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Luca Russo da Stadiotardini.it – Un paese intero chiuso in casa per contrastarne la diffusione, strutture sanitarie messe a dura prova dalla sua avanzata e bollettini giornalieri dai contorni drammatici. Il Coronavirus sta assumendo sempre di più le sembianze dell’11 Settembre italiano. Un 11 Settembre, però diluito nel tempo, che ci sferra un destro da potenziale ko un giorno sì e l’altro pure.

I contagiati aumentano di ora in ora, in modo sì costante, ma per fortuna non esponenziale come si temeva, crescono il numero di decessi e quello dei pazienti per i quali è necessario il ricovero in terapia intensiva, ma inizia a irrobustirsi anche l’esercito dei guariti. L’Italia, insomma, tiene botta, per ora e in attesa del prevedibile picco che gli esperti ipotizzano per la fine di Marzo. Merito di un Sistema Sanitario Nazionale che, a differenza di quanto accade altrove, garantisce cure a tutti, inclusi coloro che vuoi per l’età, vuoi perché affetti da molteplici patologie hanno una speranza di vita limitata.

Merito di medici, infermieri e operatori sociosanitari che stanno sottoponendosi a turni di lavoro massacranti, affrontando in prima linea a mani nude e a volto scoperto quel pericolo che noi comuni mortali stiamo combattendo restando a casa e in tenuta da astronauta. Loro, il nostro esercito a nostra difesa nella guerra al Coronavirus. Costretti ad operare in condizioni perlomeno critiche, perché i tagli alla Sanità degli ultimi anni hanno imposto una progressiva riduzione delle risorse e delle strutture ospedaliere i cui effetti, già visibili in tempi di pace, appaiono plasticamente evidenti e drammaticamente decisivi nella partita contro questo nemico invisibile. Una sfida che avremmo potuto vincere non dico a mani basse, ma quasi, se ormai molto tempo fa non fosse stato sdoganato il concetto di azienda sanitaria, ovvero la salute pubblica gestita da manager orientati innanzitutto agli equilibri di bilancio… e poi al resto.

Capisco, condivido e sottoscrivo la necessità di ridurre o addirittura azzerare completamente gli sprechi e l’esigenza di allocare meglio i soldi, ma come si può immaginare di offrire un servizio pubblico restando in pari? Tutt’al più si dovrebbe legittimamente tendere al “contenimento dei piazza danni”. La razionalizzazione voluta da qualcuno ci ha invece portati a sforbiciate irrazionali. Nel 2015 il regolamento per gli standard ospedalieri ha sancito che un utilizzo medio dell’80/90% dei posti letto durante l’anno va considerato efficiente. In soldoni, dei 5.000 posti di terapia intensiva disponibili sul territorio nazionale, quelli liberi per l’emergenza COVID-19 concretamente sono meno di un migliaio.

Quindi, è sufficiente che i pazienti con Coronavirus occupino il 20% dei posti per saturare i reparti. Cifre che dovrebbero farci intuire come le difficoltà attualmente patite dai nostri ospedali siano figlie non solo dell’elevata aggressività del virus, ma anche della dannosa spending review di cui sopra. Nel resto d’Europa solo la Germania è messa realmente bene in materia con 30 posti letto di terapia intensiva ogni 100 mila abitanti. La Francia, come noi, non va oltre i 12 e in Spagna si scende addirittura al di sotto delle 10 unità. Preoccupante il dato della Gran Bretagna: 7 posti letto di terapia intensiva ogni 100 mila abitanti. Una cifra che diventa raccapricciante se si pensa che il Regno Unito intende contrastare l’avanzata del virus puntando praticamente tutto sull'immunità di gregge, ovvero sul meccanismo di protezione per cui quando una parte significativa della popolazione risulta vaccinata contro una minaccia esterna finisce col tutelare indirettamente pure quei soggetti che non hanno sviluppato direttamente l’immunità. Una forma di protezione che si “attiva” in presenza di un vaccino, naturalmente.

Ma in sua assenza, come nel caso del Coronavirus, l’unico modo per venire all'immunità di gregge brutalmente è far sì che le persone siano contagiate così che possano sviluppare validi anticorpi. Immaginate il virus che nelle battute iniziali del suo dilagare saltando da un individuo all'altro trova soltanto semafori verdi, mentre quando l’immunità di gregge prende consistenza inizia ad imbattersi in qualche semaforo rosso. Questa è la strategia cui parrebbero voler tendere i governanti d’oltremanica: permettere al virus di camminare tra la gente e in questo modo avvicinarsi gradualmente all'obiettivo dell’immunità di gregge.

