescenza e quando sono giovani, in una trasmissione che assume il carattere del confronto e della conversione reciproca. È il ministero proprio di essere tramite della fede nel generare. È servizio essenziale per far crescere cristiani e cittadini.
Proprio verso i giovani la Chiesa di Parma dovrà chiedere perdono se rimane vuoto l’impegno assunto ad attuare il Sinodo sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale, voluto da papa Francesco. Tornando alla catena delle generazioni, l’annuncio del Vangelo è anche nella tribolazione e nella vecchiaia: quando la luce ai passi quotidiani indica la meta della città di Dio – posta in alto come sulla cupola del nostro Battistero – o sembra celarsi dietro ombre e nubi.
Il Vangelo sine glossa è lampada che non può essere coperta quando si esce da casa, o da luoghi rassicuranti. Nella politica, nel lavoro come nel tempo libero, ovunque il Vangelo è una torcia che si alimenta all’aria dell’incontro e accende speranza e vita buona in tutte le situazioni che il cristiano vive. Non a caso, ma per un appuntamento che ha fissato la stessa Voce, che parlò a san Francesco. Il Vangelo prende il volto del cristiano accogliente e buono, diventando il Messaggio che tutti capiscono e che innerva la cultura della “esistenza per” del Signore, come del credente. Esso ripara le relazioni, isola la solitudine, lenisce le lacerazioni e converte il rapporto con il creato. Opera la pace.

Il Vangelo è il contributo della Chiesa semper reformanda: sia in colpevole fuga verso i tanti Emmaus, sia viandante che si avvicina a chi va senza meta e annuncia procedendo insieme; soccorritrice ferita che si presta ad assistere, o locanda fiduciaria del Signore Gesù, il Samaritano dell’umanità.
Il Vangelo sine glossa è la via della Chiesa, la verità che annuncia, la conversione che continua e la vita che invita a vivere.

Parma, 13 gennaio 2020
+ Enrico Solmi Vescovo di Parma Abate di Fontevivo


NOTE
1 Decreto Legge 31 maggio 2014.
2 Discorso del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, 31 dicembre 2019.
3 TOMMASO DA CELANO, Vita Seconda 10, in Fonti Francescane, n. 593.
4 Discorso Presidente... cit.
5 E. SOLMI, Messaggio per la Festa di Sant’Ilario, 2010, d’ora in poi: MV.
6 C.M. MARTINI, Sintesi conclusiva dei gruppi minori, Assemblea CEI, Roma, 25 maggio 1995.
7 L. MONTEZ, Una comunità che si coltiva, in Vita Nuova, 5 gennaio 2020, p. 7.
8 “Cultura” esprime, in latino, la forma plurale del participio futuro, ad indicare qualcosa che è ancora in embrione, di cui si intravvede l’abbozzo, ma che deve o, meglio, si vuole far crescere.
9 G. BIFFI, Memoria e digressioni di un italiano cardinale, Ed. Cantagalli, Siena 2007, pp. 221, 222.
10 Il termine cultura, infatti, porta in sé anche la parola cultus, ad indicare il patrimonio di tradizioni, di religio, di religione, da
cui non può prescindere.
11 Nei mesi di maggio – ottobre le statue antelamiche dei mesi e delle stagioni saranno esposte nel Battistero di Parma.
12 Nel ricco programma che la diocesi propone è previsto un convegno organizzato dall’Ufficio diocesano per la pastorale del lavoro dal titolo “Tutto è connesso”, 16 maggio 2020.
13 PAPA FRANCESCO, Udienza nella Sala Nervi ai magistrati e ai funzionari della Corte dei Conti, 18 marzo 2019.
14 Undicimila nuclei familiari secondo i dati rilevati dal 4° rapporto della Caritas, cfr. CARITAS PARMENSE, Rapporto sulla
povertà a Parma 2019.
15 Il termine stesso indica una progettualità razionale (logos) a favore della casa (oikos) comune.
16 SAN FRANCESCO, Regola non bollata, 1.1, in Fonti Francescane 4.

Inaugurata la mostra sulla Gazzetta di Parma. Nell'anno di Parma Capitale Italiana della Cultura non poteva non essere ritagliato uno spazio per  la "Gazzetta di Parma", il giornale più antico d'Italia (primato conteso con la Gazzetta di Mantova) che da 285 anni, senza interruzioni, ha raccontato di Parma e della provincia. Un giornale che ha raccontato la quotidianità di Parma, anche quella più semplice, dei quartieri e dei paesi, e che perciò rappresenta un pezzo importante della storia della Città Ducale.

Bene ha fatto quindi l'amministrazione di Parma a riconoscere la "Medaglia d'Oro" del Premio Sant'Ilario al quotidiano di Parma, quella "Gazza" spesso criticata ma da tutti amata e insostituibile.

La motivazioni – La Medaglia d'Oro del Premio Sant'Ilario 2020 viene conferita a Gazzetta di Parma che, attraverso la plurisecolare attività di informazione, ha contribuito a garantire uno dei diritti fondanti previsti dalla Costituzione: libertà di pensiero, di stampa e di informazione. Ha costituito un elemento propulsivo nella crescita culturale della città contribuendo, altresì, a formarne l'identità e diventandone parte. In 285 anni di attività ha narrato Parma, ha raccontato la sua gente, testimone quotidiana della vita cittadina e dalla sua storia.

Nelle foto di Francesca Bocchia le immagini della mostra dedicata alla Gazzetta di Parma in Palazzo Pigorini.

Piacenza 13 gennaio 2020 - Temperature roventi durante le riunioni del Collegio dei docenti e le sedute d'esame che alla fine dello scorso anno scolastico hanno provocato malori ad almeno due persone, un fatto che nelle settimane scorse ha indotto una settantina di professori della Scuola Secondaria di 1° grado “Calvino” di Piacenza, la cui sede è in Via Boscarelli, a chiedere per tempo interventi risolutivi per l'Auditorium e per le aule interessate dagli esami. Gli insegnanti, nella speranza che la situazione si ripeta l'estate prossima, hanno inviato una specifica richiesta al Comune, in quanto proprietario dell'immobile, ma sono trascorsi oltre 2 mesi e di fronte al silenzio dell'ente in molti si sono rivolti alla Gilda degli Insegnanti, che quale contitolare della rappresentanza collettiva di categoria, ha formalizzato un esposto notificato a ciascuno degli enti preposti. 

