Quella stagione era connessa agli anch'essi discutibili tentativi dei vari movimenti giovanili di rinnovamento della vita borghese, materialista, conformista, soggetta al Potere Capitalista.
Gli anni '60 e '70 del Novecento sono stati dominati dai tentativi di cambiamento, nella cultura e nella politica, ma anche nella Chiesa, e da mutamenti sociali avvenuti di fatto, essenzialmente nella mentalità di massa, che si è separata nettamente e tragicamente dalle tradizioni precedenti, nei tipi di occupazione e nei livelli di reddito, negli stili di vita, vieppiù borghesi per tutti, nei luoghi di residenza, causa migrazioni varie per lo più intra-occidentali.
Quella ricerca esistenziale che nei suoi aspetti migliori tendeva alla conoscenza e allo sviluppo di sé, sebbene in modalità spesso discutibili, è poi naufragata nel materialismo borghese, divenuto oggi pensiero unico dominante.
Le forze antagoniste sono state assorbite, integrate e omologate, in certa misura comprate e poi ideologizzate, dall'élite capitalista, risultata storicamente vincente pure sul comunismo russo e sulle sue propaggini occidentali, come il PCI italiano o il PCF francese.
La resistenza, politica e culturale, autentica, al dominio borghese, è venuta largamente meno e quelle che si spacciano per forze antagoniste sono oggi spesso esse stesse un prodotto non dichiarato dell'élite capitalista oppure ad essa ideologicamente collaterali. Così, ad esempio, si è passati dalla centralità del problema della distribuzione del reddito e del sapere alla propaganda ossessiva sui diritti civili.
E il pensiero unico non ammette divergenze, guai a chi non si conforma all'ideologia dominante, parimenti condivisa da quelli che si dichiarano politicamente di destra o di sinistra. La società senza opposizione, che già descriveva Marcuse soprattutto per gli USA degli anni Sessanta, è oggi pienamente in tutto l'Occidente, o peggio, in tutte le persone dell'Occidente. Riempita la pancia e la mente, vieppiù virtuale, la vita borghese individualista, egoista, materialista, edonista, chiusa nei pochi affetti privati, è diventata la forma unica dell'esistenza. La ricerca su di sé, sulla propria psicologia del profondo, sulla propria spiritualità. è un fenomeno di nicchia, oppure, peggio, si avvale, per quanto riguarda la Psicologia, di teorie ideologizzate passate però per Scienza.
La Scienza di per sé non è mai neutrale, ovvero specchio oggettivo della realtà che studia, e questo meno che mai nelle Scienze Umane. Lo hanno sostenuto già a suo tempo i Francofortesi, i sociologi della Scienza, come D. Bloor, e altri.
Ma, a livello personale, si può desiderare di cambiare, di essere veramente sé stessi e non conformisti, autenticamente consapevoli? Si può volere indagare la propria spiritualità, in un mondo che insegna il materialismo, ideologico (credere che tutto sia materia) e pratico (mettere i soldi, i beni e i piaceri materiali, di fatto, anche ipocritamente, al primo posto) fin dall'infanzia?
Generalmente nella vita ci si mette in discussione, si pensa di dover cambiare almeno qualcosa di sé e della propria prassi, quando si sta male, quando si soffre davvero e si cerca una via d'uscita. Finché le cose vanno bene, cioè conformemente ai propri desideri, di solito oggi egoistici (anche in campo affettivo), materialistici ed edonistici, ci si adagia.
Il male c'è, esiste, ma è visto di solito fuori di sé, nell'altro, in altri, pure in ipotetici altri, che formano magari gruppi immaginari, proiettivi (mentre si idealizza il proprio gruppo di riferimento, quello a cui si aspira appartenere, seppure con modalità individualiste, ormai interiorizzate).
L'umanità corrotta dal peccato sente spesso il bisogno di proiettare il male fuori di sé, su singoli o gruppi, e lo fa in base alle esperienze, personali o di gruppo, e in base all'ideologia acquisita, oggi, nella società di massa. Per spiegare questa tendenza psicologica alla proiezione del male fuori di sé, su un qualche capro espiatorio, Sartre disse che se gli Ebrei non esistevano i nazisti avrebbero dovuto inventarli.
L'incoscienza contemporanea è dunque sia socialmente e ideologicamente costruita, sia prodotta dal narcisismo e dalle passioni personali, che portano al peccato e gonfiano l'Ego, come loro proiezione, che tende a vedere il male sempre e solo fuori di sé. La pluralità delle interpretazioni in voga, spesso pseudo scientifiche (soprattutto delle Scienze Umane), oppure pseudo religiose, definisce il quadro superficiale della Babele contemporanea, omologata ma al tempo stesso infinitamente differenziata al suo interno. L'essere una Babilonia dai mille linguaggi, ma uniformemente e laicisticamente corrotta sul piano morale, è la vera cifra della società contemporanea, prima che la sua conseguente "liquidità" (cfr. Bauman). Ed è una Babele su ciò che è verità e consapevolezza, a partire dal dogma relativista, contraddizione in termini, che la verità assoluta non esista.