Dal mio punto di vista, un’idea malsana, rischiosa e disumana, perché al momento non si ha ancora la certezza che il COVID-19 sia una malattia immunizzante, ovvero in grado di garantire l’immunità a chi ne viene colpito, cioè non sappiamo se una persona contagiata possa essere infettata di nuovo; e perché costerà tante, tantissime, troppe vite umane, vista la letalità del COVID-19 e considerato che non tutti saranno abbastanza preparati e forti da sconfiggerlo in autonomia. E allora mi ritengo fortunato ad essere nato in Italia, in un Paese che opera pure i 90enni se esiste una sola piccolissima e impercettibile possibilità di salvargli la vita. Un’Italia che ora vedo inginocchiata, accartocciata su sé stessa, stremata dall'emergenza che l’ha travolta. Piegata, ma non spezzata. Alle corde, ma non sconfitta. In lacrime, ma non rassegnata. Un’Italia non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai (cit. Frida Kahlo).

UN’ITALIA CHE CE LA FARÀ SE E SOLO SE NOI TUTTI RESTIAMO RESPONSABILMENTE A CASA. 

Da StadioTardini.it 

http://www.stadiotardini.it/2020/03/columnist-luca-russo-coronavirus-la-suicida-spending-review-sulla-sanita-continuiamo-restare-responsabilmente-casa.html

Pubblicato in Salute e Benessere


di Francesca Caggiati – Siamo in emergenza sanitaria ormai mondiale. Smettiamo di raccontarcela e di voler tenere gli esercizi commerciali e i mercati aperti, smettiamo di dire che è una banale influenza, smettiamo di invocare una fantomatica privacy per nascondere chi è stato colpito dal virus e potenzialmente ha già anche contagiato le persone con cui è entrato in contatto nelle ultime settimane. Smettiamola di farci dei selfie con degli slogan del tipo #parmanonsiferma, perché si sta parlando della vita delle persone.
Il diritto alla salute e alla vita deve essere messo al primo posto, al di sopra di ogni altro interesse o diritto privato. Non esiste il benessere del singolo, se non c’è al primo posto il benessere collettivo.


Finora solo la comunità cinese – che già da lunedì 2 marzo – ha deciso in modo autonomo, responsabile e consapevole di chiudere tutte le sue attività commerciali, ha dimostrato di avere a cuore il bene della collettività.


Come ha dichiarato il prof. Massimo Galli – Primario Struttura Complessa Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano – alle telecamere di La7 nel servizio andato in onda il 5 marzo scorso: “Nelle epidemie storiche hai una prima fase in cui ci si dà di gomito dicendo “Ce l’ha il nostro vicino il problema, ah che paura, però insomma ce l’ha lui”. Poi c’è la fase in cui ti rendi conto che ti è arrivata in casa e in cui rifiuti l’idea "Ma nooo! Non è possibile, non è possibile che sia qua da noi!". Poi c’è la fase in cui si deve prendere atto e vengono assunte delle misure. Poi c’è la fase in cui c’è qualcuno che dice: “Ma queste misure ci rovinano!” e allora vengono ridotte. E poi c’è la fase della rovina totale in cui la malattia dilaga”.
Semplici, ma precise parole che rendono perfettamente l’idea di quello che è successo con il primo decreto e l’attuazione dello stesso che fa quasi retromarcia poco dopo. Come dice il professor Galli: “Una assoluta sciocchezza!


Eppure abbiamo visto leader politici nazionali e locali dire di continuare a venire in Italia e a Parma, dire di continuare a vivere come se nulla fosse, postare selfie per far vedere al mondo intero che qui è tutto a posto e non c’è nulla o quasi di cui preoccuparsi. E questo è a dir poco sconcertante.


Perché sono già due settimane che l’Italia è in allerta e perché significa non essere consapevoli e non aver compreso la gravità della situazione, oppure significa fregarsene per dare un contentino agli esercenti delle attività commerciali che si lamentano, tenendo solo in considerazione l’aspetto economico a breve termine, senza avere chiaro che una pandemia come ormai è stato appurato essere il coronavirus, porterà ad un collasso del sistema sanitario ed economico inevitabile e di quelli forse mai visti prima.
Qui ci si limita a pubblicare dati statistici quasi timidamente, ricordando di attenersi alle distanze di sicurezza, che oggi non si sa neppure quali siano esattamente. Si parla di 1 mt o 1,82 mt o… ?!


https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_marzo_04/coronavirus-ma-qual-giusta-distanza-sicurezza-dc8a8c76-5df6-11ea-8e26-25d9a5210d01.shtml


Quindi cosa fare?!

Moriremo tutti? No per fortuna. Ma questo non significa che non ci dobbiamo preoccupare, perché il problema non è l’estinzione della specie.


Il problema è che il Covid-19 è una malattia che richiede un’assistenza al malato particolare, con una percentuale di malati che ha bisogno di ricevere respirazione assistita e quindi di essere ricoverata nei reparti di rianimazione. Se il numero di contagiati aumenta drasticamente, aumenta anche il numero di pazienti da ricoverare in rianimazione e chissà per quanti giorni.

