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L'incredibile gesto di un passante per fermare uno spericolato pilota in Albania - VIDEO

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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime ferma condanna nei confronti del terrorismo e preoccupazione per gli episodi di violenza che oggi hanno colpito la basilica Notre-Dame di Nizza e la Francia in questi giorni come l’omicidio del professore Samuel Paty. Città che già in precedenza è stata coinvolta in altri episodi analoghi.

Giovedì, 29 Ottobre 2020 11:09

Ultima ora: ancora terrore in Francia

Francia ancora sotto attacco. Le informazioni pervenute parlano di attacco terroristico all'arma bianca avvenuto nei pressi della chiesa di Notre-Dame, a Nizza (LA DIRETTA BFM-TV). Il deputato di zona, Eric Ciotti, - riferisce l'ANSA- attraverso Twitter riferisce che si tratta di attentato. Una donna è stata decapitata.

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Ieri mattina, i Carabinieri del R.O.S. hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, richiesta dalla Procura della Repubblica di Roma ed emessa dal G.I.P. del Tribunale, nei confronti di 7 militanti anarco-insurrezionalisti, ritenuti responsabili di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione e porto di materiale esplosivo, istigazione a commettere delitti contro la personalità dello Stato, oltre che incendio e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico.

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La Procura della Repubblica di Bologna – Dipartimento Antiterrorismo [magistrato assegnatario dottor Stefano Dambruoso] ha coordinato un’indagine condotta dal ROS – Sezione Anticrimine di Bologna e dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna culminata con l’odierna esecuzione di una misura cautelare personale a carico di 12 persone

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Operazione dei Carabinieri del ROS contro un gruppo di anarco-insurrezionalisti a Bologna, Firenze e Milano.

Dalle prime ore di oggi, i carabinieri del ROS e del comando provinciale di Bologna stanno eseguendo una misura cautelare nei confronti di 12 anarco-insurrezionalisti, autori di

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Lunedì, 11 Maggio 2020 17:13

Silvia Romano finalmente è in Italia

Ad attendere la ragazza all'aeroporto di Ciampino papà Enzo e mamma Francesca. Grande festa per la sua liberazione anche a Chakama in Kenya, il villaggio dove la giovane volontaria era cooperante.

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La Procura di Bologna nell’ambito di una indagine diretta dal Procuratore Capo, Dr. Giuseppe AMATO e dal Sostituto Procuratore, D.ssa Antonella SCANDELLARI, ha emesso, in data 10.02.2020, un provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico di un cittadino tunisino per il reato di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale, art. 270 quinquies del codice penale.

Il provvedimento, frutto dell’attività di indagine svolta dalla Sezione Antiterrorismo della DIGOS di Bologna e di Parma e dal Compartimento Polizia Postale di Bologna - con il coordinamento della Direzione Centrale Polizia di Prevenzione - Servizio per il Contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo Esterno - e del Servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni, trova fondamento nei gravi elementi indiziari a carico dell’indagato in ordine al reato di auto addestramento ad attività con finalità di terrorismo, nonché dalla sussistenza del fondato pericolo di fuga in seguito a reiterati viaggi compiuti dal soggetto in Tunisia senza che siano emerse notizie riguardo ai suoi spostamenti.

Lo scorso 11 febbraio, personale delle DIGOS di Bologna e Parma e del Compartimento Polizia Postale di Bologna hanno provveduto ad eseguite il fermo del tunisino, che era costantemente monitorato da personale della Digos, notificandogli il provvedimento, eseguendo una perquisizione domiciliare ed associandolo presso il carcere di alta sicurezza di Parma, a disposizione dell’A.G. di Bologna.

L’indagine trova origine nell’attività di contrasto al cyberterrorismo, svolta nelle prime fasi dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Perugia, in collaborazione con le DIGOS territoriali, che permetteva mediante account di “copertura”, di individuare un profilo WhatsApp inserito in un gruppo denominato “gli estranei”.

Il gruppo, il cui logo mostrava un’immagine rappresentativa dello Stato islamico, aveva come scopo anche lo scambio di messaggi propagandistici. L’utilizzatore del profilo individuato veniva localizzato anche in altri due gruppi WhatsApp: “i canti dello stato islamico” e “l’esercito del califfato”.