L'atto firmato dal coordinatore Salvatore Pizzo invita Il Dirigente Scolastico a disporre tutte le misure necessarie per la tutela della salute dei dipendenti, e nelle more che si intervenga con lavori di adeguamento e/o l’installazione di impianti idonei, la Gilda suggerisce vari accorgimenti, come quella di convocare le riunioni del Collegio dei docenti in luoghi più salubri, anche diversi dalla sede scolastica, comunque nel perimetro del Comune di Piacenza (sale convegni, auditorium pubblici e/o privati, aula magna di altra istituzione ecc.). La Gilda suggerisce anche di provvedere all’acquisto con fondi dell’Istituzione scolastica di condizionatori portatili; il Comune di Piacenza di Piacenza è stato sollecitato ad intervenire urgentemente, quale proprietario dei locali ospitanti le scuole del primo ciclo, ai necessari lavori di manutenzione straordinaria e/o ordinari per sanare la situazione, inoltre ricordando che in caso di mancato intervento esistono anche delle sanzioni è stato informato il Servizio Igiene e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’ Ausl di Piacenza a disporre tutte le azioni di vigilanza di propria competenza. La Gilda fa sapere che in mancanza di riscontri si riserva ulteriori azioni.

Sede di Parma – Borgo delle Colonne 32 -43121 - Parma
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. –tel.338/8103820 – tel.fax 0521/684809

SEDE DI PIACENZA: Via S. Marco, 22 – 29100 Piacenza
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Domenica 19 gennaio si parte con il corso di motivazione “Quanto Vali?!” e il brindisi inaugurale del variegato cartellone di appuntamenti dell’Associazione medesanese, partner di Parma Capitale della Cultura 2020.

Medesano (PR) 12-01-20 – Il 2020 sarà un anno importante per la cultura a Parma e provincia e il nuovo incarico di referente eventi del centro culturale La Caplèra di Medesano, sede dell’omonima associazione costituita nel 2016, vedrà da subito all’opera Francesca Caggiati.

Già domenica 19 gennaio, dalle 12.00 alle 18.00, i locali della villa ospiteranno il corso di motivazione e consapevolezza "Quanto Vali?!", che porterà i partecipanti a sperimentare vari modi per darsi il giusto valore, nelle relazioni di lavoro - riposizionandosi all'interno della propria azienda o addirittura cambiando lavoro - e nelle relazioni interpersonali, di coppia, genitori/figli o amicali.

“Nel momento in cui diventiamo consapevoli del nostro valore – spiega Francesca Caggiati - possiamo trasmettere agli altri le nostre qualità e competenze per farci riconoscere una retribuzione più consona, vivere un rapporto più equilibrato e rispettoso con noi stessi e di conseguenza con gli altri”.

Francesca_Caggiati_-_giornalista.jpgCaggiati, 46 anni, formatasi con rinomati docenti italiani ed esteri, conta una laurea in Economia e Commercio, è specializzata in comunicazione e marketing turistico e territoriale. Giornalista pubblicista dal 2001, attualmente ricopre il ruolo di revisore dei conti, nel Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia Romagna, per cui organizza anche alcuni dei seminari di aggiornamento relativi alla formazione obbligatoria degli iscritti.
Il corso è a numero chiuso e prevede un massimo di dodici partecipanti. Per ulteriori informazioni è possibile contattare il 338 5219408 oppure inviare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o un messaggio attraverso la pagina Fb Parma Da Vivere.

L’Associazione senza scopo di lucro La Caplèra è partner ufficiale di Parma Capitale della Cultura 2020 con un progetto previsto presso il Ponte Nord, mentre in sede ospiterà eventi socio-culturali, artistici, informativi, educativi e benefici.

La realtà medesanese prende il nome dalla cappellaia, in dialetto locale la caplèra appunto, che viveva nella vecchia casa e che di mestiere cuciva i cappelli per gli abitanti della zona. Da qui, l’attuale proprietario e fondatore, è stato ispirato e ha tradotto in favola la straordinaria avventura che gli ha permesso di acquistare la Caplèra, fatta costruire dal maestro Romano Gandolfi, e che il centro culturale ha in animo di poter offrire al pubblico a fine maggio, con uno spettacolo teatrale rivolto ad adulti e bambini.

Sempre domenica 19 gennaio alle ore 19.00 si terrà la presentazione del calendario eventi La Caplèra 2020 e il brindisi inaugurale - aperto a tutti fino ad esaurimento posti – per cui è richiesta l’adesione contattando il centro culturale attraverso la mail del sito www.lacaplera.it  o la pagina Fb "La Caplèra".

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“Mario Bocchi, primo sindaco di Parma”, un libro e un pezzo di storia della città che si completa. Molti ancora i punti da riportare alla luce.

E’ nella prestigiosa sala del Consiglio Comunale di Parma che si è finalmente celebrato il primo Sindaco di Parma, tornato a rivivere nella storia della città, grazie al libro di Giuliano Masola "Mario Bocchi primo sindaco di Parma". Se un pezzo importante della storia di Parma è stato ricomposto, molti nuovi interrogativi si sono manifestati durante la ricerca storica. Quesiti che dovranno essere indagati, sia sulla persona dello stesso Bocchi, sia per completare il quadro politico e sociale di Parma nel primo dopoguerra.

di LGC Parma 8 gennaio 2020 – Mario Bocchi, primo sindaco di Parma, dalla resistenza al tavolo con i "Grandi d'Italia" era da subito caduto nell'oblio senza ragione apparente, una dimenticanza sanata grazie all'associazione Giuseppe Micheli e Confcooperative Parma e al libro di Giuliano Masola "Mario Bocchi primo Sindaco di Parma" che è stato presentato questa mattina nella sala del Consiglio Comunale di Parma.
"Mario Bocchi - recita l'invito al convegno - è stato un uomo silenzioso ma fortemente impegnato nella Resistenza e nella ricostruzione di Parma dalle macerie belliche, stretto collaboratore di Giuseppe Micheli. Il poeta Renzo Pezzani a lui dedicò un libro di poesie. Lo scultore Froni lo ricordò con un busto. Enrico Mattei e Giovanni Marcora amavano ragionare con lui nel salotto di casa sua.
E’ stato fotografato al fianco di illustri personaggi tra cui Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti, Ferruccio Parri. Su proposta del CNL, gli Alleati lo hanno nominato Sindaco di Parma nel 1945 e confermato dal Prefetto Ferrari. Ma di lui era scomparsa ogni traccia, nemmeno una fotografia in Comune. Su iniziativa dell’Associazione Giuseppe Micheli e di Confcooperative Parma, Giuliano Masola ha ricostruito la vita, l’impegno sociale e politico di Mario Bocchi, primo Sindaco di Parma, dalla Resistenza al primo anno della ricostruzione della città."