Non essendoci una terapia specifica e ammalandosi gravemente fino alla morte anche persone giovani - tra i primi il medico ofmatologo Li Wenliang, 34 anni, di Wuhan, seguito da altri giovani medici cinesi - e persone apparentemente sane, bisogna evitare che il numero dei contagiati esca fuori controllo.


I posti in rianimazione sono limitati e, in più in generale, tutti i posti ospedalieri sono limitati rispetto alla popolazione, quindi il rischio concreto è quello di non poter accedere neppure alle cure che comunque – meglio ripeterlo – non sono specifiche per il coronavirus.


Il personale sanitario è limitato, si sta ammalando e alcuni medici anche in Italia sono già morti. Il rischio del collasso del sistema sanitario è reale. Non una remota ipotesi.


In aggiunta come già pubblicato da Il Fatto Quotidiano di oggi “La Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva ha diffuso un documento tecnico per "fornire un supporto agli anestesisti-rianimatori attualmente impegnati a gestire in prima linea" la maxi-emergenza in cui scrive: "Può rendersi necessario porre un limite di età all'ingresso in terapia intensiva. Non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata."

E il vaccino? Come prima cosa non è ancora stato trovato, quando e se verrà trovato, ci vorranno comunque mesi affinché sia disponibile, quindi non facciamoci troppo affidamento.

Prendiamo esempio dai cinesi. Fermiamoci. Ma fermiamoci seriamente. Tutti in casa per almeno due o tre settimane e comunque fin tanto che la curva dei contagi non arresti la sua crescita. Tutto chiuso, a parte gli ospedali. Medicinali e spesa consegnata a domicilio con personale munito di mascherina e pos per i pagamenti.

Se proprio non possiamo fare a meno di uscire, mettiamoci la mascherina anche se pensiamo di essere sani come i pesci, in modo da scongiurare il contagio.
Se non troviamo mascherine possiamo sempre metterci  una sciarpa sul naso e la bocca in modo tale da sopperire.
Ma se non è strettamente necessario… stiamo in casa!!

E lanciamo un nuovo slogan più saggio di questi tempi: #iomifermo


Io mi fermo significa che ho a cuore la mia salute, quella dei miei cari e di tutta la collettività. Io mi fermo significa che finalmente avrò il tempo per stare con i miei figli, i miei genitori, i miei fratelli o sorelle. Avrò il tempo per leggere quel libro che ho sul comodino da mesi, vedere o rivedere un bel film, cucinare in tranquillità utilizzando anche gli avanzi del giorno prima senza buttarli come facevo prima, ripensare alla mia vita e al mio lavoro.

Posso lavorare da casa?


Sì… possiamo anche lavorare da casa, in molti modi: mandare mail, ricevere e fare telefonate (ormai il telefono si usa per tutto tranne che per far sentire la nostra voce!), possiamo partecipare ad una riunione di lavoro in videoconferenza con colleghi e capo, clienti o fornitori, possiamo frequentare corsi e lezioni on line o in streaming e fare tante altre cose, da casa.


Ripensiamo tutti ad un modo di lavorare dislocato, geo localizzato, smart, da remoto… o chiamatelo come volete. Ma pensiamoci.


Tra qualche mese l’emergenza finirà. E quando l’emergenza sarà finita riprenderemo a frequentarci di persona, a ritrovarci per aperitivi ed eventi, ad abbracciarci e a baciarci ringraziando di essere ancora vivi!


Bisogna assolutamente evitare che il numero di persone contagiate aumenti.


E il modo più efficace è stare in casa.


Questo è l’unico vero messaggio che dovrebbe arrivare dalle Istituzioni a tutti gli Italiani. Senza tentennamenti e senza deroghe!

 

Pubblicato in Cronaca Emilia

di Marco Becchi - In questi giorni caotici i problemi stanno vincendo sulle soluzioni.

La PNL (Programmazione Neuro Linguistica) ci svela un segreto su come affrontare al meglio ciò che succede.
Il Coronavirus, conosciuto anche come COVID19, è ormai risaputo che ha portato alla chiusura di scuole, attività, palestre e a tante altre limitazioni della nostra libertà.
Non ci è permesso muoverci liberamente e, più in generale, la quotidianità si è ritrovata in un improvviso meccanismo di restrizione e paura.
Ci sono 3 domande molto utili in situazioni come queste e che ci possono aiutare a guardare le cose in modo più consapevole e responsabile.

"Quanto dipende da me, da zero a dieci?"
Chiederci quanto una cosa è sotto il nostro controllo ci permette di prenderci o toglierci la responsabilità di poterla cambiare. Quanto potere abbiamo noi cittadini sul Coronavirus e quanto potere abbiamo sulle decisioni che le autorità stanno prendendo?
Se la risposta è un numero basso o bassissimo allora possiamo metterci il cuore in pace ed iniziare un processo di accettazione.

