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Importante per lo sviluppo scheletrico e muscolare è un ottimo alimento in grado di agevolare il miglior funzionamento del fegato e del sistema nervoso. I sette falsi miti da sfatare.

Parma, 8 maggio 2016 – Chi è nel mezzo del cammin di sua vita facilmente ricorda quando la nonna sollecitava a mangiare le uova proponendole in tutte le salse: "mangia l'uovo che ti farà crescere forte e robusto".

Forse qualcuna di loro era una affermata dietista o forse soltanto la sapiente divulgatrice di un'ancestrale esperienza, fatto sta che l'uovo è tutt'ora riconosciuto uno gli alimenti più completi, capace di nutrire ma anche di curare.

Le uova posseggono un elevato valore biologico e la ricchezza di amminoacidi essenziali, che il nostro corpo non è in grado di produrre e che deve assumere attraverso gli alimenti ne hanno determinato la fama positiva tramandata dall'esperienza orale. L'uovo, ricco di nutrienti (apporto calorico circa 90 Kcal) come è, apporta grandi vantaggi alla salute: aiuta il sistema cardiovascolare, quello scheletrico, rafforza i capelli e le unghie aumenta la massa muscolare.

L'albume, noto come il "bianco dell'uovo, è privo di grassi e quasi totalmente libero da zuccheri salvo qualche traccia di glucosio ma è portatore di vitamine (specie del gruppo B) e di minerali "pregiati" per le funzioni dell'organismo come il potassio e il magnesio. Fra le proteine più importanti dell'albume, possiamo ricordare l'ovoalbumina, le ovoglobuline, l'ovomucina e il lisozima.

Il tuorlo invece costituito per la maggior parte da proteine e grassi. Le prime sono rappresentate in particolar modo dalle alfa e beta-lipovitelline, dalla fosfovitina e dalle livetine. Un'alta varietà di grassi è contenuta nel "giallo" dell'uovo, grassi mono, polinsaturi e fosfolipidi, in particolare le lecitine. Anche il tuorlo è ricco di vitamine del gruppo B (utili al normale funzionamento del fegato e del sistema nervoso, ma soprattutto per la trasformazione dei carboidrati in glucosio e per il metabolismo dei lipidi e delle proteine) alle quali si aggiunge la vitamina D (favorevole alla salute delle ossa) e i carotenoidi. Tra i sali minerali apportati ci sono quelli di calcio, ferro e fosforo.

Le uova, sui quali ci sono molti falsi miti da sfatare, sono ricche di colina, un composto essenziale per mantenere in equilibrio il sistema nervoso in generale e l'attività cerebrale.
Gli sportivi utilizzano specialmente l'albume, che, con le sue proteine ad alto valore biologico, permette di rafforzare i muscoli, abbinandolo all'esercizio fisico.

Insomma l'uovo è un alimento quasi "miracoloso" e tanto vale imparare a consumarlo nei modi più diversi e piacevoli, magari seguendo le indicazioni dello Chef Carmine Migliaro (già collaboratore di ALMA e del Ristorante tre stelle "Il Pescatore") che si cimenterà ai fornelli presso lo stand di PARMOVO (pad. 3 - E56) in occasione della Fiera internazionale dell'alimentazione CIBUS 2016 dal 9 al 12 maggio a Parma.

Una buona occasione per "rubare" qualche ricetta e provare il nuovo e gustoso integratore a base di albume "1 UP" realizzato da Parmovo, azienda leader mondiale di ovoprodotti.

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La scoperta ha importanti implicazioni per milioni di cittadini affetti da tale patologia. I ricercatori hanno scoperto che bere succo di ciliegie mantiene sotto controllo la pressione alta. Questo il suggerimento che arriva dai ricercatori della Northumbria University, secondo i quali il consumo di tale bevanda aiuterebbe a contenere l'ipertensione al pari dei farmaci solitamente prescritti. Ottenere i preziosi benefici sarebbe piuttosto semplice, almeno in accordo a quanto pubblicato dai ricercatori britannici sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition.

