Sono rimasta in silenzio per molto tempo, per rispetto della mia famiglia e del nostro dolore, anche se altri hanno spesso scelto di esporci al pubblico in contesti che ho ritenuto del tutto discutibili.
Ora però basta.
Continuo a sentire, vedere e leggere troppe informazioni semplicemente sbagliate, tanto nelle aule di giustizia quanto sui canali di informazione. Decido quindi, mio malgrado, di scrivere queste righe, perché non posso più sopportare che la mia storia, quella della mia famiglia e dei miei genitori, continui ad essere travisata.
Voglio essere breve e cercherò di farlo suddividendo quanto segue in tre punti (già esposti con dovizia di ulteriori particolari nelle competenti sedi, pur con i ben noti esiti).
A. Elementi del tutto falsi
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1) Mia zia, poi costituitasi parte civile nel processo, non ha mai richiesto l’autopsia di mia madre. Quando è avvenuta la scelta, lei si trovava fuori Bologna. Piuttosto, procedere all’autopsia é stata una decisione presa da mio fratello, insieme a mio padre, unici due familiari in casa in quel momento, per dissipare eventuali dubbi su malattie genetiche. In altri termini, l’autopsia è stata richiesta dall’uomo che adesso è in carcere per gli asseriti esiti della stessa. Fa riflettere, no?
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2) Mio padre non ha mai chiesto né suggerito che mia madre fosse cremata. In una conversazione avvenuta dopo che la salma di mia madre era già stata prelevata ai fini dell’autopsia, quest’ultimo si è limitato a ricordare che, in quanto sua consorte, lei avrebbe avuto diritto ad essere riposta nella tomba di famiglia del ramo paterno, dove però – per ragioni di spazio – è necessario essere cremati. Io e mio fratello gli abbiamo però espresso la preferenza perché nostra madre fosse sepolta all’aperto, nello stesso cimitero dove riposano i nostri nonni materni. A fronte di ciò, lui si è immediatamente attivato perché tale desiderio fosse esaudito, come poi è successo. Tutto ciò è avvenuto dopo che era già stata predisposta l’autopsia; quindi, qualsiasi asserito tentativo di “occultare prove” sarebbe stato totalmente privo di senso.
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3) Mio padre non ha mai richiesto aggiornamenti sull’autopsia in modo pedante o sospettoso. Piuttosto, si è semplicemente limitato a domandare aggiornamenti sui tempi di comunicazione dei risultati, poiché, trascorso il termine che ci era stato indicato, né lui, come vedovo, né noi, come orfani, avevamo ricevuto alcuna informazione. Ero io soprattutto, impaziente e preoccupata, a chiedergli di informarsi. Per via di tale impazienza, ho anche provato a chiedere a mia zia di informarsi tramite il consulente che lei stessa aveva nominato per “supervisionare” l’autopsia, dopo che quest’ultima era stata disposta. Solo con il senno di poi ho capito che tutte le sue risposte erano reticenti. Mio padre non aveva alcun timore rispetto all’autopsia, aveva ringraziato la zia per la premura di nominare un consulente, senza aver mai neppure considerato di nominarne uno a sua volta: perché avrebbe dovuto farlo, d’altronde? In teoria, volevamo tutti la stessa cosa: capire, nel modo più accurato possibile, cosa fosse successo a mia madre.
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4) Io e mio fratello non siamo, non siamo mai stati, e mai avremmo potuto essere, influenzati, manipolati o orchestrati da nostro padre nella gestione delle proprietá che, nostro malgrado, abbiamo ereditato (proprietá alle quali lui ha immediatamente rinunciato dopo la morte di nostra madre, prima dei risultati dell’autopsia, prima del perito, prima del processo...). Su altro versante, chi ci conosce sa bene che siamo tutto fuorché influenzabili o manipolabili: siamo un medico di 28 anni e un avvocato di 32, i quali, a causa della relazione extra-coniugale di nostro padre, lo abbiamo pesantemente criticato. Dal momento in cui io e mio fratello siamo diventati ufficialmente proprietari degli appartamenti di nostra madre e nostra nonna, abbiamo preso ogni decisione autonomamente, senza alcuna influenza o suggerimento da parte di nostro padre – che, anzi, ci diceva sempre: “Sono cose vostre, fate come meglio ritenete.” Mio padre è tornato a vivere nella nostra casa familiare solo in seguito a espressa richiesta di mio fratello, essendosi quest’ultimo ritrovato a viverci completamente da solo, dato che io risiedo fuori Bologna da molti anni.
B. Congetture che sfuggono a qualsiasi raziocinio.











































