"Su cosa hai potere in questa situazione?"
Porti questa domanda ti farà focalizzare su ciò che puoi modificare. Il focus deve essere assolutamente verso quelle azioni che possiamo fare e in questo modo diventeremo responsabili per i risultati che possiamo produrre.

"In che modo questa situazione può essere utile?"
Porsi questa domanda non significa sottovalutare il problema ma andare alla ricerca di qualcosa di positivo che possiamo fare o apprendere da tutto questo. L'impossibilità di riunirsi, ad esempio, in meeting aziendali o riunioni, ha fatto imparare a molte persone che esistono i webinar (riunioni online). L'impossibilità di vivere "normalmente" e le scuole chiuse, ci permettono di passare più tempo con i nostri figli che sono a casa.

Virginia Satir, psicologa: "La vita non è quella che dovrebbe essere. La vita è quella che è. E' come la affronti che fa la differenza". Dipende da noi!

Scopri l'immenso potere delle PNL, iscriviti al prossimo PNL ONE DAY (workshop gratuito) a Guastalla il 4 aprile 2020 dalle 10.00 alle 12.30 presso Hotel Old River. Riserva il tuo posto scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.marcobecchi.it

 

Una villa tra le colline, uno chalet in montagna, un super attico in città o magari una villetta di prestigio al mare. Cosa potrebbe accomunare queste residenze di lusso? Prova a pensarci… Ti aiutiamo noi? Una piccola spa direttamente a casa.

Stai già fantasticando? Benissimo. Se ti fidi di noi, ci piacerebbe darti qualche consiglio su come creare la tua piccola spa tra le mura di casa tua con minipiscine beauty luxury, diffusori d’essenze, candele, materiali rilassanti e piante che favoriscono il benessere.

Avere una spa a casa: sogni e magie che si realizzano

Partiamo dal presupposto che non potrai far tutto da solo. Ospitare nella propria personalissima spa di casa una minipiscina luxury necessita di installatori esperti, ma nessuno ti vieta di buttar giù idee e progetti per collaborare con gli arredatori e gli interior designer che sceglierai in maniera più proattiva.

Lo spazio di una spa in casa è importante, soprattutto in quei posti in cui si può godere di tepore e sole per molti mesi all’anno. Una spa in casa è un angolo di quiete, pace e relax da godere con i cari e con gli amici, ma anche in totale solitudine leggendo un libro o sonnecchiando pigramente.

Il primo passo per arredare una piccola home spa è considerare lo stile della casa. Si tratta di qualcosa di rustico? Di romantico? Ci troviamo in un contesto shabby chic o iper moderno? Rispetta il contesto e, semmai, aggiungerai in seguito qualche tocco particolare.

Condividere un ampio spazio e bellissimo, ma è bello anche il piacere di avere delle micro aree in cui coccolarsi.

Se l’area che vuoi adibire a home spa è così ampia da permetterti delle piccole divisioni naturali, potresti pensare di creare delle stanze a cielo aperte con arredi diversi ma in linea continua e chiamarle in modi diversi a seconda delle ispirazioni dei colori e dei particolari. Linee tracciate da siepi e piante che apparentemente dividono ma uniscono un concept in cui la protagonista è la natura che ti circonda.

Se invece la spa sarà totalmente in un ambiente chiuso, sfrutta tutti i magici poteri del light design e realizza il tuo piccolo mondo in cui le luci ti accompagnano verso il relax.

Diffusori d’essenze e profumi: l’importanza dell’aromaterapia

Ormai sappiamo benissimo che l’aromaterapia svolge un’importantissima funzione per quando riguarda il relax.

Nella tua home spa non potranno quindi mancare diffusori d’essenze che potranno essere elettrici ma anche da utilizzare con una piccola tea light. In commercio troverai diversi brand che realizzano cialdine da sciogliere che sprigionano per ore tutta la potenza di aromi naturali che evocano atmosfere eteree e scenari in cui la pace dei sensi sarà quasi tangibile.

Stai continuando a immaginarti in una minipiscina beauty luxury tra le bollicine dell’idromassaggio, un’area verde che custodisce il silenzio, il tramonto ad avvolgerti e magari l’aroma dei limoni di Amalfi a coccolare tutta la tua voglia di relax? Non dimenticare un prosecco ben ghiacciato, mi raccomando.

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Domenica 23 febbraio 2020, al ristorante Sapori Del Mondo, una serata di introduzione teorico-pratica alla medicina olistica indiana

Parma, 18 -02-2020 - Prevenzione e cura, trattamenti e rituali, profumi e prodotti naturali. La "scienza della durata della vita" sarà la protagonista della “Serata Ayurveda”, in programma domenica 23 febbraio 2020 alle ore 19.00 negli spazi del ristorante Sapori del Mondo di via Emilia Ovest 17/A a Parma.