Basta diluire 60 ml di succo concentrato di ciliegie (nello studio utilizzate quelle di Montmorency) e diluirlo con 100 ml d'acqua per vedere la propria pressione sanguigna calare del 7% entro 3 ore. Secondo i ricercatori i benefici ottenuti dalla riduzione della pressione del sangue porterebbero con loro ulteriori vantaggi, espressi nel ridotto rischio di ictus (-38%) e di problemi cardiaci (-23%): effetti simili a quelli evidenziati con l'assunzione di farmaci. I test sono stati condotti su 15 partecipanti che stavano mostrano i primi segni di ipertensione: ad alcuni di loro è stato offerto il succo di ciliegie con acqua, mentre agli altri un placebo aromatizzato alla frutta. Il merito secondo i ricercatori è da attribuire all'abbondante quantità di acidi fenolici nelle ciliegie.

Questo tipo di antiossidanti naturali sarebbe la chiave per contrastare l'ipertensione, azione che verrebbe ottenuta nei suoi massimi effetti quando il livello nel sangue di due di essi (acido protocatechico e acido vanillico) raggiunge il suo picco. Secondo quanto ha spiegato la Dott.ssa Karen Keane, tra gli autori dello studio (finanziato dal Cherry Marketing Institute, negli USA): La portata della riduzione della pressione sanguigna che abbiamo osservato è stata comparabile con quelle ottenute con un singolo farmaco anti-ipertensivo e evidenzia la potenziale importanza che le ciliegie di Montmorency potrebbero avere nel controllo della pressione alta. I dati sono allarmanti. Gli ipertesi sono tanti: 15 milioni di italiani ha la pressione alta, spesso senza neanche saperlo.

Nella sola Italia a soffrire di ipertensione arteriosa sono qualcosa come il 25-30 per cento di persone un vero esercito ma è un numero sicuramente in difetto se si considera quanti non sanno di essere ipertesi non riuscendo ad interpretare, almeno nelle prime fasi della condizione, il significato dei sintomi di cui probabilmente già soffrono. In Italia il record di ipertesi spetta al Nord Est, con il 37% degli uomini e il 29% delle donne colpiti. Seguono poi il Sud e le Isole (33% uomini, 34% donne), il Nord Ovest (33% uomini, 29% donne) e il Centro (31% uomini, 29% donne). Regione per regione, invece, la vetta della graduatoria è della Calabria, con il 45% degli uomini e il 41% delle donne con la pressione alta. Segue il Friuli Venezia Giulia. In fondo alla classifica, troviamo invece l'Abruzzo (24% sia donne che uomini) e le Marche (24% uomini, 23% donne).

La pressione alta, è un fattore di rischio per ictus e malattie cardiache e viene spesso chiamata il "killer silenzioso" perché non ha per lo più sintomi. Per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti" la pressione alta è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare. Pertanto al di la delle nuove scoperte scientifiche la cura dell'ipertensione non può prescindere da alcuni rimedi naturali che riguardano lo stile di vita e l'alimentazione. Alla base di qualsiasi strategia di trattamento della pressione alta ci sono alcuni provvedimenti che riguardano lo stile di vita e la dieta; rimedi naturali, quindi, che sono in grado di agire positivamente sui valori pressori sia in termini di prevenzione che di terapia vera e propria.

Per esempio il fumo andrebbe evitato completamente, da tutti, ma soprattutto da chi soffre di pressione alta e altri fattori di rischio cardiovascolare. Se siete fumatori, quindi, il primo rimedio naturale per abbassare la pressione è proprio smettere di fumare.
(5 maggio 2016)

Problema obesità e sovrappeso: ecco i dati dello studio effettuato dall’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano sull’alimentazione degli italiani in occasione della Giornata Europea dell’Obesità del 21 maggio.

Sabato 30 Aprile 2016 -

Quello dell'obesità o del sovrappeso è un problema che ne mondo tocca circa 641 milioni di persone, come riferisce il recente studio dell’Imperial College di Londra, pubblicato nel numero di aprile dalla rivista The Lancet, che ha coinvolto l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e oltre 700 ricercatori nel mondo.

 Nel 1975 le persone obese nel mondo erano 105 milioni, mentre nel 2014 la cifra è arrivata a 641 milioni. Un aumento vertiginoso che fa parlare i ricercatori di “epidemia di obesità”: è interessato il 13% della popolazione mondiale adulta, ed occorre intervenire, prima di tutto raccomandando una corretta alimentazione.