“Fin da piccolo, - ha così introdotto i lavori Alessandro Tassi Carboni presidente del Consiglio Comunale di Parma - come tanti altri coetanei, ho sempre goduto del fascino delle storie: racconti che ti trasportano dentro le vite degli altri, racconti che ti accompagnano in sognanti relazioni.
E la mia attuale esperienza politica consente - determinando così il lato più felice del frangente - di incrociare tante storie stimolanti di uomini, donne e fatti che accolgo sempre con grande curiosità.
Così ho incrociato la storia di Mario Bocchi in occasione del convegno tenuto lo scorso luglio "Il Sindaco che non c'era" grazie all'iniziativa, fra gli altri, di Eugenio Caggiati e Giuliano Masola.
Una vicenda curiosa, fatta di dimenticanze ed oblii, di caratteri schivi e riservatezze, di volontà e ingiustizia, fretta di passare oltre ad uno dei periodi più bui e drammatici della nostra storia recente. In quel contesto certamente Mario Bocchi era la persona giusta, scelta con lungimiranza prima dal Comando Alleato e poi confermata anche dalla Prefettura, per garantire il passaggio istituzionale alla democrazia evitando il feroce disfacimento sociale frutto del lungo periodo di soprusi e libertà violate.
Lo stesso Comune di Parma era caduto nell'equivoco di disconoscere il ruolo ricoperto da Mario Bocchi tra il 1945 ed il 1946 quale Sindaco della città, tanto da non rappresentare neppure la sua immagine fra quella dei primi cittadini presente nella Sala Grande del Municipio. Questo vuoto è stato colmato il 2 luglio 2019 apponendo ufficialmente il quadro contenente una delle rare fotografie (recuperata grazie alle affettuose ricerche del nipote Andrea Saccani) del primo Sindaco di Parma dell'era democratica. La cerimonia, alla presenza delle autorità cittadine, è stata volutamente sobria ma emotivamente partecipata, in coerenza al comportamento e lo stile che ha contraddistinto il passaggio terreno di Mario Bocchi.
E certamente a lui dobbiamo molto di più di quanto gli sia stato mai riconosciuto.
Oggi che, grazie all'appassionato e rigoroso lavoro di ricerca di Giuliano Masola, promosso dall’associazione culturale “Giuseppe Micheli”, la nebbia del silenzio si è diradata e possiamo sentirci più padroni del nostro passato, quale memoria ed origine della nostra identità. Una memoria non sterile e nostalgica ma dinamica energia per le consapevoli scelte che ci attendono.”

All'introduzione del Presidente del Consiglio Comunale hanno fatto seguito i saluti di Carmen Motta, nella sua prima uscita pubblica nel ruolo di Presidente dell'Istituto Storico della resistenza e dell'Età contemporanea di Parma. “Siamo onorati di avere collaborato alla ricostruzione di questo pezzo di storia della nostra città. Bocchi si assunse delle responsabilità impegnative durante il periodo resistenziale e per questo venne nominato primo sindaco di Parma. Provate a immaginare cosa volesse dire tenere insieme le diverse anime della resistenza per condurle alla piena democrazia. Una città devastata dove occorreva garantire anche sicurezza.” “A una persona umile ma coraggiosa, determinata, rigorosa, come pochi noi dobbiamo un grande debito di riconoscenza e questa giornata sia solo l’inizio per conferire lo spessore che Bocchi merita anche ai giorni nostri, ha così concluso la Carmen Motta.”

