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Contrasto alla prostituzione : la Squadra mobile passa al setaccio le strade di Parma. Il fenomeno invade il centro. Ecco cosa è successo nell'ultima settimana di controlli.

Parma - La prostituzione 'invade' la città. Il centro e le vie limitrofe sono le zone di 'passeggio' scelte da donne straniere che cercano clienti. Sono rumene, albanesi e nigeriane. Sempre più tranquille di poter lavorare indisturbate in punti centrali e affollati di Parma.
La mappa delle strade delle prestazioni sessuali a pagamento sta cambiando ed è per questo che, nei giorni scorsi, la Squadra mobile ha messo in atto servizi straordinari per il monitoraggio e il contrasto al fenomeno della prostituzione, setacciando i punti nevralgici della città.

Il Questore, Pier Riccardo Piovesana, ha disposto controlli in centro, in modo capillare.
Nella rete della squadra mobile è finita anche una 31enne romena, arrestata nel pomeriggio di lunedì nei pressi della rotonda che congiunge la tangenziale Nord a Via Stati Uniti d'America, in località Fraore. La donna avrebbe ricattato un facoltoso pensionato parmigiano riuscendo a farsi dare, in pochi mesi, 300mila euro. Il reato per il quale è stata emessa l'ordinanza di custodia cautelare dal gip del tribunale di Parma è quello di estorsione continuata in concorso con i suoi complici.

Venerdì notte sono state ore di intensa attività congiunta per il personale dell'ufficio immigrazione, della divisione anticrimine, polizia scientifica e polizia locale. Accertamenti a raffica hanno portato le forze dell'ordine a rintracciare ed accompagnare in Questura venti prostitute per lo più rumene, albanesi e nigeriane.
Il fenomeno, dunque, sembra allargarsi anche alle zone del centro, quelle comprese tra la via Emilia e la via Piacenza.

Tre donne di nazionalità nigeriana, titolari di permesso di soggiorno ma residenti in altre province, sono state proposte per il foglio di via obbligatorio mentre nei confronti di una decina di rumene è stato adottato il provvedimento di allontanamento dal territorio dello stato previsto per i cittadini comunitari.

Pubblicato in Cronaca Parma

La Polizia Municipale ha aiutato la ragazza albanese ad uscire dal tunnel della prostituzione. Era arrivata dall'Albania con in grembo un bambino ed il sogno di una vita migliore. Indagini in corso. -

Piacenza 15 Maggio 2015 -

La storia di una ragazza che ripercorre quella di tante che cercano rifugio in Italia nella speranza di trovare un futuro migliore, ma che purtroppo vengono costrette a cadere nel tunnel della prostituzione per sopravvivere. A volte, però, per alcune il lieto fine esiste.
Lei è Anna, arrivata dall'Albania con in grembo un bambino ed il sogno di una prospettiva migliore per lei e suo figlio. Un viaggio che l'ha invece condotta sulla strada, a vendere il suo corpo.
Era l'inizio del 2013.
A salvarla da una vita di ricatti, umiliazioni, costrizioni e sfruttamento è stata la Polizia Municipale di Piacenza, che ha raccolto la sua denuncia e l'ha aiutata insieme ai Servizi Sociali comunali e al Progetto Oltre la Strada ad uscire dall'incubo.
Anna si era fidata dell'aiuto di un'amica (Nerina), allettata dall'idea di un lavoro in un ristorante e con tanta voglia di fare. Ma subito dopo la nascita della bambina l'amica, che si era offerta di ospitarla, inizia col negare qualsiasi forma di aiuto, compresi i soldi per comprare il latte per la neonata, offrendole come unica possibilità la strada.
La porta a prostituirsi in una zona prestabilita, via Emilia Parmense, e le fornisce tutte le indicazioni stabilendo anche la somma che deve chiedere al cliente. Quando Anna deve lavorare la obbliga a lasciare la neonata da una signora a lei sconosciuta, e si pretende 200 euro a settimana per il posto sulla strada, 200 euro per l'affitto mensile e la metà delle spese per il vitto.
Anna non ce la fa, non è quello che aveva sperato, una vita alla mercé dei clienti e della sua amica.
La svolta arriva nella primavera dello scorso anno quando una sera, durante un controllo della Polizia Municipale, Anna intravede una possibilità per cambiare la sua vita e durante le fasi dell'identificazione con gli operatori dice chiaramente di voler smettere, ma di non poterlo fare perché controllata a vista in qualsiasi momento.
Chiede un aiuto che non tarda ad arrivare.
Viene subito organizzato l'intervento per il pomeriggio della giornata seguente. Anna è molto spaventata per le possibili ritorsioni ma riesce comunque ad allontanarsi dalla casa dell'amica con la sua bimba e raggiungere il posto concordato con le Forze di Polizia. Ora è al sicuro in una struttura protetta.
Le indagini hanno portato all'identificazione di una persona di sesso maschile di nazionalità albanese, dell'età di ventiquattro anni, che è stata denunciata per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Al momento risulta irreperibile.