In occasione della Giornata mondiale dell’obesità del 21 maggio 2016, gli esperti dell’Osservatorio nutrizionale Grana Padano (Ogp) hanno realizzato uno studio sul rapporto tra tipo di alimentazione e peso corporeo, analizzando 5mila interviste di italiani adulti.Le abitudini alimentari emerse evidenziano uno scarso apporto di verdura, il 38.7 del campione non mangia due porzioni di verdura al giorno e la cattiva abitudine è prevalente nel maschio (45% rispetto 32%), per la frutta emerge che il 27% degli intervistati non mangiano due frutti al giorno e il 45% non mangia due volte a settimana il pesce, i cereali integrali non sono utilizzati dal 65% degli intervistati e il 56% di questi  sono in sovrappeso o obesi. I dolci sono utilizzati da entrambi i sessi senza particolari differenze in quantità.Tra le cattive abitudini anche quella di non fare colazione, con un 10% degli intervistati di non fare la prima colazione, di mangiare davanti alla televisione (il 20%) o al computer (il 25 %).

Insomma, il pasto completo ed equilibrato (primo e secondo con le verdure e la frutta) è fatto solo dal 16% degli intervistati a cena e il 10% a pranzo. La maggior parte delle persone fa pasti veloci e dissociati (o primo o secondo piatto), più della metà delle persone, il 60% non guarda le etichette nutrizionali e non si informa sulle caratteristiche dei prodotti nutrizionali. Il 40% utilizza alcolici, prevalentemente vino.Il dato più evidente dall’indagine è che il 43% del campione passa quotidianamente 3 o più di 4 ore davanti alla televisione o ai giochi elettronici, l’attività quotidiana in casa è minima, meno di 1 ora al giorno nel 50% degli intervistati (nel 66% degli uomini). Se si considera l’attività lavorativa emerge chiaramente che chi ha un lavoro sedentario (50% degli intervistati) ha un BMI più elevato, infatti il 50% dei sedentari ha un BMI maggiore di 25. La tendenza al sovrappeso e obesità aumenta per chi è disoccupato o senza lavoro, oppure in pensione.“La sedentarietà è molto diffusa nella nostra popolazione e l’attività fisica regolare è scarsa – spiega Maria Letizia Petroni, Presidente di ADI Associazione Italiana di dietetica della Lombardia e coordinatrice dell’Ogp - E’ quindi fondamentale promuovere una sana alimentazione e un corretto stile di vita, promuovendo la Dieta Mediterranea abbinata ad una attività fisica regolare: per gli adulti è di almeno 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica d’intensità moderata, praticata per almeno 10 minuti consecutivi, secondo le linee guida della SIO (Società Italiana Obesità) e ADI”.“Aggiungo che durante Expo2015 è stata lanciata la dieta del Grana Padano – sottolinea Petroni – con piatti basati su Grana Padano Dop che contiene la leucina, con l’effetto di contrastare la perdita di massa magra metabolicamente attiva durante il calo di peso ed aumentare il senso di sazietà, fattore assai importante per chi tende a mangiare troppo”.

Ed ora i consigli degli esperti dell'Osservatorio Nutrizionale Grana Padano:

1) Raggiungere i 10.000 passi al giorno (utilizzando anche il contapassi)
2) Bere più di 1.5 litri acqua al giorno (almeno 8 bicchieri)
3) Cinque porzioni di frutta e verdura al giorno
4) Introdurre alimenti integrali
5) Limitare i grassi animali e preferire l’olio di oliva
6) Assumere almeno tre volte il pesce alla settimana
7) Una o due porzioni di latticini al giorno (latte\ yogurt)
8) Utilizzare almeno due volte alla settimana i legumi come fonte proteica
9) Limitare il sale aggiunto
10)Pesarsi regolarmente

 

 

Gli ultimi dati usciti dalla Oxford University raccontano di uno studio eseguito sulla dieta mondiale e dicono che sarebbero 8 milioni i morti in meno entro il 2050 se solo si modificassero le abitudini alimentari diminuendo il consumo di carne

Di Chiara Marando -

Sabato 26 marzo 2016 -

Gli ultimi dati usciti dalla Oxford University raccontano di uno studio eseguito sulla dieta mondiale e dicono che sarebbero 8 milioni i morti in meno entro il 2050 se solo si modificassero le abitudini alimentari.

Più in dettaglio, una dieta strettamente vegana eviterebbe 8,1 milioni di decessi prematuri ma, anche senza arrivare ad un completo stravolgimento della nostra alimentazione, basterebbe limitare il consumo di carni rosse a 300 grammi la settimana per raggiungere quota meno 5 milioni di morti.