La figura del "Sindaco Ritrovato" è stata richiamata dallo stesso autore del libro, Giuliano Masola.
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"Di primo acchito - inizia il proprio intervento Giuliano Masola - direi che oltre alla figura di Mario Bocchi emerge anche la nostra città come era vissuta tre generazioni fa grazie anche al corredo fotografico e la riproduzione di illustrazioni satirico-politiche del tempo.
Dobbiamo ad Andrea Saccani nipote di Mario Bocchi un particolare ringraziamento anche per questo. La Storia si può così riassumere.
Mario Bocchi nasce a Parma il 26 novembre 1903, da Ildebrando ed Ercolina Paini. I genitori, entrambi orologiai, sono di Traversetolo; il trasferimento della famiglia a Parma avviene l’11 novembre 1909.
A Parma, abita in via Cocconi 15; si trasferisce a Modena fra il 1923 ed il 1925. Dalla verifica fatta dopo il suo rientro da parte del Comune, risulta che sta con la famiglia e che lavora presso lo studio notarile dell’On. Giuseppe Micheli.
Il 23 ottobre 1930, ad Albazzano, si sposa con Iolanda Bondani, casalinga; uno dei testimoni è l’on. Giuseppe Micheli. Dalla coppia nascono due figlie: Angiola Maria e Maria Grazia. Dalle schede per il censimento nel 1935 risulta che Mario abitava con la famiglia in via Trento dove resta fino alla metà del ‘45.
L’8 settembre 1943 tutto cambia. Il 21 settembre Giuseppe Micheli, per evitare di essere arrestato, fugge in fretta e furia da Parma, trovando rifugio, prima presso il Seminario di Chieti, poi a Roma. Già pochi giorni dopo l’armistizio, cominciano a formarsi gruppi per la lotta contro tedeschi e repubblichini e i partiti cominciano a riorganizzarsi. A metà ottobre, presso lo studio Micheli, allora in borgo S, Vitale 6, si svolgono riunioni dalle quali prendono corpo, da un lato, il Comitato Nazionale di Liberazione di Parma e, dall’altro, i componenti della nascente Democrazia Cristiana locale fra i quali Renzo Ildebrando Bocchi, patriota e poeta che finirà i suoi giorni nel campo di concentramento di Ersbruck (Flossenburg) nel dicembre 1944. Mario Bocchi è molto abile nell’organizzazione e, soprattutto, conosce tutti coloro che sono in collegamento con l’on. Micheli.
Nell’ambito del CLN, Bocchi, col nome di battaglia di “Perez”, diviene responsabile per la parte organizzativa, mentre in ambito politico ha la direzione del movimento democratico cristiano. Il suo ruolo diventa particolarmente importante; fra l’altro è chiamato a concordare i lanci di materiale da parte degli Alleati per i partigiani.
Con l’assenza di Micheli, Bocchi diventa un elemento cruciale anche per “La Giovane Montagna”, il settimanale attraverso il quale l’onorevole tiene strettissimi rapporti con le comunità parmensi e reggiane. Le leggi sulla stampa, nella Repubblica di Salò, sono ogni giorno più dure, per cui anche il giornale è costretto a sospendere le pubblicazioni fra l’inizio di febbraio e l’agosto del 1944.
Col 25 aprile 1945 si ritorna a un regime democratico. Dopo alcuni incontri in attesa di scendere in Città, il CLN aveva designato il “comandante Arta” ‒ Giacomo Ferrari ‒ prefetto e Mario Bocchi sindaco, a capo di una giunta popolare (la designazione di un esponente della Democrazia Cristiana, in particolare dell’uomo di fiducia di Micheli, funge da contrappeso a quella di Ferrari, personalità di punta del Partito Comunista nella lotta partigiana). La nomina vera e propria avviene da parte degli Alleati il 1° maggio 1945, mentre quella da parte del Prefetto è del 30 giugno.
Fin dal 26 aprile, Bocchi deve fare fronte a una situazione molto grave in città: distruzioni, carenza alimentare ed energetica (manca la legna, ad esempio); alle difficoltà di trasporto si aggiunge la disoccupazione, la mancanza di abitazioni; si scambia il parmigiano col vetro, e così via. Il tutto in un ambiente in cui tanti sono ancora armati e le vendette trovano sfogo.
Dall’aprile del 1945 allo stesso mese del ’46, Mario Bocchi deve decidere anche sulle epurazioni, cercare di mantenere l’ordine pubblico e, tema particolarmente caro ai parmigiani, affrontare il problema urbanistico; il Monumento a Verdi, pesantemente colpito dai bombardamenti, finisce per diventare la spada di Damocle per il Sindaco.
Nella primavera del 1946, le elezioni amministrative vengono vinte dalla sinistra: Primo Savani diventa sindaco, eletto nell’ambito della nuova Giunta Comunale. Mario Bocchi, che si era presentato nella lista della DC senza entrare nel nuovo Consiglio Comunale, cerca altre strade: diventa amministratore dell’Ordine Costantiniano, ricostituito da Micheli, dove resta per alcuni anni.
Il 17 ottobre 1948 muore Giuseppe Micheli, a conclusione di un cinquantennio di vita politica di successo.
Nel 1960 Bocchi si trasferisce a Milano, dove apre una piccola azienda di pubblicità. Resta, però, sempre costantemente in collegamento con tanti alti esponenti della Democrazia Cristiana, che utilizzano la sua abitazione di via San Sisto, a pochi passi dalla sede della D.C. lombarda, come punto di incontro. Viene anche nominato Presidente dei Probiviri della DC per la Lombardia.
Persona assolutamente schiva e riservata ha vissuto in condizioni dignitose, ma ha lasciato solo i soldi per il funerale. È scomparso a Milano il 19 ottobre 1981; il giorno seguente, la sua figura è stata ricordata nella seduta del Consiglio Comunale di Parma.
Le sue ceneri riposano a Parma, nella cappella di famiglia alla Villetta."

Una ricostruzione storica e una riabilitazione del primo Sindaco di Parma che nasce da una idea dell'Associazione Giuseppe Micheli che ha trovato la collaborazione di Confcooperative di Parma.

