I più loquaci? I gatti...I più emotivi? I cani...I più chiacchieroni? Gli uccelli.. Sorprendenti storie di animali e dei loro sentimenti nel nuovo libro di Diego Santini, "Emozioni bestiali". Qualche assaggio....
di Alexa Kuhne
Parma, 12 marzo 2016
Gli animali sanno sempre come sorprenderci. Da loro non si finisce mai di imparare.
Se ci mettessimo ad osservarli, scopriremmo molte cose che ci farebbero sorridere e ci stupirebbero.
Soprattutto, dal loro linguaggio, apprenderemmo l'arte, tutta 'bestiale', del sapere trasmettere emozioni. In un modo unico: senza parlare, con l'intensità di un linguaggio spesso non verbale. E forse, da loro, impareremmo a sapere ascoltare...
Perché il linguaggio animale custodisce un segreto: racconta emozioni.
Lo dice Diego Santini, veterinario e scrittore, nel suo ultimo libro, "Emozioni Bestiali", in cui dimostra che anche chi si esprime in modo diverso, come gli animali, prova sentimenti ed emozioni e riesce a trasmetterli con l'intensità che spesso noi umani non siamo in grado di dimostrare.
Sono riflessioni che invitano, in senso lato, alla comprensione della diversità.
In natura la sincerità è alla base di ogni rapporto. Agli animali non serve proteggere ciò che provano.
"L'ascolto – racconta Santini - è la chiave per entrare nel loro mondo e gioire di ciò che ci trasmettono. È un esercizio indispensabile per la comprensione reciproca ed è utile anche in una relazione fra persone.
Non è certamente un segno di debolezza o di inferiorità, ma un passaggio importante per creare un vero rapporto tra mondi vicini e lontani. Non prevede prevaricazione e permette di entrare empaticamente nel cuore altrui. Per capire con chi si ha a che fare non servono grandi discorsi: il corpo parla e il più delle volte è il silenzio che racconta. Attraverso l'osservazione possiamo capire cosa sta succedendo ai nostri animali, cosa stanno provando e da quali esperienze è segnata la loro vita e siccome ognuno di loro è diverso dobbiamo stare attenti a tradurre i segnali di ciascuno senza aver fretta di ottenere risposte".
Per comunicare prediligono il linguaggio corporeo, ma in certe situazioni sanno usare molto bene anche quello verbale.
Le espressioni vocali sono differenti da specie a specie, però in molti casi il significato è simile.
Il nitrito del cavallo ci può sorprendere. Nei film spesso accompagna i rumori di battaglia; in realtà il cavallo ne fa un uso molto parco e certo meno di quanto si creda.
Vi è mai capitato di entrare in una scuderia piena di cavalli e non sentire volare una mosca?
Il nitrito è un'espressione di richiamo e di desiderio che può variare di intensità, difficilmente di significato.
"È un S.O.S. che un cavallo impaurito o che si sente solo può rivolgere ai compagni o più genericamente a qualcuno che lo può
aiutare. – spiega lo scrittore nel libro - Gli equini sono animali da branco e in natura stare soli o isolati equivale a mettere a rischio la propria vita. È il richiamo della giumenta al puledro se questo si allontana troppo, oppure quando, dopo mesi di vita insieme, vengono separati per la fine dello svezzamento. In quel caso partono dei richiami così violenti da poter essere uditi a distanze siderali. È l'espressione del desiderio di uno stallone che alla vista e soprattutto all'odore di un'invitante giumenta non sa trattenersi.
È la manifestazione di piacere di tutti i cavalli quando sentono il profumo del fieno".
Fedele allo spirito di sopravvivenza e a una dignità eroica, nel cavallo la sofferenza è muta...
Fra gli animali domestici, il più amante dei discorsi è senza dubbio il gatto che è dotato di centinaia di vocalizzazioni.
"Alcune teorie sostengono che – dice Santini -, in quanto predatore notturno, abbia dovuto sviluppare un sistema di comunicazione immediato per agire in condizioni di scarsa visibilità. È più probabile invece che la sua loquacità sia legata al bisogno di interagire con i propri simili e in parte pure con noi, che costituiamo dei soggetti estremamente stimolanti per il suo sistema vocale. Un modo semplice per decifrare il miagolio felino è quello di associarlo al comportamento. Spesso conviene lasciarlo agire per interpretare ciò che ci dice".
Un racconto che sottolinea quanto saper ascoltare sia un'arte quanto saper parlare!
Forse non tutti sanno che il vocabolario felino è ricchissimo. Ha "parole" per salutarci, per comunicarci la felicità, la solitudine, la paura, il dominio del territorio, per richiamare la mamma o per rivelare il proprio desiderio sessuale.
"Sembra assodato – ci fa scoprire l'esperto - che i felini domestici usino molte più parole rispetto a i loro parenti selvatici e di questo fenomeno ne siamo in parte responsabili. In casa hanno potuto ampliare la propria lingua "ufficiale" con dei nuovi suoni, proprio come succede in ambito umano, dove i neologismi sono all'ordine del giorno".