Questi sono solo due dei quattro scenari tracciati dagli esperti della Oxford University e pubblicati su Pnas, una tra le più note pubblicazioni di carattere scientifico.
Strade diverse con altrettanti scenari futuri: c'è quello in cui nulla cambia e vengono mantenute le attuali tendenze in termini di dieta, oppure quello in cui si limita la carne a 300 grammi a settimana aumentando l'apporto di frutta e verdura, per arrivare a quello strettamente vegetariano ed, infine, vegano.

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Che si sia d'accordo oppure no, pare che i maggiori vantaggi arrivino dalla scelta vegana, seguita a ruota da quella vegetariana. I benefici sarebbero riscontrabili soprattutto in relazione alle malattie cardiovascolari minori, nonché tumori e problemi correlati all'obesità.

Ma sarebbe anche l'ambiente a beneficiarne, perché questi due regimi alimentari permetterebbero anche una maggiore riduzione delle emissioni (63% per la dieta vegetariana e 70% per la vegana, mentre quella carnivora ma con moderazione le ridurrebbe solo del 30%.)

Vantaggi in termini di salute, ma vantaggi anche per il portafogli con un risparmio notevole per quanto riguarda le spese sostenute dai sistemi sanitari.

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Alla luce di quanto emerge, non è sempre corretto continuare a mettere la carne sotto accusa ma, certamente, l'eccesso ed il consumo senza freno che se ne fa, anche solo per soddisfare il palato, non solo la risposta più adeguata per il benessere del corpo e dell'ecosistema. Come in tutte le cose sarebbe un grande successo riuscire a raggiungere una sorta di equilibrio che permetta di mangiare quello che più ci piace senza danneggiare la nostra salute ed il pianeta in cui viviamo.

Vademecum della Figc per giovani atleti. Nella guida pratica regole e informazioni per insegnare ad adulti e più piccoli ad alimentarsi quotidianamente nel modo più salutare. La prima regola da tenere a mente è che non esistono alimenti ideali che contengano in sé tutto il necessario. -

- di A.K. -

Parma, 25 dicembre 2015

Quando si pensa all'alimentazione di un calciatore in erba, la prima regola da tenere a mente è che non esistono alimenti ideali che contengano in sé tutto il necessario.
La parola d'ordine, quindi, è variare per garantire al corpo in crescita tutti i principi nutritivi: carboidrati, lipidi e proteine, acqua, sali minerali e oligoelementi (tra cui vitamine, ferro e calcio, particolarmente importanti nei bambini).
Ma questo vale per tutte le età...

La giornata alimentare del calciatore

I pasti dovrebbero essere cinque al giorno: colazione, spuntino a metà mattina, pranzo, merenda di metà pomeriggio, cena.
Normalmente il pranzo è il pasto principale (con il maggior apporto calorico): ma nell'alimentazione di chi fa sport e calcio, i pasti devono essere distribuiti uniformemente nella giornata, per evitare digestioni complesse.
La distribuzione calorica dovrebbe adattarsi all'orario di allenamento o della partita; ad esempio, se previsti alla sera, l'assunzione di calorie dovrebbe essere così divisa: colazione 25%, spuntino al mattino del 10%, pranzo 25%, merenda 10%, pasto serale 30%.

I tempi giusti

Dal banco di scuola al campo da gioco spesso passa poco tempo, il che spinge facilmente a sostituire il pranzo con qualcosa di veloce al bar.
In questo modo, la distribuzione delle calorie si sbilancia verso pomeriggio e sera: il pasto principale diventa di frequente la cena e ciò significa spesso passare la notte in processi digestivi elaborati, che limitano anche la qualità del sonno.

La piramide alimentare fonte di varietà

Il modello della 'piramide dello sportivo' favorisce una dieta completa, inserendo nell'alimentazione quotidiana tutti gli elementi, in percentuale variabile.
La piramide prevede: fino a tre porzioni di alimenti contenenti: cereali (pasta, pane, riso...); almeno due porzioni di latticini (latte, yogurt, formaggi...); una porzione di alimenti proteici, animali o vegetali (carne rossa, carne bianca, pesce, uova, legumi) alrternando nei vari giorni; limitazione dei grassi da condimento (burro, margarina...) e preferire quelli di origine vegetale (olio extravergine di oliva); due porzioni al giorno di verdura e 3 di frutta; 1-2 litri di acqua al giorno.