"E' un volume che fa rientrare nella storia di Parma - sottolinea Eugenio Caggiati presidente dell'Associazione Culturale Giuseppe Micheli - una figura che, più o meno volutamente, era stata dimenticata, quella di Mario Bocchi, primo sindaco di Parma nel dopoguerra. Una figura silenziosa, ma che ha avuto un ruolo di primo piano, come emerge dal suo rapporto con Enrico Mattei ed altri personaggi, anche nella costruzione della Democrazia Cristiana a livello nazionale. Con la ricerca vengono portate alla luce cronache ed immagini del 1945 parmense, quando i parmigiani dovettero usare anche le assi del Teatro Farnese bombardato per scaldarsi.
Come associazione culturale Giuseppe Micheli siamo lieti di aver approfondito il significativo ruolo che i cattolici parmensi hanno avuto in quei drammatici giorni. Quando, in occasione dei 50 anni della sua morte, su iniziativa del circolo Il Borgo, fu celebrato il più significativo studio su Giuseppe Micheli, il personaggio politico più rappresentativo nella storia parmense del ‘900, il nome di Mario Bocchi, capo della sua segreteria, non trovò molto spazio, anzi di lui si dice “personalità di cui, nonostante il ruolo tutt’altro che trascurabile rivestito tra il ’43 ed il ’45 si fatica a ricostruire i precedenti politico-culturali”.
A lui, Sindaco di Parma tra il 1945 ed il ’46, sono state dedicate solo alcune righe in varie pubblicazioni[1] che hanno parlato della storia di Parma dopo la Liberazione. Di lui non c’era nemmeno la foto, nell’apposito spazio antistante la sala del Consiglio comunale, tra quelle dei Sindaci di Parma. Non giravano sue foto nei libri che ricostruivano quei mesi terribili che segnarono la fine della Seconda guerra mondiale; nemmeno la rinata “Gazzetta di Parma” a lui aveva dedicato grandi spazi durante la sua gestione amministrativa. Mario Bocchi è il nome del primo Sindaco di Parma che, negli anni successivi, si è cercato di far dimenticare nella memoria dei parmigiani, nonostante abbia avuto, come scrive don Cavalli, il ruolo di direzione e di coordinamento della nascita della Democrazia Cristiana parmense nel ’43, anche nel movimento cattolico locale, viene presto dimenticato.
In occasione della celebrazione dei 70 anni della morte di Giuseppe Micheli, come associazione Micheli, stimolati anche da un precedente studio su Giacomo Ferrari di Ludovico Cutaia, è diventato perciò logico cercare di approfondire quei tragici giorni ed il legame fra Micheli ed il suo segretario, che è il referente degli Alleati in quei tragici mesi e che viene nominato primo sindaco di Parma; cercare di capire il loro rapporto e ricostruire la situazione sociale, culturale e politica del tempo. È diventato logico chiedersi come mai in una terra storicamente “rossa” il CLN parmense si sia costituito nello studio del cattolico Micheli, e il suo segretario, su proposta del CLN, sia stato nominato Sindaco di Parma prima dagli Alleati, poi dal Prefetto Ferrari. E’ diventato logico anche chiedersi perché un personaggio che ha vissuto in prima persona quel tragico ma eroico periodo storico abbia voluto scomparire nel silenzio.
Il ricercatore dott. Giuliano Masola ha accettato la sfida: ha recuperato foto e notizie setacciando gli archivi e riconsegnando alla storia moderna di Parma il nome e l’immagine del primo sindaco.
“Mario Bocchi, il sindaco che non c’è” è diventato, perciò, il titolo provocatorio di un primo convegno promosso, il 22 novembre 2018, dall’associazione Micheli nell’ambito della Festa della storia, nella sede di Confcooperative di Parma che, a seguito della relazione di Giuliano Masola ha portato il Presidente del consiglio comunale, arch. Alessandro Tassi Carboni, e il Sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, a collocare al proprio posto nel Comune di Parma, insieme agli altri sindaci, con una semplice ma significativa cerimonia ufficiale il 2 luglio 2019, la foto, finora incomprensibilmente assente, del primo sindaco di Parma ed ha spinto il dott. Giuliano Masola a rafforzare la ricerca sulla enigmatica figura di Mario Bocchi.
Il convegno ha visto anche la presenza del nipote Andrea Saccani che ha dato alla ricerca uno sviluppo inizialmente inaspettato; da un vecchio cassetto di un buffet, nell’antica casa materna sull’Appennino, sono infatti venuti fuori tanti “ricordi” e foto storiche che il nonno, uomo schivo e silenzioso, aveva lasciato.
Questa pubblicazione di Giuliano Masola porta, quindi, alla luce una figura finora sconosciuta della storia di Parma, un personaggio che, senza voler apparire, ha avuto un ruolo molto significativo nella dura storia parmense dell’avvio della Repubblica: nella Resistenza con il nome di Perez, nei primi mesi del crudo dopoguerra e anche nella nascita della Democrazia Cristiana in terra emiliana e lombarda. Mario Bocchi non ha mai voluto giocare un ruolo di primo piano ma, a lui toccava indicare agli aerei Alleati dove “buttare” dal cielo gli aiuti ai partigiani; a lui è stato chiesto di prendersi la responsabilità di avviare la ricostruzione della città ed anche di rasserenare gli animi assetati di vendetta; a lui è stato affidato il compito di dirigere e coordinare a Parma le energie nella ricostruzione della presenza politica dei cattolici nella DC, ampliando il proprio impegno anche a Reggio ed a Modena.
È difficile comprendere perché nel gennaio del 1960 Mario Bocchi si trasferisca a Milano in un appartamento in affitto vicino alla sede della DC milanese. In tante foto appare vicino ai famosi leader DC nazionali e lombardi di quegli anni. Non ricerca titoli né politici né sui giornali, ma lascia intravedere tanti possibili percorsi il fatto che, dal 1961 fino alla morte, Mario Bocchi ricopra un ruolo significativo nel Collegio dei Probiviri della DC lombarda.
Siamo lieti, come associazione Giuseppe Micheli e Confcooperative, esprimere un grazie a Giuliano Masola che con le sue caparbie ricerche ha recuperato la memoria di un significativo personaggio e di un periodo tragico della nostra storia parmense; un grazie ai contributi di Marco Minardi e di Pietro Bonardi che ricostruiscono la storia di Parma antifascista tra il ‘43 ed il ‘46 e la storia del movimento cattolico locale tra il ‘43 ed il ’48; un grazie al nipote Andrea Saccani che ha portato tanti ricordi sconosciuti di nonno Mario; un grazie al notaio Michele Micheli che ci ha consegnato i ricordi personali del Bocchi che tornava a Parma, ogni tanto, da Milano a salutare l’on. Piero Micheli che era subentrato nello studio notarile dello zio.
Viene alla luce con questa pubblicazione una figura che, pur avendo dato una contributo fondamentale alla storia repubblicana di Parma, era stata, forse volutamente, dimenticata. Vengono alla luce i tragici mesi del 1945 parmense ed emerge anche il ruolo significativo che tanti cattolici hanno dato alla Resistenza ed al dopoguerra nella ricerca della libertà e nella ricostruzione di una società che voleva e sapeva dialogare anche con un comunismo che non nascondeva la speranza di avere un ruolo dominante nella nuova società che stava nascendo a Parma ed in Italia."
([1] Fra le varie pubblicazioni in cui è citato Mario Bocchi, Pier Paolo Mendogni, Aria di libertà e tempi nuovi, in Fra economia e storia, Unione Parmense degli Industriali, Parma, 2005, p. 27 [pp. 27-42], Luciano Verderi, Il cammino della Democrazia Cristiana. Rappresentanti parmensi nelle istituzioni, Circolo culturale il Borgo, Parma, Tecnografica, 2006, p. 82. Compare inoltre in diversi articoli di “Vita Nuova” e della “Gazzetta di Parma” del primo dopoguerra.)