I gatti non solo sanno come si chiamano ma rispondono in modo diverso a chi pronuncia il loro nome.
Anche i cani dimostrano tanta fantasia verbale.
"Come i felini domestici, non possedevano prima di incontrare l'uomo la gamma di vocaboli attuali, ma la vita a contatto con noi e la loro importanza sociale ha favorito lo sviluppo di una serie di messaggi vocali, un tempo sconosciuti nell'ambito della comunicazione canina. In pratica si può pensare che, in seguito all'evoluzione, oggi abbaino più per noi che per loro. Una cosa però è certa: quando un cane abbaia o emette suoni lo fa per una ragione ben precisa... Nel tono che usa, se acuto, potremo scorgere preoccupazione o insicurezza, se basso e gutturale percepiremo soprattutto un senso di minaccia. Nelle manifestazioni di felicità la frequenza degli abbai è elevata, quando si abbassa il nostro amico è invece in fase di difesa. Il ringhio indica un avvertimento, è un suono che nasce dal profondo e significa che non si sta scherzando. Il guaito può essere un segnale di dolore o di paura, ma se ha una tonalità bassa anche eccitazione o gioia. Infine c'è l'ululato, che indica la "tristezza" e che lo fa sentire più umano rispetto a tutti gli altri modi di esprimersi dei cani".
Il premio per la specie animale più chiacchierona va agli uccelli, alcuni dei quali sono dei veri artisti.
"Gli uccelli – spiega lo scrittore - potenziano i loro irresistibili messaggi canterini inarcando il collo o facendo il pennacchio con la coda. Ad arte si aggiunge arte, in questo caso perseguendo quella della conquista!
Le loro vocalizzazioni sono differenti e indispensabili per richiamare i compagni, per delimitare il territorio o per trasmettere
messaggi d'amore.
A questo proposito anche il canto del gallo andrebbe rivisitato nella sua interpretazione. In realtà il suo squillo non è caratteristico solo delle prime luci dell'alba; esso si ode anche in piena notte, a dispetto delle molte leggende.
Il suo squillo autoritario è una dichiarazione di supremazia nel pollaio che va fatta in qualsiasi momento del giorno o della notte. Il suo richiamo di sfida può proseguire per ore, in modo che sia chiaro che non tollera la presenza di concorrenti".
Anche i pesci si parlano e si ascoltano. "I più ciarlieri abitanti acquatici sono i delfini, soprannominati per questa loro loquacità i canarini del mare – scrive Santini nel suo ultimo libro - . Sono in grado di attribuire, attraverso un vocalizzo di riconoscimento, un vero nome a ogni componente del branco. Niente a che vedere con i più comuni e numerosi abitanti del mondo sommerso, che si esprimono attraverso particolari vibrazioni ottenute con il movimento delle branchie e della vescica natatoria. I suoni ricorderebbero dei rumori gutturali che funzionano da segnali di pericolo, di corteggiamento o di orientamento nell'immensità del mare. Il pesce rospo sarebbe tra i più loquaci".
Anche le rane utilizzano le vibrazioni per comunicare.
"Oltre al loro più consueto gracidare esse si servono di onde, non sonore ma...sismiche – racconta il veterinario - . L'origine del suono in questa specie anfibia avverrebbe attraverso un ritmico e velocissimo movimento delle zampe posteriori contro i rami, capace di produrre un'onda della forza di 12 hertz. Questa comunicazione vibratoria, tipo accompagnamento ritmico di un ballo moderno, sarebbe riservata ai maschi della raganella per avvisare gli invasori del proprio territorio, in particolare nel periodo degli amori".
Il beneficio dei pet sul luogo di lavoro è dimostrato da diversi studi. In Italia ancora non si coglie l'opportunità data dagli animali accanto la scrivania.... E voi, portereste in ufficio il vostro cane?
Di Alexa Kuhne
Parma, 27 febbraio 2016
Gli animali alla scrivania aumentano buon umore e produttività. Chi adora gli amici a 4 zampe non rimarrà sorpreso da questa affermazione perché già conosce gli effetti benefici della convivenza.
Saranno i più recalcitranti nei confronti dell'attaccamento viscerale tra umani e pet a rimanere meravigliati da quello che la scienza ha scoperto.
Soprendente è, in particolar modo, non solo un'innata capacità curativa per molte patologie umane, ma anche l'azione terapeutica in ufficio.
"I benefici riguardano – conferma Diego Santini, veterinario e scrittore -il delicato campo affettivo, comportamentale e sociale. La trasmissione di sensazioni positive ha radici antiche e non è certamente una 'degenerazione' moderna quella di scegliere di condividere con loro gli spazi domestici e non solo. Per esempio, per aiutarsi a ricevere messaggi di serenità, per superare un certo disagio emotivo o per favorire il relax dell'anima i Cinesi, fin dal Medioevo, hanno cercato di avere a portata di vista un acquario o una vasca, anche esterna, animata da pesci dai colori più ricercati: dal bianco al rosso, da quelli maculati a quelli striati, da quelli con tre pinne caudali a quelli con degli occhi giganti. L'adozione di acquari in certi ospedali ha dimostrato di essere in grado di ridurre fra i pazienti l'ansia generata dalla malattia e il senso di solitudine legato alla presenza di camici bianchi e ambienti asettici".