Un appuntamento inserito nel calendario della rassegna "Salute & Benessere 2020", curata dalla giornalista Francesca Caggiati con la collaborazione di Esplora Aps e il patrocinio dalla Provincia di Parma, che farà da introduzione teorico-pratica alla medicina olistica tradizionale utilizzata in India fin dall'antichità e diffusa oggi nel sub-continente più della medicina occidentale. L'Ayurveda è infatti dal 2015 ben integrata nel sistema sanitario nazionale indiano con diversi ospedali ayurvedici presenti in tutto il paese.

A condurre l’incontro, conviviale ed esperienziale, saranno Daniela Monferdini e Morgan Visioli di Personalità Hair Style che faranno scoprire come questa affascinante scienza possa essere utile nella vita di tutti i giorni attraverso l’utilizzo di spezie, oli essenziali ed altri prodotti che mantengono sani il corpo e la mente. L’evento si concluderà con una cena tipica indiana, con un gustoso menù dai colori e sapori orientali, arricchita da pietanze cotte nel tradizionale forno in terracotta tandoori.

LA RASSEGNA
Ideata nel 2016 da Francesca Caggiati, la rassegna “Salute & Benessere” è stata concepita come attività di edutainment - cioè volta ad informare attraverso esperienze piacevoli e coinvolgenti - e si è sviluppata nel corso degli anni ottenendo la collaborazione in ambito medico sanitario dell'Ospedale Maggiore di Parma edi patrocini di Provincia di Parma, Confagricoltura Parma, Arga Emilia Romagna e di Associazioni radicate e attive sul territorio parmense o nazionale come Snupi, AIC (Associazione Italiana Celiachia), Sulle ALI delle Menti, Lidap, Overeaters Anonymous, Amici Obesi, Aidap e altre ancora, spaziando da tematiche prettamente mediche in cui vengono intervistati specialisti nelle diverse branchie della medicina tradizionale, passando da tematiche più olistiche, naturali e orientali, fino ad arrivare a vere e proprie esperienze multisensoriali per il ben-essere di corpo e mente.

In occasione di Parma Capitale della Cultura 2020, la kermesse includerà una serie di iniziative a Parma e provincia, al Centro culturale La Caplèra di Medesano.

Per ulteriori informazioni e per partecipare - fino ad esaurimento posti – telefonare al 3385219408 oppure scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

 

Pubblicato in Salute e Benessere Parma

Di Coopservice 4 Febbraio 2020 - Le ragioni per migliorare il benessere organizzativo.

Le aziende non possono più ignorare il forte legame che esiste tra benessere, motivazione, soddisfazione e produttività. Con questa consapevolezza le imprese investono sempre più risorse per migliorare il benessere organizzativo e per controllare i fattori che lo influenzano, progettando azioni per la riduzione dello stress, la gestione della paura del cambiamento, l’aumento della motivazione, lo sviluppo di emozioni positive e il loro impatto sulle performance aziendali.

La cultura dell’organizzazione gioca un ruolo decisivo in quanto crea la cornice di senso all’interno della quale si collocano le iniziative e le attività quotidiane. Non a caso le pubblicazioni scientifiche sul tema fanno riferimento al concetto di “benessere organizzativo” o, ancora più esplicitamente, di “salute organizzativa”, ponendo l’attenzione su tutti quei processi e quelle applicazioni che si possono attuare per far sì che, sostanzialmente, il dipendente “stia bene sul lavoro”.

Direttamente collegato alla nozione di “welfare aziendale”, il benessere organizzativo è pertanto sempre più ricercato dalle aziende in virtù della consapevolezza che il dipendente è un individuo che, per poter contribuire al massimo al perseguimento degli obiettivi aziendali, deve “stare bene” fisicamente e psicologicamente. Più in generale, tutto il personale deve sentirsi parte integrante di una vera e propria comunità, all’interno della quale si condividono esperienze, scopi, valori, stili di vita: solo per questa via si potrà aspirare al benessere della persona e dunque ad un livello di qualità, in termini produttivi, maggiore nel lungo periodo.

Dalla massimizzazione del profitto alla ricerca della qualità delle relazioni interne
“L’economia dovrebbe interessarsi non solo dell’allocazione efficiente dei beni materiali – scriveva qualche anno fa, sull’American Economic Review, Matthew Rabin, docente di Economia comportamentale dell’Università di Harvard – ma anche della progettazione di ambiti organizzativi nei quali i soggetti siano felici di interagire tra di loro”.
Durante l’ultima edizione del Festival nazionale dell’Economia civile (la prossima edizione si terrà a Firenze dal 17 al 19 aprile 2020) sono stati presentati casi di imprese italiane che sembrano abbiano preso alla lettera questo assunto. Fino ad arrivare al caso estremo di una piccola azienda, produttrice di detergenti biologici da riciclo di olii esausti, che ha codificato nello statuto che lo scopo ultimo della propria attività non è la massimizzazione del profitto o del valore delle sue azioni, ma “il benessere e la felicità di tutti coloro che ne fanno parte”.