Il momento centrale del convegno è stato senza dubbio quello occupato dalla relazione di Giorgio Vecchio professore ordinario di storia Contemporanea Università di Parma. “Quando nel 2017, ho curato il volume della MUP sul 900, mi sono imbattuto in Mario Bocchi, un sindaco di cui non si sapeva nulla e non si trovava nulla. Solo che nel contesto di quel lavoro non potevo certo approfondire nulla al riguardo, salvo denunciare la mancanza della sua voce biografica nel dizionario dei parmigiani e nemmeno sul sito del comune. Ora grazie al vostro lavoro è stata colmata questa lacuna.”
Una mancanza che ovviamente ha stuzzicato la curiosità del professore che non può certamente venire soddisfatta dal dal solo fatto che Mario Bocchi rappresentasse la Democrazia Cristiana mentre l’amministrazione comunale è stata retta a partire da Savani (1946 - PCI) da amministrazioni di sinistra. Devono essere necessariamente presenti altre motivazioni appartenenti anche alla stessa DC. Fatto sta che comunque, forse per la sua appartenenza ai servizi informativi (servizi segreti) della resistenza e perciò molto presumibilmente in contatto con i “servizi” Inglesi e USA, furono proprio i servizi inglesi che suggerirono, per la sua capacità organizzativa, Mario Bocchi alla carica di primo cittadino di Parma.
“Come sindaco, prosegue il professor Vecchio, molti problemi erano da risolvere.
- l’epurazione, un problema molto grave e fattore divisivo per tutta l’Italia. Un problema che spacca l’opinione pubblica e spacca i partiti.
- Il problema dell’approvvigionamento e della distribuzione dei generi alla cittadinanza;
- Il reinserimento al lavoro dei reduci di ogni tipo e dei disoccupati;
- Il problema della ricostruzione materiale della città dopo i bombardamenti. Ricostruzione materiale ma anche gestione degli sfollati:
- Il problema dei monumenti danneggiati a partire dal monumento a Verdi;
- Infine il problema della sicurezza e dell’ordine pubblico. Non dimentichiamo che all’epoca c’era il banditismo e in quel periodo il giovane capitano dei carabinieri Dalla Chiesa si fece le ossa e sperimentò, con successo, quello che poi utilizzò contro il terrorismo, ovvero l’utilizzo degli infiltrati.”

Il professore prosegue nella narrazione della seconda fase della vita politica di Bocchi, quando a Milano era presidente del collegio dei probiviri della DC lombarda, delle sue amicizie con Marcora e Mattei, quest’ultimo a capo dell’ENI ma anche ex dirigente dei servizi segreti anch’egli. Insomma tutta una serie di ruoli che bene o male fanno convergere al periodo della resistenza e alla sua appartenenza ai servizi di informazione.
Se con questo libro si introduce un importante tassello nella storia di Parma, tanti altri interrogativi fa emergere.

A concludere i lavori è stato l’intervento del nipote, Andrea Saccani, il più grande dei nipoti di Mario Bocchi. “Anche noi sapevamo molto poco di Mario, si diceva, era mia nonna Jole che sapeva tutto, che aveva fatto il sindaco ma che avesse smesso perché non gli piaceva farlo” Questo sino a quando i familiari si sono imbattuti nel team di storici che li hanno indotti a fare delle ricerche trovando, nella cantina del padre, due scatoloni di materiale; gli effetti personali di provenienza dalla casa di Milano (era di proprietà della DC ndr) che dovettero a un certo punto lasciare e perciò distrussero tutti i documenti che non erano di pertinenza familiare. Quindi nulla della sua vita politica è sopravvissuto a quel trasloco. “Nel cassetto della scrivania c’erano tutte le tessere della DC, altre tessere e poche foto, perché non voleva essere fotografato, oltre a tutte le vignette che lo ritraevano e custodiva e altro che poteva sembrare di poco conto.” Tutto materiale che il nipote diede ai ricercatori i quali, con pazienza infinita, riuscirono a dare una giustificazione e una collocazione, pezzo per pezzo a ogni oggetto o scritto rinvenuto 40 anni dopo il lascito, scatoloni mai aperti prima.

 
PARMA 2020: la cooperazione c'è, ha sottolineato Andrea Bonati Presidente di Confcooperative di Parma, in calce al convegno, il quale evidenzia l'importanza della partecipazione sociale delle organizzazioni - "Un’Organizzazione è parte di una Comunità, e pertanto è giusto contribuire alla sviluppo della stessa nelle più svariate sfaccettature. Anche un contributo alla Cultura è importante. Per questo tra le diverse iniziative abbiamo voluto, unitamente all’Associazione “Giuseppe Micheli”, promuovere uno studio/ricerca e la sua pubblicazione, su “Mario Bocchi” uomo della resistenza e primo sindaco di Parma.
Mi fa particolarmente piacere poter presentare questo libro proprio ora in cui Parma è capitale della Cultura italiana, facendolo a poche ore dall’ apertura ufficiale nella sede Municipale, ricordando una persona che per vari motivi è stata dimenticata nel tempo, ma che diede un contributo rilevante nei momenti più difficili del nostro territorio. E’ anche grazie a persone come questa se oggi Parma è diventata capitale della Cultura Italiana.
La cooperazione ha un ruolo importante nella nostra Provincia, basti ricordare il ruolo che ha nella produzione del migliore formaggio al mondo, o all’altro estremo, il valore della tanta cooperazione sociale, e per noi essere qui in questo momento significa anche voler evidenziare questo ruolo."

 

PROGRAMMA EVENTO
Saluto di
Alessandro Tassi Carboni
Presidente del Consiglio Comunale di Parma
Carmen Motta
Presidente Istituto storico della Resistenza
e dell’Età contemporanea di Parma
Relazione di
Giorgio Vecchio
Professore ordinario di Storia Contemporanea Università di Parma
Insieme con l’autore Giuliano Masola,
saranno presenti il nipote Andrea Saccani,
Marco Minardi, Pietro Bonardi
che hanno collaborato nella stesura del libro
Modera la presentazione
Eugenio Caggiati
Presidente Associazione Giuseppe Micheli
SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI PARMA
PARMA 8 GENNAIO 2020
ore 10,30
Presentazione del libro
di Giuliano Masola
MARIO BOCCHI
PRIMO SINDACO DI PARMA
dalla Resistenza alla Democrazia


Chi è l'Autore:
Giuliano Masola è nato nel 1948 a Gaione e vive a Parma. Diplomato in Ragioneria, dopo aver lavorato per oltre quarant’anni, si è rimesso a studiare
Nel 2011 ha conseguito la laurea triennale in “Civiltà letterarie e Storia delle civiltà”e, nel 2013, quella magistrale in “Giornalismo e cultura editoriale” presso l’Università di Parma. Nel 2000 è stato insignito della Stella al Merito del Lavoro.
Nel 2013, con Giancarlo Panicieri, ha pubblicato Il Canale del Vescovo e nel 2016, con Paolo Bongrani, Arturo Cantadori, Diario di guerra e di prigionia (1917-1919); Alfredo Dondero, cavalleggero e gentiluomo è del 2018. Un “parentado” fra due grandi casate. Margherita Farnese e Vincenzo Gonzaga (1581-1583) è stato pubblicato nel 2013, mentre Donna Maura Lucenia al secolo Margherita
Farnese (1583-1643) è uscito nel 2019.