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*fonte: guida pratica dell' "Alimentazione quotidiana in famiglia" nell'ambito di "Nutrizione è salute", campagna di educazione alimentare della FIGC – Lega nazionale dilettanti

Campagna alimentare della Figc per sostenere la diffusione di abitudini corrette e salutari: poche regole per affrontare la giornata sportiva o una gara. Sono oltre 1.400.000 le famiglie che hanno ricevuto la Guida pratica sull'alimentazione quotidiana, tramite la società di calcio in cui giocano bambini e ragazzi. È una iniziativa della Lega nazionale dilettanti. -

Parma, 10 gennaio 2016 - di A.K. -

Sono semplici soluzioni operative quelle della Guida pratica sull'alimentazione quotidiana della Lega nazionale dilettanti.
L'obiettivo della Campagna di educazione alimentare della Figc è far adottare ai bambini e ai ragazzi un regime alimentare sano che tenga conto delle loro esigenze nutrizionali in funzione della loro attività, in campo e fuori dal campo.
E questa pubblicazione lo fa sfatando luoghi comuni e correggendo gli errori più diffusi sul cibo, anche nella comunità calcistica.
Quando si parla di sport e alimentazione il sapere comune è ricco di 'ricette miracolose' che si rivelano spesso contraddittorie e dannose.
L'alimentazione per bambini e adolescenti è elemento cruciale per lo sviluppo corretto e armonico del corpo: insegnare le regole di una corretta alimentazione permetterà ai bambini di crescere sani, mantenendo alta l'efficienza del proprio fisico e il peso corporeo entro livelli adeguati, tenendo alla larga il rischio dell'obesità e delle malattie che ne potrebbero conseguire, anche in età adulta.
Primaditutto, dunque, bisogna sgombrare il campo dalle 'leggende metropolitane'.

Prima di un allenamento: è bene arrivare in campo con una scorta energetica giusta, a patto che sia stata già digerita. Giusto un pasto leggero, ma a una distanza corretta dallo sforzo fisico.
Bere, prima e durante: nelle due- tre ore prima dello sport si deve assumere fino a mezzo litro d'acqua e continuare ogni 15 durante l'attività.
Mix corretto = muscoli!
Sfatiamo il mito della scorta di carne rossa. Ci vuole un equilibrio fra carboidrati, proteine, grassi, vitamine e minerali.
Assumere più proteine assicura al giovane sportivo un corretto sviluppo. Il bambino consuma più energia rispetto agli adulti, a parità di sforzo fisico e ha bisogno di più proteine per favorire la crescita.
A tutti gli sportivi interesserà sapere quale deve essere il comportamento alimentare corretto nel giorno di una competizione sportiva.

Prima della partita

No. Iniziare una gara a digiuno o dopo un intervallo di tempo troppo breve dal pasto. Assumere cibi che non si conoscono perché si rischiano pesantezza e intolleranze.

Sì. Consumare un pasto leggero, a distanza da una gara e mangiare cibi solo già collaudati.
L'errore, uno dei più comuni e radicati è, insomma, quello di considerare bambini e adolescenti come 'piccoli adulti' che devono 'coprire' crescita e attività fisica. Lo sbaglio è farli mangiare a tutti i costi perché devono svilupparsi. I ragazzi in sovrappeso si affaticano più facilmente, sono più esposti al rischio di infortuni a causa del sovraccarico di muscoli e articolazioni. La frase più sbagliata che si possa dire a un bambino è "mangia che devi crescere, a fare la dieta ci penserai da grande!".

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William Toni, presidente Lapam Confartigianato Alimentazione e presidente nazionale dello stesso comparto, e Maria Luisa Falchi, vice presidente provinciale e nazionale di Cna Alimentare, intervengono sulla ricerca statunitense che mette in guardia dal consumo di questo genere di carni, ritenute tra le cause di un possibile sviluppo del cancro. -

Modena, 27 ottobre 2015 -

"Non avremo più carni rosse trattate e insaccati sulle nostre tavole? Non credo proprio. Come sempre, quando si parla di alimentazione, la cosa più importante è guardare alla qualità dei prodotti e scegliere in modo corretto utilizzando tutte le informazioni disponibili anche grazie alle nuove etichette". William Toni, presidente Lapam Confartigianato Alimentazione e presidente nazionale dello stesso comparto, e Maria Luisa Falchi, vice presidente provinciale e nazionale di Cna Alimentare, intervengono sulla ricerca statunitense che mette in guardia dal consumo di questo genere di carni, ritenute tra le cause di un possibile sviluppo del cancro.