In realtà, spesso, a livello individuale, mutuando informazioni e modelli dalla cultura di massa, pure come detto pseudo scientifica, si pensa solo in funzione di sé, dei propri desideri, si rifiuta ciò che non piace, perché li ostacola o nega, si pensa quindi ciò che si ama pensare: "È proprio della natura umana ritenere non vero ciò che non piace" ha scritto Freud ("Introduzione alla Psicanalisi", lezione 1).
Freud pensava e scriveva che gli esseri umani in genere fanno resistenza a quelle verità che feriscono il loro orgoglio e contrastano con le loro passioni. Il problema è che l'Ego ne è spesso solo una proiezione, un prodotto, che adatta ragioni e circostanze. L'Ego è sovente solo razionalità strumentale, per dirla con Adorno e Horkheimer, che predispone i mezzi e giustifica (razionalizza, direbbe Freud) i fini, legati ai bisogni/desideri affettivi, sessuali, economici. Così l'Ego egoistico piega pure la morale più rigida, ad esempio quella ebraica o cristiana, ai suoi desideri. Infatti, oggi, tante persone non si dicono atee, ma modificano pure la religione a loro piacimento, rinnegandone insegnamenti fondamentali (nella Chiesa cattolica non senza la complicità di certi preti). Possono farlo facilmente con l'ausilio della mentalità e pure della pseudo scienza di moda, controllata dall'élite al potere (segnatamente mi riferisco a certe teorie delle Scienze Umane, di produzione laicista, spacciate dai media e dalla manualistica), che legittimano i peccati (certi comportamenti lo sono per ebraismo e cristianesimo). Gli esempi più evidenti di questo, e Freud non se ne stupirebbe, riguardano i comportamenti nella sessualità, che oggi si vuole sempre sana e legittima, quali che siano le sue modalità, attribuendo magari pure a Dio le stesse convinzioni, sebbene mai da Lui espresse (nei testi sacri e nelle rivelazioni ebraico-cristiane).
La natura umana è incline al male, alle passioni, all'egoismo. Questo dicono le religioni, innanzitutto ebraismo e cristianesimo. E tutte si pongono il problema di come contrastare il male. La risposta concorde è che necessita uno stile di vita adeguato, anche se le modalità differiscono nei contenuti. Le religioni, infatti, non sono tutte uguali. A mio avviso, le migliori sono l'ebraismo, prima fase della rivelazione fondamentale, e poi il cristianesimo, fase successiva e conclusiva. Hanno base storica entrambe, cioè si basano su fatti storici documentati.
Nel cristianesimo il cambiamento personale è visto come possibile e necessario, oltre che funzione della fede in Cristo. Ma credere che Lui sia Dio è solo il primo gradino della fede. Per arrivare in Cielo bisogna diventare santi e questo si ottiene con uno stile di vita che ponga tale obiettivo quotidianamente al primo posto. E molti Santi hanno lasciato infatti esplicite regole di vita, per religiosi e laici, oltre che il loro esempio.
Per spiegarmi con un esempio, ricordo che la Regola di San Benedetto da Norcia definisce il monastero come "scuola del servizio del Signore". I monaci si impegnano, dunque, come allievi, facendo una vita di preghiera, penitenza, studio e lavoro, per diventare cristiani, cioè veri servi, cioè amici, di Cristo-Dio. È, evidentemente, necessaria una vita quotidiana fatta di lavoro materiale, intellettuale e spirituale per riuscire ad essere alla fine cristiani.
Oggi tanti sedicenti credenti cattolici danno invece la cosa per scontata, per già realizzata. Non pensano che sia necessario un lungo, faticoso e deliberato lavoro per diventare cristiani e arrivare in Cielo. E spesso neanche la Chiesa, i sacerdoti, lo insegnano più, come invece accadeva in passato.
"Specchio di perfezione" si chiamavano talvolta i libri di spiritualità scritti da Santi, che indicavano cosa essere e come arrivarci. Gesù ha infatti detto: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste". Oggi amor proprio (narcisismo), materialismo e moda culturale laicista oscurano spesso la mente, la prassi e pure la predicazione. Il problema del mutamento personale è decisivo. Si raccoglie quello che si semina, dice la Scrittura. Come nella vita materiale non ci sono risultati senza impegno, così nella vita spirituale. Ma nella società attuale non sembra morto solo Dio, come diceva Nietzsche, che peraltro confessava: "noi lo abbiamo ucciso". È morto pure Siddharta, quello che cerca.
Restano solo l'Ego, pure variamente camuffato, i beni e i piaceri materiali. Un po’ poco, e non dura.
(immagine creata con AI)
(*) Autore
Marco Santoro
2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell'Aquila 2002.
Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino