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Personale in servizio presso il Posto di Polizia Centro, con unità della locale Squadra Mobile e della Polizia Municipale di Modena, ha effettuato nella serata di ieri un servizio straordinario finalizzato al controllo di locali pubblici frequentati da pregiudicati e cittadini stranieri clandestini sul territorio nazionale ed al contrasto della prostituzione controllando, in totale, quarantadue persone.

Modena 9 maggio 2015 - Sono stati controllati, tra gli altri, un esercizio di vicinato in viale Crispi ed un esercizio pubblico in via Aleramo. Nel primo, sono stati identificati numerosi pregiudicati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, tre dei quali, clandestini e di nazionalità nigeriana, sono stati accompagnati in Questura e denunciati in stato di libertà per violazione delle norme che regolano la permanenza in Italia. Uno dei soggetti è stato espulso dal territorio nazionale.

All'interno del secondo locale, invece, non sono state rilevate irregolarità.
Dopo tale attività, gli operatori di Polizia hanno proceduto a controllare un edificio inagibile ubicato in via Nonantolana segnalato dalla proprietà poiché occupato abusivamente. All'interno sono stati identificati cinque cittadini di origine tunisina, di cui tre censurati ed un clandestino. Tutti e cinque sono stati accompagnati in Questura e denunciati in stato di libertà per occupazione abusiva di edificio. Uno di questi soggetti, poi, è stato denunciato in stato di libertà anche per inosservanza delle norme sul soggiorno dei cittadini stranieri in Italia ed espulso dal territorio nazionale.

Dopo la mezzanotte, infine, l'attività di controllo ha interessato l'intera zona "Tempio" e le vie Emilia Est ed Ovest. Nell'ambito dell'attività anti-prostituzione, personale della Polizia Municipale ha rintracciato una cittadina bulgara destinataria della misura di prevenzione del divieto di ritorno nel comune di Modena; la donna, accompagnata in Questura, è stata, poi, denunciata in stato di libertà ed è stato emesso a suo carico un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale.

Personale della locale Squadra Mobile, infine, ha identificato quattordici prostitute rintracciate sulla via Emilia, di cui quattro accompagnate in Questura per il fotosegnalamento.

(Fonte Questura di Modena)

Pubblicato in Cronaca Modena

Lunedì scorso la Polizia ha smantellato un vero e proprio network della prostituzione. Due donne cinesi, un loro connazionale e un italiano avevano preso in affitto diversi appartamenti tra Modena e Bologna, intestandoli a italiani compiacenti, e avevano stabilito la loro base operativa a Reggio.

Reggio Emilia, 31 luglio 2014 – di Ivan Rocchi

Avevano scelto Reggio come base per il loro traffico di prostituzione. Da qui, come in un moderno call center, le due cinesi Qing Ye e Liangmei Chen rispondevano alle chiamate dei clienti, ma per indirizzarli verso le case chiuse – intestate a prestanome italiani - gestite in varie città della regione: Modena, Castel San Pietro Terme, Imola e Bologna. L'organizzazione è stata smantellata lunedì dalla Polizia con un blitz degli uomini del commissariato di Imola e della Questura di Bologna, in collaborazione con la Squadra mobile di Reggio Emilia. In seguito allo sviluppo delle indagini, il gip di Bologna aveva emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere per le due donne e i loro rispettivi compagni, Jian Jin e Giorgio Bonato.

Infatti, se le due cinesi fungevano da centralino per i clienti delle prostitute e tenevano la contabilità, Jin e Bonato erano i fattorini tuttofare dell'organizzazione. A turno, si recavano negli appartamenti per ritirare gli incassi e rifornire le prostitute con generi alimentari, preservativi e qualsiasi cosa potesse servire per la loro attività. Dalle indagini è emerso che le ragazze vivevano recluse in casa, in modo che non si notasse la loro presenza negli stabili. La loro attività, invece, veniva ben pubblicizzata dai quattro sfruttatori, tramite annunci sui quotidiani locali, giornali specializzati e siti internet.

E proprio gli annunci hanno permesso di localizzare a Reggio Emilia il centralino dell'organizzazione. Grazie alle intercettazioni, si è scoperto che le due donne tenevano i contatti con i clienti e avvisavano del loro arrivo le ragazze, che per la maggior parte non parlavano neanche una parola di italiano. A fine giornata, poi, si facevano riferire le prestazioni eseguite e l'entità degli incassi. Durante le indagini, è emerso anche che le due donne raccomandavano alle prostitute di assecondare sempre i clienti, anche quando chiedevano rapporti non protetti.

Le prostitute guadagnavano in percentuale sull'incasso complessivo, e il loro compenso veniva spedito direttamente in Cina. Nel corso delle perquisizioni sono state recuperate numerose ricevute Money Transfer, che solo per l'ultimo periodo ammontavano a 13.000 euro. Inoltre, sono stati sequestrati 9.000 euro in contanti, ritenuti provento dello sfruttamento.

Pubblicato in Cronaca Emilia
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