Il target, attivo nei gruppi, veniva costantemente monitorato; si poteva così constatare che l’utente, nel tempo, provvedeva a modificare l’immagine del proprio profilo, esibendo una fotografia raffigurante tre fucili mitragliatori automatici (AK47).

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Il personale della Polizia Postale, grazie ad una puntuale attività di Osint (Open Source Intelligence) verificava che l’account osservato apparteneva ad un’utenza mobile italiana, utilizzata da un giovane (24 anni) operaio edile, di origini tunisine, regolarmente soggiornante nel territorio nazionale ma di fatto localizzato nella provincia di Parma.

Le indagini, conseguentemente affidate alla Procura di Bologna in ragione della competenza territoriale venivano delegate al Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna e congiuntamente alle DIGOS di Bologna e Parma.

In tale ambito il Compartimento Polizia Postale acquisiva ulteriori elementi valutativi sulla personalità dell’uomo, consentendo di individuare altri due profili Facebook a lui ricollegabili, dai quali si rilevava una sua spiccata inclinazione alla cultura dello Stato islamico e alla lotta armata, non risparmiando apprezzamenti (like) e iscrizioni a pagine ad esse dedicate.

Nel tempo, l’acuirsi della pericolosità delle condotte del soggetto, rilevata dal costante monitoraggio dei profili social in uso, consentiva alla Procura della Repubblica di Bologna di emettere un decreto di perquisizione personale, locale e informatica nei suoi confronti, attività eseguita nel giugno 2019 da personale della Polizia Postale di Bologna in collaborazione con le DIGOS territoriali.

Durante le operazioni di perquisizione veniva sequestrato un cellulare e diversi documenti rilevatisi di notevole valore investigativo.

L’analisi eseguita dal personale della DIGOS e della Polizia Postale di Bologna ha riguardato i dati dello smartphone che hanno rilevato la presenza di migliaia di immagini con foto che ne ritraevano alcuni dei membri più importanti, scene di guerra nei territori medio orientali ed esecuzioni capitali e 40 video esplicativi delle varie tecniche operative utilizzate da gruppi jihadisti nonché istruzioni o meglio “lezioni” per giungere al confezionamento di ordigni artigianali mediante l’uso di materiale di facile e quotidiana reperibilità. Presenti anche schede con “consigli” dove si trovavano illustrate, attività operative per realizzare bombe tipo molotov e tipo ANFO, su tecniche di combattimento, e raccomandazioni per eludere inseguitori, evitare la cattura e, tra l’altro, tecniche utili per liberarsi da un ammanettamento, nonché metodi per occultare un cadavere, ma anche tecniche di disarmo e difesa da minacce armate.

I documenti rinvenuti (anche cartacei) mostravano importanti elementi relativi al crescente processo di radicalizzazione del tunisino essendo stati rilevati evidenti segni di adesione ed esaltazione della jihad e/o del martirio di soggetti mussulmani in omaggio ad Allah (emergente anche in taluni video rilevati nella memoria del cellulare).

A tale quadro indiziario si sono aggiunti altri importanti elementi emersi a seguito delle analisi svolti dalla DIGOS dei dati contatti telefonici che mostrano l’inserimento dell’indagato in una cerchia relazionale internazionale di soggetti appartenenti ad ambienti jihadisti. Si tratta di contatti rilevati nelle piattaforme di comunicazione telematica quale Telegram e WhatsApp che risultano difficilmente intercettabili e contatti telefonici con utenze straniere riferibili a nazioni estere Tunisia, Algeria, Filippine, Yemen, Gran Bretagna, Stati Uniti ed altre ancora che hanno mostrano sequenzialità e coincidenze significative in relazione ai dati dei file scaricati e memorizzati nel cellulare.