Se l'effetto rasserenante si può ottenere con la semplice osservazione, figuriamoci quali possano essere i risultati se ci si prende cura di cani, gatti e altro, animali che possono comunicare e interagire con noi, hanno pensato gli scienziati a stelle e strisce. E lì a dimostrare la tesi.
"La convivenza costante è la medicina migliore per certi cuori – dice il dott. Santini -. E' ormai dimostrato infatti che diminuisce l'ansia, aumenta l'autostima, riduce la sensazione di solitudine e migliora il desiderio di contatto con gli altri. Inoltre aumenta i livelli cerebrali di serotonina, mediatore neurologico e vero antidoto alla depressione".
Questa 'medicina' per il cuore e per la mente sembra avere pochi effetti collaterali e infatti conferma l'esperto che "c'è solo qualche piccolo inconveniente tecnico che nella vita di tutti i giorni come in ufficio dovremo imparare ad evitare".
E' lampante che l'animale che meglio si adatta come 'assistente' sul posto di lavoro è il cane.
Gli americani lo hanno già capito da tempo e hanno proprio adottato una politica di incentivazione e assistenza per i dipendenti che vogliono il pet in ufficio, convinti da illustri università statunitensi come quella di Miami, della Virginia e dall'Ucla Depression Reserach and Clinic che hanno dimostrato come la Pet Therapy aziendale diminuisca i livelli di stress fra i dipendenti e aumenti la collaborazione fra colleghi, la capacità di fare gruppo, la fiducia, la diminuzione delle assenze per malattia e, soprattutto, la produttività. Al momento sono ancora poche le aziende in Usa che hanno aperto le porte agli animali, circa il 17%, ma fra queste ci sono colossi come Amazon e Google.
"In Giappone – racconta Santini - la Ferray corporation di Tokio, che si occupa di siti Web e di App, ha deciso di 'assumere' nove gatti da inserire in ufficio. Da quando i felini sono liberi di scorazzare fra le scrivanie sembra che i livelli di stress dei dipendenti siano improvvisamente crollati".
E in Italia come vediamo questa abitudine salutare? Pare che qualcosa si stia muovendo... "In certe aziende – spiega il veterinario - sono nati i cosidetti Pet Friday, cioè i venerdì aperti ai cani. In altre realtà, come per esempio per la Mars Italia che lavora nel mercato alimentare, è nato il Pet Friendly Day, una giornata al mese in cui i dipendenti possono avere accanto il proprio cane. E tutti ne sono entusiasti: lavorano meglio, l'atmosfera è più rilassata, il dialogo fra colleghi migliora, c'è più allegria e buonumore e la creatività e la nascita di nuove idee sono favorite".
Fin qui, tutto sembra bellissimo. Ma qualche inevitabile inconveniente ci sarà pure...
"Ci vogliono 'regole' – dice Santini. La preparazione inizia a casa. La presenza del cane in ufficio deve essere graduale, perché è abitudinario ed ha bisogno di incontrare poco alla volta le novità. Anche i rumori nuovi potranno essere un problema e quindi si devono abituare a casa a sentire segnali diversi come campanelli, stampanti, rumori telefonici".
Naturalmente non tutti gli animali sono uguali e quindi prima di iniziare il training è necessario valutare se il cane ha attitudine o meno a socializzare con persone nuove o altri assistenti quadrupedi.
La pausa caffè per il lavoratore dovrà corrispondere con quella dell' 'aiutante' che dovrà godere di un intervallo programmato utile a entrambi per ricaricare le pile. "Una passeggiata, magari insieme anche a qualche collega – spiega il dott. Santini -, sarà un ottimo antistress molto più salutare di un caffè o, peggio ancora, di una sigaretta. Inoltre ci permetterà di rimettere in moto muscoli e articolazioni intorpidite da ore di posizioni obbligate davanti ad una scrivania, sarà di stimolo alla circolazione sanguigna e al lavoro del cuore, abbasserà la pressione e la concentrazione di colesterolo del sangue".
Ultima regola non meno importante: il luogo di lavoro canino deve essere attrezzato. Deve potersi coricare, riposare, bere e mangiare. Altrettanto dovremmo avere degli spazi dove il cane può muoversi e camminare e aree off-limits dove invece è vietato l'accesso.
Siete convinti?
La cagnolina è scappata da Sorbara, nel Comune di Bomporto, il 26 gennaio. Da allora, tanti avvistamenti, ma la piccola è spaventata e non si lascia avvicinare. L'ultima volta è stata vista domenica scorsa a Rubiera. Aiutateci a ritrovarla.