Esempi crescenti e sempre più diffusi di una cultura d’impresa consapevole del vantaggio competitivo assicurato dalla qualità delle relazioni, fattore determinante del benessere individuale e sociale e, per questa via, decisivo nella generazione all’interno delle organizzazioni di coesione, fiducia e, in ultima analisi, produttività.
Un cambio di paradigma, una mutazione culturale, determinata da un processo cumulativo di “piccole scelte quotidiane” che, una volta prodotta una certa massa critica, si trasformano in pensieri condivisi, schemi concettuali, norme, convenzioni e codici valoriali comuni. Generando in tal modo ambienti di lavoro permeati da atteggiamenti condivisi di ascolto, fiducia e reciprocità.

Il progetto ‘Benessere” di Coopservice
È questa l’idea che sta alla base del progetto di Coopservice “Benessere, diversità e inclusione: teoria e pratica del ben-essere”, progettato insieme ad esperti consulenti e formatori.
Un percorso che si snoda tra formazione teorica e lezioni esperienziali con l’obiettivo di migliorare la relazione con se stessi e con gli altri, ma che offre anche momenti di pratica fisica e di riflessione su uno stile di vita sano.
Le iniziative proposte sono numerose e variegate e prevedono lezioni in aula, role play e, per alcune, una leggera attività fisica in palestra oppure all’aperto.
Per esigenze organizzative, il progetto parte da Reggio Emilia, ma con la speranza di riuscire ad estenderlo presto anche agli altri territori nei quali Coopservice opera.

Di seguito l’elenco delle iniziative organizzate a Reggio Emilia nei prossimi mesi (da febbraio a giugno):

Ben-essere
• Dalle ferite emotive all’autostima
• Lezioni di ginnastica posturale
• Gestione dello stress: eustress e distress
• Mindfulness e Meditazione: l’importanza del respiro
• Emozioni al lavoro, non perdere l’equilibrio
• Stare in relazione: Il contatto io-tu
• Gruppi di cammino

Diversità e inclusione
• Difesa personale
• La doppia discriminazione che vivono le donne migranti, i percorsi di autonomia
• Meccanica della bicicletta ed Educazione stradale
• Uscite in bicicletta
• Il femminile: conoscere per comprendere
• Il maschile: conoscere per comprendere

 

Pubblicato in Lavoro Emilia

Il Centro San Girolamo presenterà al week-end dedicato  al benessere di Sala Baganza (Pr) 16 e 17 novembre

PARMA 6 novembre 2019 – BIOESSERE: due giorni di benessere in tutte le sue forme

Alla seconda edizione di BioEssere 2019 ci sarà l'occasione anche di parlare della salute della schiena e più in generale dell'apparato muscolo-scheletrico in compagnia degli esperti del Centro San Girolamo, eccellenza di Parma.

L'evento che si terrà a Sala Baganza, presso la Rocca San Vitale, il prossimo 16 e 17 novembre 2019, realizzato anche grazie al patrocinio del comune di Sala Baganza, sarà un’occasione unica per incontrarsi e confrontarsi su tematiche come la salute, l'alimentazione naturale, i trattamenti per il corpo e le pratiche dolci di benessere naturale. Prendersi cura di sé, nel rispetto dell’equilibrio di corpo e mente, in armonia con la natura, queste saranno le parole chiave di una due giorni di eventi, cooking show, degustazioni, laboratori, free class e presentazioni di libri.

All’evento parteciperà anche il dottor Francesco Chiampo del Centro San Girolamo di Parma, polo di livello nazionale per la riabilitazione e la medicina fisica, che aveva già preso parte alla prima edizione di Bioessere. Chiampo illustrerà i servizi del Centro, dalla spinometria per rilevare problemi della spina dorsale senza raggi x, alla fisioterapia, dal ricondizionamento muscolare al Pilates, fino all'esoscheletro HAL, di cui il centro parmigiano è esclusivista per l'Italia. Una “interfaccia neuro-funzionale”, il cui aspetto caratterizzante è la capacità di connettersi con il sistema nervoso del paziente mediante delle semplici placche adesive. Grazie alla lettura dei segnali bioelettrici, e sfruttando la neuroplasticità, HAL può portare importanti benefici a persone colpite da patologie del sistema nervoso quali ictus, Parkinson e sclerosi multipla, e in particolare lesioni midollari incomplete.

Per maggiori info sul Centro San Girolamo è possibile visitare il loro sito: https://www.centrosangirolamo.it/news/

L’evento si terrà presso la prestigiosa location della Rocca dei Sanvitale a Sala Baganza, inserita nel circuito i Castelli del Ducato. Il biglietto di accesso avrà un costo di 5€ per l’entrata giornaliera, gli eventi in programma saranno ad entrata libera fino a esaurimento posti.

INFO:
www.ilmercatodeglieventi.it 

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Pubblicato in Dove andiamo? Parma

Si avvicina l’edizione 2019 della Giornata Mondiale contro l’AIDS, la quale ricorre il 1 dicembre; tale evento è stato indetto per la prima volta in occasione del summit mondiale dei ministri della sanità sui programmi per la prevenzione dell’AIDS, e da allora ha visto crescere costantemente la sua importanza.

Quando si parla di AIDS, d’altronde, la sensibilizzazione è sempre importantissima, ed è inoltre necessario combattere una serie di luoghi comuni che non trovano alcun riscontro nella realtà.

Lo scorso anno si sono organizzati, a Bologna proprio come in altre città dell’Emilia Romagna, diversi eventi tematici, e tutto lascia immaginare che anche quest’anno si terranno molte diverse iniziative.

Che cosa è l’AIDS?

L’AIDS è una patologia infettiva il cui nome completo è sindrome da immunodeficienza acquisita, la quale può essere trasmessa proprio tramite il passaggio dell’apposito virus, ovvero il virus HIV.

Spesso si tende a fare confusione tra virus HIV e AIDS, cerchiamo dunque di fare chiarezza: l’AIDS è, come detto, la patologia, mentre l’HIV è esclusivamente il virus, di conseguenza quest’ultimo può essere controllato e limitato prima che si traduca in uno stato patologico.

Come si trasmette il virus HIV?

Il virus HIV si trasmette principalmente in due modi: tramite rapporti sessuali non protetti o tramite trasfusioni di sangue.

I rapporti sessuali rappresentano senza dubbio la causa principale di trasmissione del virus, e questo è uno degli aspetti su cui è necessario insistere maggiormente.

Quando si vive un rapporto sessuale, soprattutto se con una persona che non si conosce bene, è fondamentale utilizzare le dovute protezioni indossando il preservativo, questo vale sia per i rapporti vaginali che per quelli anali; anche nei rapporti orali l’uso del preservativo è importante anche se l’eventualità per cui il virus possa essere trasmesso in questo modo è piuttosto remota.

Se tutti, nel mondo, adottassero dei comportamenti sessuali responsabili, utilizzando sempre il preservativo, la diffusione del virus HIV verrebbe fortemente limitata, soprattutto in quelle nazioni molto povere dove, purtroppo, scarseggiano sia i dispositivi medici che le opportunità per effettuare una comunicazione pubblica efficace.

In Italia e in Europa la diffusione del virus HIV è minima, ma questo non significa che si possa abbassare la guardia: non sono pochi, purtroppo, i casi di persone che hanno contratto il virus per via di un unico rapporto sessuale non protetto.

L’altra via tramite cui il virus HIV può trasmettersi è quella trasfusionale, dunque da questo punto di vista non si dovrebbero mai utilizzare delle siringhe precedentemente utilizzate da altre persone.

Il virus HIV, è utile ricordarlo, non si trasmette per via ambientale, tanto meno tramite delle punture di zanzara o tramite contatti sessuali diversi da quelli descritti in precedenza, come può ad esempio essere un bacio.

Cosa fare se si è vissuto un episodio “a rischio”

Se si è vissuto un episodio a rischio, come può essere un rapporto sessuale non protetto o l’utilizzo di una siringa già utilizzata da altre persone, è necessario eseguire subito un test dell’HIV.

La presenza del virus HIV può essere rilevata tramite un test sanguigno, e da questo punto di vista è utile fare una precisazione: se ci si rivolge a una struttura specializzata quale https://www.ionoforetica.it e si richiede un’analisi del sangue generica non si può conoscere se il virus è presente o meno, dunque è necessario che vengano eseguite delle ricerche specifiche sul liquido sanguigno prelevato.

I risultati del test, ovviamente, sono sempre assolutamente riservati, dunque non si deve avere alcun timore per quel che riguarda la privacy, è utile sottolineare inoltre che oggi sono disponibili anche dei test salivari.

Qualora il test dovesse rilevare la presenza del virus è necessario seguire le cure che verranno indicate dal proprio medico e, ovviamente, tenere dei comportamenti responsabili che scongiurino l’eventualità che il virus possa trasmettersi.

Va sottolineato che, nell’attesa che la scienza riesca a debellare definitivamente questo virus, la persona che vi convive può vivere una vita assolutamente normale: l’utilizzo regolare di alcuni farmaci consente infatti di tenere il virus “sotto controllo”, evitando che possa degenerare e trasformarsi in una patologia.