"Intanto bisogna dire che negli Stati Uniti il consumo e la lavorazione delle carni è molto differente rispetto a noi e che l'uso di additivi è sicuramente più massiccio. Ma la cosa più importante – ribadiscono Lapam e Cna– è scegliere bene cosa si mangia. Le nuove norme sull'etichettatura, ad esempio, forniscono ampie garanzie al consumatore ed è possibile acquistare in sicurezza insaccati, salumi e carne rossa trattata, a patto che questa carne sia lavorata in modo corretto. Nel nostro territorio vi è un importantissimo distretto delle carni e mi sento di dire che le imprese di casa nostra sono all'avanguardia anche sotto questo profilo, abbiamo prodotti IGP e DOP che hanno disciplinari di tutela della lavorazione e provenienza delle materie prime.

Del resto già molti oncologi si sono affrettati a gettare acqua sul fuoco e a spiegare che questi prodotti non sono così pericolosi come apparirebbe ascoltando i risultati di questo studio".
"E' però determinante ribadire – conclude Toni – che saper leggere l'etichetta e scegliere i prodotti qualitativamente migliori vale per tutti gli alimenti e non solo per quelli che, magari ciclicamente a seguito di ricerche o di scandali di varia natura, finiscono sotto i riflettori dell'opinione pubblica".

(Fonte: ufficio stampa Lapam Confartitigianato Modena-Reggio Emilia)

Sabato, 24 Ottobre 2015 09:48

Il pane più trendy è “Total Black”

I nuovi trend in cucina spesso vedono protagonisti dei cibi curiosi e fino a poco tempo fa impensabili. E’ il caso del pane “total black” che sta spopolando anche in Italia. Un gusto particolare ed un aspetto certamente elegante per un alimento che fa anche bene

Di Chiara Marando – Sabato 24 Ottobre 2015 -

Le novità in cucina sono sempre tante, spesso alimenti fino a poco tempo prima completamente sconosciuti o impensabili diventano dei veri e propri trend, piccoli tocchi di particolarità da servire in tavola per incuriosire, oppure ingredienti capaci di dare un volto nuovo anche agli alimenti più classici.

Pensiamo ad esempio al sempre gustoso panino, magari anche un hamburger, che sostituisce il comune pane bianco con il più “fashion” pane nero. E quando si dice “nero” non si intende quello con cereali, semi vari oppure farina segale, si intende realmente un pane total black.

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Una nuova moda che sta impazzando anche in Italia, dai ristoranti più rinomati ai fast food, come ben dimostra l’hamburger in edizione limitata lanciato da Burger King in occasione di Halloween. Certo a prima vista qualche dubbio nasce, l’aspetto lascia perplessi e si può pensare più a Junk Food, ma in realtà si tratta di un cibo salutare ed equilibrato: l’impasto è preparato con farina al carbone vegetale, noto per le sue proprietà digestive e depurative per l’intestino.

Quindi, non solo bello da vedere, ma anche buono e sano, perfetto per accompagnare qualsiasi piatto, in particolare per completare quegli alimenti che necessitano di un contrasto di sapori per essere esaltati. Provatelo, ad esempio, un velo di marmellata al mattino, oppure con burro e salmone,  formaggio spalmabile, ed ancora con carni corpose e dal gusto deciso.

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Il pane nero nasce da una profonda ricerca nel campo della panificazione, da quei laboratori e produttori che guardano con attenzione alle materie prime, alle diverse tecniche da utilizzare per un risultato migliore. Il carbone vegetale, aggiunto all’impasto, si percepisce appena sotto i denti e lascia un leggero sapore di “sabbiolina” in bocca che si perde subito durante la masticazione. Soffice e particolarmente leggero, migliora il transito intestinale, e di conseguenza tiene sotto controllo i gonfiori addominali, dimostrandosi particolarmente adatto anche per coloro che soffrono di celiachia.

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Curiosi di provarlo? Molto bene, perché trovarlo ormai è molto semplice, basta andare in uno dei tanti panifici che amano proporre non solo novità, ma anche pagnotte con svariate lavorazioni ed ingredienti.