Di Manuela Fiorini
Sorbara (Bomporto, Mo) 9 febbraio 2016
Sembrava una storia a lieto fine quello della cagnolina Astra, una simil volpina bianca di piccola taglia che, dopo una vita di maltrattamenti, da un canile della Puglia aveva raggiunto la sua nuova famiglia a Sorbara di Bomporto, nella Bassa modenese.
Purtroppo, lo scorso 26 gennaio, Astra è scappata con ancora addosso il guinzaglio e la pettorina di colore verde. Da allora, molti sono stati gli avvistamenti, prima nelle campagne di Sorbara, dove la piccola si è rifugiata. I maltrattamenti subiti, tuttavia, l'hanno resa molto diffidente nei confronti dell'uomo e tutti i tentativi di avvicinarla e riportarla a casa sono stati inutili. Astra scappa. E, in questi giorni, deve aver percorso diversi chilometri. L'ultimo avvistamento, infatti, risalirebbe a domenica 7 febbraio, a Rubiera (Re), nei campi dietro a via Ospitaletto. Per riportarla a casa è stato creato anche un evento su Facebook, sul quale è riportato anche qualche consiglio utile per avvicinare un cane spaventato, come è la piccola Astra.
Chiunque la avvisti, non deve assolutamente inseguirla, urlare o andarle incontro direttamente, ma avvicinarsi lentamente, compiendo ampie curve e guardando il cane di tre quarti.
Per approcciarla e non indurla alla fuga, ci si può accucciare e porgerle dei bocconi prelibati, come wurstel o pezzetti di formaggio, ma, essendo affamata, anche qualche croccantino. Se non si avvicina, si possono lasciare a terra e indietreggiare di qualche passo. Se accenna ad allontanarsi, voltatele le spalle e fingete di andarvene, ma seguitela a distanza con lo sguardo. Mandatele anche segnali di calma: muovetevi lentamente, sbadigliate, sedetevi, distogliete lo sguardo. Avvicinatevi seguendo una traiettoria circolare e socchiudete gli occhi abbassando le palpebre.
Chi l'avvistasse può contattare anche la Polizia Municipale e chiedere di parlare con un operatore del Nucleo Mobilità che manderà un Accalappiacani.
Per informazioni o avvistamenti si possono chiamare i numeri 392/6324300 o 388/4647777 oppure segnalare sulla pagina Facebook www.facebook.com/events/1561265387532104/
Il veterinario Diego Santini, indica regole d'oro per non far soffrire cani e gatti quando fa freddo...perché spesso ignoriamo che loro soffrono più di noi. Ecco cosa temere per la salute del nostro pet quando le temperature si fanno più rigide e come proteggerli.
Di C.N.
Parma, 30 gennaio 2016
Il freddo è arrivato ma non è un gran freddo. Quindi lo sottovalutiamo senza sapere che i nostri amati amici a 4 zampe possono soffrirlo più di noi. Soprattutto se fanno parte di razze particolari.
Sembra strano, ma ci sono pellicce e pellicce.
"Il freddo può diventare un problema – spiega il veterinario, Diego Santini -. Ogni stagione ha le sue esigenze e questo vale per ogni specie animale. Non tutti però patiscono le basse temperature nello stesso modo: le razze di taglia grande, per la maggiore massa corporea, trattengono il calore per molto più tempo e di conseguenza sono più 'calorose', mentre quelle più piccole o a pelo raso, come per esempio Dalmata, Boxer, Chihuahua, sono le più freddolose".
Quello di cui si deve temere è soprattutto lo sbalzo termico. L'improvviso passaggio dal caldo al freddo può essere molto pericoloso. Per loro come per noi, "mai passare in breve tempo dal caldo del termosifone al gelo esterno – dice il dott. Santini -. Le patologie respiratorie e la diarrea sono in agguato e non aspettano altro per scatenarsi. E' consigliabile quindi, prima di uscire, trattenersi qualche minuto in una parte della casa non troppo calda ( per es. l'ingresso del palazzo o il garage) proprio per evitare che l'organismo subisca uno stress termico troppo grande. Poi, una volta in strada, potremo utilizzare un cappottino (soprattutto per le razze a pelo corto, per i cuccioli e gli anziani o per quelli con problemi di salute) che in certi casi è un vero antidoto al cosiddetto colpo di freddo".
Insomma, l'idea dell' 'abitino' all'animale non è balzana. L'indumento serve, eccome!
L'importante è che non corrisponda solo ad esigenze estetiche ma che sia adeguato allo scopo e pratico.
Come scegliere, allora, quello perfettamente funzionale?
"Dovrà coprire sia il collo che l'addome, dovrà avere l'interno di tessuto o di panno per trattenere il caldo del corpo mentre l'esterno sarà di materiale impermeabile – spiega il Veterinario - . Anche i piedini non vanno trascurati. I polpastrelli sono molto sensibili alle basse temperature, in particolare alla neve e al ghiaccio, e quindi andrebbero protetti con prodotti specifici. E al ritorno dalla passeggiata sarà buona norma pulirli in modo da togliere lo sporco, insieme al sale che nei mesi invernali viene sparso di frequente sui marciapiedi delle nostre città".
E non pensiate che gli animali che vivono all'aperto siano più predisposti al freddo, perché abituati.
A loro, anzi, andrebbero riservate cure ancora più meticolose.
Il Vademecum ideal dice che si devono usare sensibilità e buon senso.
"Innanzitutto è indispensabile una cuccia che li ripari dal freddo, dal vento e dalla pioggia – dice Santini -. Questa dovrà essere di dimensioni adeguate rispetto alla taglia del cane, evitando cioè di essere troppo grande per non disperdere il calore del corpo. Dovrebbe essere isolata dal terreno o sollevata da terra di qualche centimetro, al riparo dalle correnti d'aria, coinbentata e impermeabile alla pioggia".
Queste precauzioni non valgono comunque per cuccioli e gattini perché hanno minori capacità di termoregolarsi e quindi non dovrebbero essere lasciati all'esterno per lunghi periodi, né tantomeno di notte.
"Anche l'alimentazione – ci tiene a sottolineare l'Esperto - in questi casi può fare la differenza perché con il freddo, anche loro come noi, bruciano più calorie. Per un cane o un gatto che vive fuori casa e che soprattutto vi dorme sarà necessario aumentare anche del 40% la razione alimentare mentre se vi passa solo brevi momenti o viene portato fuori esclusivamente per la passeggiata allora sarà sufficiente aumentarla di un 5%. La stessa attenzione dovrà essere data all'acqua che se lasciata all'esterno non si dovrà mai raffreddare troppo per cui sarà preferibile porla in una ciotola di plastica perché conduce il freddo meno rapidamente del metallo. Inoltre andrà posizionata in una zona riparata e cambiata spesso. Anche l'acqua troppo fredda può esserefonte di problemi, in particolare di disturbi gastroenterici, qualche volta anche gravi. Il gelo, specialmente se notturno, ha la forza di una malattia ed è per questo che i soggetti delle razze più predisposte al freddo, come pure gli animali anziani o ammalati non dovrebbero essere lasciati all'aperto, anche se protetti, perché spesso mancano dell'energia sufficiente per la termoregolazione".
Il veterinario avverte che molti cani e gatti tutti gli anni muoiono nella stagione invernale per questo motivo e per altrettanti ci sarà un peggioramento di malattie croniche già esistenti.
Come ogni cappotto che si rispetti, anche il mantello ha bisogno di cure specifiche per renderlo efficiente, vista la sua indispensabile funzione termica.
Tutti dovremmo sapere che il pelo andrebbe spazzolato con regolarità, non solo per favorirne il rinnovo ma anche per stimolare la circolazione sanguigna della pelle. Va da sé che in inverno gli animali non vanno tosati. "Se però – avverte Santini - il pelo è coperto da piccoli cristalli di neve o ghiaccio sarà meglio evitare di toglierli con le mani per scongiurare il rischio di procurare strappi o danni. La scelta migliore sarà di porlo vicino (ma non troppo) ad una fonte di calore e aspettare solo qualche minuto che si sciolgano, solo allora sarà possibile incominciare le operazioni di toelettatura".
Anche l'automobile, inestate come in inverno, potrebbe rivelarsi un pericolo per i nostri animaletti. Se durante la stagione estiva può favorire il colpo di calore, così nella stagione fredda può predisporre all'ipotermia, diventando una sorta di frigorifero soprattutto nelle ore serali. In qualche caso però il pericolo può diventare ancora maggiore. Con le basse temperature gli animali liberi e soprattutto i gatti tenderanno a rifugiarsi sotto le auto proprio per riscaldarsi con il caldo del motore. Ricordiamoci perciò, prima di ripartire, di dare sempre un'occhiata tra le ruote e per sicurezza di unire anche dei colpetti sul cofano: tante volte basta poco per salvare una vita!
Il pensiero finale dobbiamo dedicarlo però a quelli meno fortunati e che sono ancora in cerca di una casa. Dai nostri armadi possono infatti saltar fuori tante "cose" utili per loro: vecchi maglioni e coperte, lenzuola e piumoni che ormai non usiamo più sono una risorsa fondamentale per le associazioni che si occupano di animali in attesa di un'adozione e diventare un caldo abbraccio per quelli che stanno già tremando, e non soltanto di solitudine.
Odelot è un Kurzhaar roano marrone che ha partecipato ha diverse esposizioni ed è stato pluripremiato. Ora ha 9 anni e dopo la sfavillante carriera cerca solo una famiglia che lo ami con cui trascorrere la sua vecchiaia. Gode di ottima salute e il suo proprietario lo cede gratuitamente solo a chi lo possa accudire con amore.
Per informazioni contattare Carlo Inturrisi Telefono: +39 331 6350889 mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Rambo è un tenero Kurzhaar maschio tutto marrone di circa un anno che cerca una famiglia affettuosa che possa prendersi cura di lui. E' un bel cane che gode di ottima salute e come tutti i cani di questa razza è ben disposto verso l'educazione e l'addestramento, essendo molto intelligente. Il suo proprietario lo cede gratuitamente solo a chi possa accudirlo con amore.