 

Mercoledì, 08 Gennaio 2020 10:41

A teatro si rivive la magia di Cenerentola

È “LA” fiaba. Come Cenerentola, non ce n’è. Neppure a teatro. La Compagnia delle Formiche porta in scena il capolavoro dei fratelli Grimm con uno spettacolo adatto a tutta la famiglia: il risultato è un regalo da vivere con i propri figli o con chi ha ancora la capacità di sognare a occhi aperti. E anche gli emiliani avranno modo di vivere l’esperienza di “Cenerentola – il musical” in città non distanti dalla propria regione: dopo il successo ottenuto il 6 gennaio al Pala Creberg di Bergamo, infatti, l’appuntamento sarà riproposto al Teatro Sociale di Mantova il 23 febbraio (alle ore 15:30 e alle ore 18:30) e al Teatro della Luna di Milano il 19 aprile alle ore 16. 

CAST

In scena non mancheranno le piacevoli sorprese: Maria Giulia Olmi sarà una convincente Cenerentola, Francesco Rainero vestirà i panni del Principe innamorato, Claudia Naldoni entrerà perfettamente nella parte della Matrigna. E ancora, con loro, ci saranno Benedetta Bottai (Gisella), Ginevra Quacquarini (Virginia), Lapo Braschi (Ciambellano), Sofia  Magrini (Fata), Lapo Ignesti (Re), Samanta Nicodemo (Regina). La regia di Andrea Cecchi mixerà il tutto in maniera armonica e suggestiva per un pubblico sempre più esigente. A lui il compito di dare vita ai testi di  Andrea Cecchi, Alessio Fusi, Alberto della  Rocca e Margherita Capecchi, alle musiche di Roberto Frascati (con arrangiamenti di Roberto Bassi, liriche di Alessio Fusi e direzione musicale di Gianni Mini). 

LO SHOW

Magia e divertimento in uno spettacolo che conquisterà i più piccoli ma non solo. Anche i genitori non perderanno l’occasione di emozionarsi davanti ai ricordi dei tempi che furono. Perché Cenerentola è uno titolo che va oltre il gap generazionale. I costumi settecenteschi e le sorprendenti scenografie, le musiche orchestrali inedite e le coreografie corali, gli effetti scenici e le singole interpretazioni: tutti strumenti che trascineranno gli spettatori nell’incantesimo di un pomeriggio indimenticabile. E al rintocco della mezzanotte la vita di Cenerentola cambierà. La storia inizia in un tempo imprecisato, quando una signora in abiti da domestica apre un libro e inizia a narrare la storia di una giovane e bella fanciulla di nome Cenerentola. La piccola perse prematuramente l’amorevole padre e fu così costretta a vivere con la matrigna e le sue due figlie naturali, Virginia e Gisella. Il racconto prosegue fino al termine del primo atto quando Cenerentola è pronta per il ballo tanto atteso, ma Dora, la fata, ha un ultimo avvertimento: a mezzanotte l’incantesimo svanirà e tutto tornerà com’era prima. Nel secondo atto va in scena la sera del gran ballo a corte. Lasciatevi quindi strabiliare dalla fiaba più bella di sempre. E sognate, possibilmente a occhi aperti.

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Alla chetichella, senza alcun tipo di confronto con le organizzazioni rappresentative dei docenti, è stato definitivamente decretato lo smembramento dell'Istituto Tramello Cassinari di Piacenza (alleghiamo il provvedimento pubblicato il 23 dicembre 2019), una decisione di cui non è stato illustrato l'impatto relativamente all'assetto dell'organico degli insegnanti che operano nella sede centrale di Piacenza e quella distaccata di Bobbio.

Un organico unico e per adesso non esiste alcuna certezza su quali docenti rimarranno a Piacenza e quali andranno nella sede di Bobbio la quale transiterà nel nuovo Istituto Onnicomprensivo.
Tutto è stato volutamente deciso senza ascoltare il parere dei docenti, un comportamento colpevole che riguarda più enti e tutte o quasi le forze politiche del territorio: la provincia di Piacenza, i comuni di Bobbio, Coli, Travo, Corte Brugnatella e Ottone, i responsabili locali dei partiti che compongono la maggioranza di governo e i capi dell'Ufficio Scolastico Regionale braccio operativo del Ministero dell'Istruzione (quindi di diretta responsabilità politica).

La Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza ha chiesto un incontro urgente al dirigente dell'ufficio scolastico territoriale, ciò dopo aver appreso solo informalmente quanto che stava accadendo. La Gilda chiede che il nuovo assetto non intacchi la titolarità di tutti gli insegnanti, in primis di coloro che lavorando da sempre a Piacenza si potrebbero trovare tecnicamente in "esubero" a causa dell'amputazione della sede di Bobbio.

Salvatore Pizzo, coordinatore della Gilda di Piacenza e Parma, in merito alla vicenda fa presente "Abbiamo saputo che nelle settimane scorse il direttore scolastico regionale si sarebbe recato a Bobbio, peccato che chi rappresenta il vertice della scuola emiliano romagnola non abbia avvertito la sensibilità d'indicare come opportuna una consultazione delle rappresentanze dei docenti - continua il responsabile territoriale della Gilda - noi non facciamo propaganda politica.  Questi comportamenti di certo non rimarranno inosservati. Noi rappresentiamo migliaia d'insegnanti le cui famiglie sono fatte di elettori e di elettrici, persone che tra qualche settimana saranno chiamate al voto, osservando l'accaduto potrebbero trarne le più opportune conclusioni, un particolare che ai politici dovrebbe interessare" - conclude - "noi non siamo nè contrari nè favorevoli all'operazione, avremmo voluto una maggiore concertazione per tutelare i diritti dei professori e la continuità didattica per i ragazzi".

Sede di Parma – Borgo delle Colonne 32 -43121 - Parma
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. –tel.338/8103820 – tel.fax 0521/684809

SEDE DI PIACENZA: Via S. Marco, 22 – 29100 Piacenza
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È uscita in tre volumi l’antologia “Racconti a Tavola”, frutto del concorso letterario nazionale giunto alla sua terza edizione. Più di 400 i racconti arrivati da tutta Italia e anche dall’estero, anche se la nostra regione è prima per “rappresentanza”. Abbiamo incontrato il curatore dell’opera, il vulcanico Stefano Andrini.


Di Claudia Fiori, Bologna 28 dicembre 2019  – Tre volumi che racchiudono più di 200 racconti, tra noir, gialli, storie d’amore e racconti della memoria ma, soprattutto, la passione degli autori per la scrittura, le tradizioni e il buon cibo. È l’antologia “Racconti a tavola”, pubblicata dalla cesenate Historica Edizioni, frutto del concorso omonimo che quest’anno ha raggiunto la sua terza edizione. A dimostrazione che gli italiani, e gli emiliano romagnoli in particolare, essendo la nostra la regione più rappresentata, si confermano artisti, sognatori, amanti delle tradizioni e, soprattutto, buongustai. E non poteva essere altrimenti, dal momento che la cucina dell’Emilia Romagna è proverbiale e famosa in tutto il mondo. Abbiamo incontrato il curatore dell’antologia, il vulcanico Stefano Andrini, scrittore, giornalista, autore teatrale, speaker radiofonico, a cui è toccato il compito di leggere e selezionare i racconti.


Il concorso letterario nazionale “Racconti a Tavola” ha raggiunto la sua terza edizione. E la festeggia con l’uscita in ben tre volumi. Qualche numero: quanti sono stati i racconti partecipanti e quanti i selezionati?
“Un'edizione da record. Da tutte le parti d'Italia, e anche dall'estero (Stati Uniti, Spagna, Svizzera) sono arrivati 400 racconti. Ne abbiamo selezionati poco più di 200. A conferma che il nostro concorso continua a privilegiare la qualità e non la quantità. Per questo è sempre più apprezzato dagli autori e dai lettori”.


Negli ultimi anni, il binomio letteratura – cibo sembra riscuotere sempre più successo. Secondo te perché?
“Fino a poco tempo fa sembravano "i binari di una ferrovia che non si incontran mai e muoion sempre di malinconia". Poi è arrivata l'invasione barbarica della cucina di plastica veicolata dalla TV e tutti ne abbiamo fatto indigestione. Che si cura in due modi: o staccando la spina ai vari Masterchef o Cucine da Incubo. Oppure cercando di capire di più sulle nostre radici. Perché, soprattutto in Emilia-Romagna la tavola imbandita è una storia plurisecolare di pancia, cuore e memoria. L'unico antidoto alla cucina virtuale che, francamente, inizia a stancare. In questo percorso comune cucina e letteratura hanno pari dignità e finalmente lavorano all'unisono”.


C’è un genere letterario, o generi, prevalenti tra i racconti selezionati?
“Il giallo, insieme al noir con tutte le sfumature, è il genere letterario più amato e che sembra sposarsi perfettamente con il cibo (basti pensare al veleno, l'arma letale preferita dagli autori). Ma sono cresciuti in maniera significativa i racconti della memoria (le nonne spopolano) e quelli sulle tradizioni del territorio”.


Rispetto alle prime due edizioni, questa ha come novità le presentazioni, dove gli autori sono sempre più protagonisti e dove l’approccio è sempre più “multimediale” e “multiculturale”. Non solo i reading, ma anche location importanti che valorizzano il territorio. Ci puoi parlare di questo aspetto e come la letteratura può valorizzare persone e luoghi e viceversa?
“Confermo, sono gli autori i protagonisti. Noi mettiamo a disposizione la nostra esperienza e gli eventi nascono da una vera e propria community che si scambia informazioni e suggerisce idee. Decisiva la risorsa della multimedialità. Per tutti noi i social sono diventati la versione moderna del tamburo africano e della campana che allertavano il popolo quando c'erano novità. Nell'antologia la multiculturalità, che passa anche attraverso il cibo, è ormai una buona prassi. A tavola, non dimentichiamo, il confronto tra diversi è più semplice”.


A proposito di presentazioni – evento: quali saranno le prossime in calendario?
“Una data che è diventata una tradizione. Sabato 9 maggio 2020, dalle 10 alle 18 Porta Saragozza a Bologna diventerà una piccola Woodstock con gli autori dei Racconti a tavola che leggeranno gli incipit nel contesto di un gioiello architettonico straordinario


Infine, qualche piccola anticipazione. Che cosa bolle in pentola? Ci sono in programma altri concorsi a cui possono partecipare gli scrittori o aspiranti tali?
“Il nuovo concorso letterario Racconti sportivi. Partecipazione gratuita e scadenza 25 marzo. (bando su www.historicaedizioni.com) Insieme al cibo lo sport è parte integrante del nostro Dna. Anche in questo caso, ne siamo certi, non mancheranno le sorprese”.


INFO - Racconti a Tavola (volume I, II e III), € 20 cadauno, si possono acquistare online sul sito dell’editore www.historicaedizioni.com , sui principali bookstoree in libreria.

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(In foto Stefano Andrini)

 

"La neve al sole", il nuovo singolo di Caterina Rappoccio, la colonna sonora ideale per questo Natale 2019.

Di Nicola Comparato 23 dicembre 2019 - Abbiamo già parlato di lei, e continueremo a farlo finché questa grande artista continuerà a sfornare dei capolavori. Vi presentiamo "La neve al sole", il nuovo singolo di Caterina Rappoccio, famosa negli anni '90 per aver cantato la canzone Aeroplano in duetto con Max Pezzali e per il suo singolo solista Favola Semplice. Completamente autoprodotto, come tutte le canzoni dell' artista, il nuovo brano "La neve al sole", non solo piace, ma riesce a far riflettere e sognare l'ascoltatore, dando prova del grande talento di Caterina, che dimostra ancora una volta di non avere limiti e confini in ambito musicale. Noi della Gazzetta dell'Emilia lo abbiamo ascoltato con molto piacere e voi che aspettate?

Giudizio complessivo: 10 e lode

Per ascoltare la canzone su Youtube:

https://youtu.be/Sy5J8Wi7o0M 

La pagina Facebook di Caterina Rappoccio:

https://www.facebook.com/CaterinaRappoccio/ 

"Come sempre potete avere l'mp3 originale di questa o di qualsiasi altra mia canzone direttamente nella vostra email inviando 1€ con paypal a https://www.paypal.me/caterinarappoccio
e potete ascoltare e vedere gratis tutte le mie canzoni sul mip canale YouTube a questo link https://www.youtube.com/watch?v=Sy5J8Wi7o0M&list=PLJxEfeqA97WYxf0voi8ewfcmU374hdKBo
Grazie e Buon Natale di cuore a tutti!"

 

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