Alla luce di detti elementi il GIP del Tribunale di Parma in data 13.02.2020, ha convalidato il Fermo della Procura di Bologna ed applicato nei confronti dell’indagato la custodia cautelare in carcere sostenendo che “… Sussistono, pertanto, gravi indizi di colpevolezza a carico del fermato in ordine al delitto di cui all’art. 270 quinquies c.p.”, che “.. abbia realizzato comportamenti univocamente finalizzati alla commissione delle condotte di terrorismo di cui all’art. 270 sexies c.p.” e che “…deve essere valutata quale concreta, specifica ed inequivocabile condotta dell’indagato tesa ad auto-addestrarsi per realizzare un programma terroristico proposto dalle molteplici strutture jihadiste affiliate all’ISIS…”.

Sono in corso ulteriori indagini anche in relazione allo sviluppo del materiale sequestrato e dei contatti riferibili a contesti nazionali ed internazionali.

(in allegato la presentazione in formato pdf)

 

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PARMA, 12 feb. - "Ringraziamo le forze dell'ordine per la brillante operazione portata a termine, con l'arresto a Busseto di un tunisino accusato di addestrare terroristi. Aspettiamo di avere maggiori dettagli sui fatti contestati all'uomo ma intanto dobbiamo prendere atto che il pericolo del terrorismo non è scomparso o diminuito ma, anzi, è molto più vicino a noi di quanto si possa pensare. Il tunisino arrestato si nascondeva non in una grande metropoli ma in un paese della Bassa, dove mai ci si immaginerebbe di trovare un presunto terrorista. Il nostro sistema investigativo ha dimostrato ancora una volta che, se lo si lascia lavorare funziona. Chiediamo al Governo di non abbassare le guardia e intensificare i controlli su tutte quelle persone che possano destare un minimo sospetto (concentrandosi anche e soprattutto sulle loro attività sul web e sui social) e in tutti quei luoghi dove possa esserci il rischio radicalizzazione. Da ultimo massima attenzione su chi entra (e su chi si è fatto entrare in passato) in Italia: non dobbiamo portarci in casa altri delinquenti. Bastano quelli che già abbiamo". Lo scrive in una nota Francesca Gambarini, componente del comitato nazionale di Cambiamo!

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Catturato a Milano dalla Polizia di Stato tunisino internato, sospettato di radicalizzazione islamica, allontanatosi dalla Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia

Nella tarda mattinata del 5 dicembre scorso, personale della locale DIGOS ha rintracciato, ponendo fine alla sua fuga, un cittadino tunisino di 33 anni, già internato presso la Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia. Il soggetto era sottoposto al monitoraggio dei detenuti a rischio radicalizzazione islamica.

Il 30 novembre scorso lo straniero è stato dimesso dalla Casa di Lavoro ed accompagnato da volontari per recarsi al mercato “BIO – Solidale” di Piazza Aldo Moro di Castelfranco Emilia, essendo stato ammesso al lavoro esterno tutti i sabati del mese.

Il soggetto, senza documenti al seguito, eludendo la vigilanza, si era allontanato, rendendosi irreperibile.

Attraverso il raccordo con il personale della Polizia Penitenziaria, è stata avviata un’immediata attività per il suo rintraccio. È emerso che il tunisino intratteneva rapporti affettivi con una cittadina ecuadoregna residente a Gubbio, pertanto è stato subito allertato personale della Digos di Perugia, che ha a sua volta attivato le ricerche nel territorio di competenza.

D’intesa con la locale Autorità Giudiziaria, è stato avviato il monitoraggio del telefono cellulare in uso al ricercato. Dai primi risultati, il telefono ha dato tracce di presenza in alcune zone del centro di Milano.

Sono state, pertanto, intensificate le ricerche del soggetto nei luoghi segnalati e, nella tarda mattinata di ieri, restringendo notevolmente l’area di ricerca, con non poca difficoltà il tunisino è stato individuato mentre a piedi stava percorrendo i viali del parco pubblico “Vittorio Formentano”.

Al termine delle formalità di rito espletate presso gli uffici della Digos di Milano, il tunisino è stato associato presso la Casa Circondariale di San Vittore, in attesa di trasferimento presso la Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia per proseguire la misura di sicurezza applicata.

Atteso il livello di radicalizzazione attribuito all’internato, sono in corso da parte di questa Digos attive indagini finalizzate a ricostruire il circuito relazionale costituitosi durante il periodo di fuga.

 

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