Per informazioni contattare Carlo Inturrisi Telefono: +39 331 6350889 mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Odelot è un Kurzhaar roano marrone che ha partecipato ha diverse esposizioni ed è stato pluripremiato. Ora ha 9 anni e dopo la sfavillante carriera cerca solo una famiglia che lo ami con cui trascorrere la sua vecchiaia. Gode di ottima salute e il suo proprietario lo cede gratuitamente solo a chi lo possa accudire con amore.
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Rambo è un tenero Kurzhaar maschio tutto marrone di circa un anno che cerca una famiglia affettuosa che possa prendersi cura di lui. E' un bel cane che gode di ottima salute e come tutti i cani di questa razza è ben disposto verso l'educazione e l'addestramento, essendo molto intelligente. Il suo proprietario lo cede gratuitamente solo a chi possa accudirlo con amore.
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Le festività possono essere uno stress per gli animali. Ecco i segnali per riconoscere i loro disagi e cosa fare e non fare, secondo l'esperto per trascorrere insieme i momenti di gioia. Il regalo da mettere sotto l'albero per gli animali deve essere l'attenzione per la loro salute e il loro benessere psico-fisico. -
- Di Alexa Kuhne -
Parma, 8 dicembre 2015 -
I nemici natalizi dei pelosi? Nonni e bambini!
La trasgressione imperdonabile, su cui mai transigere? Cioccolato e fritti.
Se per noi le festività sono il momento di svago e di inosservanze passabili, per i nostri animali domestici possono invece diventare un periodo di stress con conseguenze che nemmeno immaginiamo.
Tutto può sembrare semplice e si può commettere l'errore di pensare che le vacanze di Natale siano tempo di 'leggerezze' anche per loro, proprio perché si è abituati a considerarli come di famiglia, a volte come dei figli.
Niente di più sbagliato. I pet sono delicatissimi e quello che può andar bene per noi può non coincidere con il loro benessere.
Per il veterinario Diego Santini, la parola d'ordine deve essere buoni propositi. Il regalo da mettere sotto l'albero per gli animali deve essere l'attenzione per la loro salute e il loro benessere psico-fisico.
"E' proprio in questi giorni, lontano dagli impegni dilavoro, che sarà più facile dedicare una parte del nostro tempo a osservarli meglio e capire come migliorare il rapporto con loro. Le feste ci daranno lo spunto non solo di affrontare i piccoli problemi di quei giorni ma di scoprire pure l'importanza di certi "dettagli" che magari durante l'anno abbiamo trascurato", chiarisce il dott. Santini.
L'incriminato numero uno è il pranzo di Natale. Non tutti sanno che in questo giorno si verificano veri e propri incidenti alimentari che coinvolgono quegli irresistibili pelosi che si mettono sotto il tavolo con il muso all'insù e ai quali non sappiamo negare bocconcini di prelibatezze da umano.
"E' durante questo momento – dice l'esperto - che con più facilità si sgarra e quindi maggiore sarà il rischio di coinvolgere nella nostra golosità anche l'amico a quattro zampe. Da un piacere potrà nascere un mal di pancia con le conseguenze del caso. In questi frangenti dovremo stare attenti soprattutto ai nonni e ai bambini perché sono loro quelli che più spesso lasceranno cadere qualcosina dalla tavola, magari facendolo apposta. E' chiaro che delle piccole trasgressioni sono concesse: è Natale per tutti. Sarebbe sufficiente ricordarsi che non sempre quello che mangiamo è adatto ai nostri pelosotti (e forse anche per noi): cibi dolci, fritti o troppo grassi o il semplice cioccolato potranno rovinare un momento di gioia e di festa".
Bisogna, in ogni caso, ricordare tutto l'anno che il sovrappeso dell'animale non è la misura del nostro amore che manifestiamo nutrendo l'adorato, ma è un problema serio, non solo nostro.
Uno dei disagi più grossi è la separazione, che avviene di frequenti in questi giorni.
"Certi obblighi natalizi - spiega Santini - potrebbero allontanarci da casa e non sempre prevedono la presenza del nostro pet. La destinazione, magari lontana o caratterizzata da oggettive difficoltà ambientali (per es. la presenza di altri animali o di bambini troppo piccoli, di persone ammalate o con difficoltà a socializzare con cani e gatti), potrebbe obbligarci a lasciarlo a casa. In questo caso il mio consiglio è quello di fargli sembrare quel giorno esattamente uguale a uno qualsiasi dell'anno, con le solite abitudini e i soliti tempi per far sì, per quanto possibile, che la nostra assenza non sia avvertita come un allontanamento diverso dal solito. Lasciare la luce accesa, piuttosto che la radio o la televisione, potrebbe attutire il senso di solitudine e dargli l'illusione che la nostra mancanza sarà di breve durata".
L' ansia da separazione esiste tutto l'anno. E' una vera e propria patologia che richiede un intervento comportamentale e medico di tipo specialistico.
Non crediate, poi, che la grande compagnia, con conseguente schiamazzo, sia un momento di felicità per loro come invece lo è per noi: gli animali temono incredibilmente i rumori forti, tipici dei momenti passati in comitiva.
In testa ai frastuoni ce ne è uno che terrorizza: quello dei botti, che sono ancora molto presenti nei festeggiamenti degli italiani. A poco sono servite, fino ad ora, le campagne contro lo sparo dei fuochi all'ultimo dell'anno.
"E' una vera e propria fobia – sottolinea l'esperto -, cioè una paura immotivata nei confronti di uno stimolo non potenzialmente pericoloso. E questa emozione potrà raggiungere dei livelli così alti da generare paura anche in suoni 'gemellati', come il rumore di una portiera che si chiude, di un clacson o di un campanello, di un piatto che cade, di forti risate o del tappo della bottiglia al momento del brindisi. Alcune teorie sostengono che queste paure derivino dalla mamma, cioè siano trasmesse al cucciolo durante l'allattamento ma, come al solito, i danni maggiori sono quelli provocati dall'uomo. Battere le mani vicino alle orecchie di un cane o esporlo a rumori forti come lo sparo di un fucile se effettuati in un cucciolo di 8-10 settimane di età provocherà, quasi sicuramente, una fobia dei rumori forti come pure adottare un cucciolo per Natale e a Capodanno esporlo allo stress dei botti sarà un'ulteriore garanzia di generargli questa fobia. Il periodo dell'imprinting è un momento critico, nel bene e nel male, per tutti gli esseri viventi, uomo compreso. Anche per questo problema sarà necessario intraprendere un programma di desensibilizzazione che non riguarderà solo il periodo delle feste ma tutto l'anno in cui noi con pazienza e costanza cercheremo, attraverso determinati gesti, di riabituare il nostro pet ad un mondo per così dire rumoroso. Il segreto starà nell'abbinare al rumore, che inizialmente sarà lieve ma andrà aumentando, qualcosa di positivo e per lui gratificante operando quello che in termini tecnici si chiama controcondizionamento".
Intanto, cosa possiamo fare per aiutare l'adorato a superare la notte dell'ultimo dell'anno senza traumi? Il buon senso suggerisce di non lasciarlo da solo, senza eccessive pressioni per non aumentare in lui lo stato di ansia. L'atteggiamento più adatto dovrà essere quello normale. Ma se non si può evitare di lasciarlo solo? Il medico veterinario consiglia di tenere il nostro animale in una singola stanza isolandolo il più possibile dai rumori. La paura e la solitudine possono però provocare fenomeni distruttivi: evitare di lasciare oggetti a rischio di distruzione come cuscini, tappeti o vasi. La compagnia di musica e di una luce, delle voci di un film possono aiutare. "Nei casi veramente drammatici – conclude Santini - si potranno anche utilizzare dei farmaci ad azione ansiolitica seguendo però le indicazioni del proprio veterinario, evitando in ogni modo il cosiddetto fai da te".
Come individuare quale animale fa per noi. Quando si sceglie un cane o un gatto si deve sempre tenere presente la compatibilità. Dipende dalle abitudini di vita, dal carattere, dal tipo di famiglia di cui si fa parte. L'esperto, Diego Santini*, ci guida alla scelta del nostro partner animale. -
Parma, 14 novembre 2015 -
Siamo predisposti al gatto o al cane?
Quando si accetta di accogliere in casa un animale è vero che basta dare e ricevere amore, ma è altrettanto vero che si deve sempre tenere presente la compatibilità.
Ognuno di noi ha una predisposizione particolare verso un tipo di pet. Dipende dalle abitudini di vita, dal carattere, dal tipo di famiglia di cui si fa parte.
I veterinari sono chiamati a dare, non di rado, il consiglio su quale quadrupede sia meglio adottare.
"In realtà – spiega il dott. Diego Santini - non esiste una risposta definitiva: ogni situazione familiare o ambientale prevede una scelta migliore di altre. E' in base a dove vivrà il nostro pet, e con chi, che si baserà la scelta di una tipologia di animale rispetto ad un'altra. Tralascerei volutamente gli uccelli, piuttosto che i piccoli roditori, in quanto sono personalmente 'allergico' alla gabbie e quindi il semplice fatto di vederli rinchiusi dietro delle sbarre non mi rende felice e mi fa pensare che anche per loro sia lo stesso".
Quindi, escludendo piccoli animali che è bello vedere in libertà, la prima cosa che normalmente ci si deve chiedere è se in famiglia ci sono dei bambini. In questo caso sono sicuramente da preferire i cani.
"Certo i bimbi, in ogni caso, non devono essere troppo piccini – spiega l'Esperto -: dovrebbero avere almeno tre anni perché è proprio dopo quell'età che incominciano ad interagire con il cane, evitando il rischio di considerarlo solo un gioco o un peluche".
Meglio un cane già maturo o un cucciolo che potrebbe essere oggetto di attenzioni un po' maldestre da parte del piccolo di casa?