Endometriosi: la rivoluzione Emilia Romagna su diagnosi, percorsi, tutele. Conferenza pubblica aperta alla cittadinanza organizzata da A.P.E. A Bologna, Sala 20 maggio 2012/Terza Torre, viale della Fiera 8 // 19 ottobre ore 10

Il ritardo nella diagnosi e l’assenza di percorsi terapeutici standardizzati contribuiscono a rendere l’Endometriosi una malattia complessa sia per le pazienti, costrette a vagare nel labirinto della sanità alla ricerca di una risposta al proprio dolore, sia per il personale sanitario, che spesso non la riconosce. L’A.P.E. Associazione Progetto Endometriosi ODV accoglie quotidianamente storie di donne che raccontano di ritardi diagnostici di molti anni, della mancata conoscenza della patologia da parte dei medici e di costi altissimi a causa del “Dottor Shopping” a cui devono ricorrere per trovare un esperto, che sappia prendersi cura di loro. Con gravi ripercussioni psicologiche, naturalmente, perché invece di essere aiutate, si sentono spesso dire dai familiari e perfino dai medici:

“Sei stressata! Hai la soglia del dolore troppo bassa! Hai bisogno di uno psichiatra! Fai un figlio e tutto passa!”

Eppure l’endometriosi è molto diffusa, ne sono affette 150 milioni di donne in tutto il mondo. Si stima che in Italia colpisca il 5%, quindi circa 3 milioni di donne, nei vari stadi clinici. Il picco si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma la patologia può comparire anche in fasce d’età più basse. Ora però c’è una novità importante, finalmente qualcosa sta cambiando e per scoprire di più A.P.E. e Regione Emilia Romagna danno appuntamento a Bologna il 19 ottobre e fanno un appello accorato a medici, infermieri, ostetriche, psicologi e naturalmente a tutte le donne, chiedendo di partecipare numerosi alla Conferenza pubblica, aperta a tutti e gratuita, dal titolo. “Endometriosi: focus sulla paziente. La Rivoluzione Emilia Romagna, diagnosi, percorsi, tutele”. È proprio per creare maggiore tutela che l’Emilia Romagna sarà la prima regione a introdurre nuove strategie, a favore di medici e pazienti, tramite percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali (PDTA) standardizzati. Grazie alla realizzazione di una rete fatta delle migliori evidenze scientifiche maturate fino a oggi, la Regione Emilia Romagna vuole ridurre la variabilità dei comportamenti professionali e organizzativi, incrementandone l’appropriatezza e contribuendo a ridurre sprechi e inefficienze, al fine di migliorare la salute delle donne che ne sono affette.

“Sabato 19 ottobre, dalle 10.00 alle 12.45 presso la Sala “20 maggio 2012”, in viale della Fiera 8 a Bologna, abbiamo deciso di rivolgerci alla cittadinanza per mettere a confronto il punto di vista di medici, pazienti e istituzioni e fare il punto sul reale impatto dei nuovi processi attraverso una prospettiva nuova e accessibile a tutti – sostiene Annalisa Frassineti, presidente di A.P.E. (www.apendometriosi.it), un gruppo di donne affette da endometriosi, che si basa sul reciproco sostegno e conforto, dal 2005 impegnata in un’importante campagna di sensibilizzazione per informare e aiutare ad affrontare una malattia dolorosa, che può occludere le tube, creare aderenze, distorcere gli organi riproduttivi; provocare dolori forti durante il ciclo e l’ovulazione, dolori durante o dopo i rapporti sessuali, dolore pelvico cronico, cistiti ricorrenti, perdite intermestruali e colon irritabile.


Potrà questa nuova rete di strategie rappresentare una rivoluzione nella vita delle pazienti?
A.P.E. spera di sì!


La conferenza è gratuita e aperta a tutti, ma si richiede conferma a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ritirati dalle farmacie alcuni lotti del farmaco anti ulcera. L’ Aifa - Agenzia italiana del farmaco - ha disposto il ritiro di 5 lotti del medicinale OMEPRAZOLO SANDOZ BV*INF 5FL – AIC 038187023 della ditta Sandoz Spa.

La specialità medicinale OMEPRAZOLO SANDOZ serve per la terapia e cura di varie malattie e patologie come Esofagite, Gastrite, Sclerodermia, Ulcer.. Il provvedimento, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si è reso necessario a seguito comunicazione della ditta Sandoz concernente la presenza di precipitato in due lotti della suddetta specialità medicinale. Ecco i lotti del farmaco ritirati dalle farmacie: HX7523 con scadenza 10-2019, JC5162 con scadenza 10-2019, JC5166 con scadenza 11-2019, JU1484 con scadenza 1-2021 e in ultimo JU1485 con scadenza 1-2021. Il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute Aifa è invitato a voler procedere con gli adempimenti necessari per la verifica del ritiro avviato dalla ditta.

(14 ottobre 2019)

Pubblicato in Cronaca Emilia
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