Per il veterinario non c'è alcun dubbio: tra un cane adulto e un cucciolo, inaspettatamente, è invece da scegliere un cagnolino di pochi mesi perché darebbe alla coppia il vantaggio di crescere insieme.
"Anche per il pet, però, esiste un'età minima d'adozione. In genere - dice il dott. Santini - sarebbe meglio non prenderlo prima che abbia raggiunto i 75-90 giorni di vita in modo da avere la garanzia che abbia ricevuto almeno in parte l'imprinting materno".
Ogni razza ha delle caratteristiche ben precise e per i bambini sono preferibili certe tipologie, anche se molto importante sarà considerare la taglia dell'animale. Va da sé che sarà sempre meglio privilegiare le razze più piccole proprio per evitare il rischio di "incidenti" domestici.
"Solo la razza, piuttosto che la taglia, non basteranno però a proteggere i nostri bimbi: servirà anche una buona educazione del cucciolo. Anche per lui esistono diritti e doveri e quindi una certa dose di fermezza associata a rispetto e dolcezza sarà un cocktail vincente per metterci al riparo da brutte sorpese. Entrando in esempi pratici, in una famiglia con dei bambini ma con poco spazio verde a disposizione sceglierei una razza piccola, affettuosa e allegra come il Barboncino, il Maltese o lo Yorkshire Terrier; mentre per persone che hanno la fortuna di avere un giardino a disposizione e con figli già grandicelli opterei per i Labrador o i Golden Retriever, animali generalmente dal carattere dolce e molto socievole. A persone dinamiche consiglierei invece razze che hanno bisogno di movimento, come i Border Collie o i Jack Russel. Questo però non vuol dire dimenticarsi di tutti gli innumerevoli meticci che al di là del puzzle di razze di cui sono simbolo rimangono un'ottima scelta, in alcuni casi addirittura consigliabile vista la loro innumerevole presenza in tutti i canili pubblici".
Un discorso a parte meritano gli anziani. Per loro ci vogliono soggetti tranquilli e non necessariamente troppo giovani e bisognosi di movimento: un cane 'maturo', in tutti i sensi, è la scelta migliore.
Il gatto ha esigenze completamente diverse. Bisogna solo cogliere il significato di cosa voglia dire vivere con lui. Starci insieme implica il rispetto dei suoi spazi e il non angosciarsi se decide improvvisamente di dimenticarci per un po': ha soltanto bisogno di dedicarsi a se stesso, di vivere un suo momento zen e poi tornerà quello di prima.
I gatti sono animali affascinanti forse proprio quel loro alone di mistero che da sempre li caratterizza. Non si sa mai cosa pensino anche se sono un concentrato di idee. Sembra che non si preoccupino affatto di quello che li circonda anche se non è così. Se c'è qualcosa che li disturba state certi che lo dimostreranno semplicemente cambiando posto, scegliendo un angolo più tranquillo per continuare il pisolino.
Non sempre hanno bisogno dell'uomo e stare con noi ha spesso il significato di una loro scelta. E non pensiamo che lo facciano solo per esigenze alimentari, sanno essere affettuosi e molto. Provate a separarvi da loro quando decidono che è l'ora delle coccole? Sarà impossibile!
Anche il tipo di lavoro del proprietario e di conseguenza lo stile di vita ha la sua importanza nella scelta di un pet. A chi è costretto a passare l'intera giornata fuori casa consiglierei proprio per questo il gatto. Quale cane accetterebbe di starsene da solo per tutto il giorno? Tenderà a diventare malinconico, triste e in qualche a caso a scaricare la sua insofferenza sugli oggetti o sull'arredamento di casa sviluppando come nell'uomo la sindrome dell'ansia da separazione.
Il gatto invece accetta la solitudine in modo più pacifico, anzi sembra che in certi casi lo inviti al relax. E' un animale meno dipendente da noi anche se al nostro rientro non mancherà di farci sentire il bisogno del contatto e la gioia di vederci. Ma un gatto non è un piccolo cane, è un mondo a sé come le persone che adottano l'uno piuttosto che l'altro sono spesso caratterialmente differenti.
Affascinanti e misteriosi, sempre sorprendenti e quindi così irresistibili per le persone creative, introspettive e talvolta anche un pò nevrotiche.
In genere chi ama i felini è una persona artistica, indipendente ma anche più riservata ed è per lo più donna. Chi invece preferisce i cani è più estroverso, ama il contatto con la gente, ha più bisogno di compagnia e gli piace stare all'aria aperta. Ma non importa se una persona è un tipo da cane o da gatto quello che conta è che ogni animale, di qualunque specie sia, richiederà un po' del nostro tempo. State sicuri che saprà ricambiarvi abbondantemente del vostro impegno donandovi tutto il suo cuore.
*Diego Santini è medico veterinario per piccoli animali e si occupa principalmente di dermatologia e medicina interna, presso lo Studio Vet di Crema (Cr). E' membro della Scivac ( Società culturale italiana dei veterinari per animali da compagnia) e della Sidev ( Società italiana di dermatologia veterinaria)