Poi, per chi ama tenere le “mani in pasta, c’è la possibilità di farlo a casa propria con un procedimento che ricalca quello utilizzato per le altre tipologie di pane:

Ingredienti

500 g di farina 00

1 cucchiaino di sale

1 cubetto di lievito di birra

6 g di carbone vegetale

5/6 cucchiai di olio extravergine d’oliva

1 pizzico di zucchero

Acqua tiepida per impastare

Procedimento:

Unire tutti gli ingredienti e cominciare ad impastare fino ad ottenere un panetto omogeneo: la farina, il carbone vegetale, l’olio, il cubetto di birra sciolto nell’acqua tiepida che verserete a poco a poco, lo zucchero ed il sale. Dovrà risultare una palla di pasta liscia e morbida.

Lasciare lievitare il composto per due ore circa, ricoprendolo con un telo. Infine, dargli la forma desiderata, inciderlo con il tradizionale taglio a croce ed infornarlo a 200 gradi.

Passate le due ore, il pane è pronto per essere infornato. Dai al composto la forma che preferisci e incidetelo ad esempio con una croce. Riscaldate il forno a 200 gradi, riponete il pane in una teglia rivestita di carta da forno e fate cuocere per mezz’ora.

Pubblicato in Dove andiamo? Emilia

Le Associazioni del circuito parmense trovano soluzioni per il pianeta insieme ad 80 ricercatori dal mondo. A Parma la due giorni di meeting, organizzati dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN), sono stati ospitati presso l'Auditorium Paganini. -

Parma, 14 ottobre 2015 -

Se "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita" è il filo logico che attraversa tutti gli eventi organizzati sia all'interno che all'esterno di Expo, c'è chi a Parma è riuscito realmente a confrontarsi su come trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo. Per due giorni la città ha visto la genesi dello Youth Manifesto, un insieme di proposte concrete per risolvere i paradossi del sistema alimentare. Due giorni di meeting, organizzati dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN), sono stati ospitati presso l'Auditorium Paganini e hanno visto l'interazione tra 80 ricercatori da tutto il mondo, le aziende e le Associazioni del circuito Cibopertutti di Parma. Un progetto che ha identificato alcune proposte riconoscendo nei 7 ruoli chiave del sistema alimentare globale, le 7 figure professionali a cui è affidata la gestione del pianeta: policymaker, agricoltori, attivisti, educatori, industria alimentare, giornalisti e ricercatori. Ancora una volta le Associazioni locali si sono messe in gioco per il diritto al cibo con soluzioni concrete, questa volta dialogando con entità diverse per scrivere il Manifesto sul futuro dell'alimentazione nel mondo.

LE PROPOSTE

Per i policymaker: valutare l'impatto ambientale, sociale, culturale e sulla salute delle proposte e delle scelte politiche, senza limitarsi alla semplice analisi economica dei costi e benefici.
Per gli agricoltori: favorire il ritorno dei giovani all'agricoltura, l'attività che ci nutre. Lavorare con i Governi per dare a ogni persona un miglior accesso alla terra in contesti rurali e urbani, per ottenere maggiori finanziamenti e ideare migliori strategie per far crescere una nuova generazione di agricoltori.
Per gli educatori: impegnarsi a insegnare ai giovani la relazione che lega il cibo, le persone, la salute e il pianeta, rendendo obbligatoria nei programmi scolastici di tutto il mondo l'educazione alimentare e all'agricoltura.
Per i manager dell'industria alimentare: guidare le aziende creando filiere sostenibili, supportando gli agricoltori e sviluppando prodotti sani che ispirino i consumatori ad adottare stili di vita sostenibili.
Per i giornalisti: valorizzare l'informazione sui temi della fame, del cibo, dell'obesità, dell'alimentazione e dell'agricoltura basata sui fatti, anche creando un "Foodlitzer", premio internazionale per il giornalismo indipendente sulla sostenibilità agroalimentare.
Per gli attivisti: chiedere alle aziende agricole e alimentari di organizzare dei tavoli di lavoro con i nostri rappresentanti, favorendo la cooperazione tra il mondo del business e gli attivisti, ad esempio nell'ambito di agricoltura sostenibile, della riduzione degli sprechi alimentari e della formulazione di prodotti più sani.
Per i ricercatori: fornire dati aperti e imparziali, per connettere tra loro discipline diverse e far sì che concetti complessi su cibo, agricoltura e nutrizione diventino comprensibili, accessibili e utilizzabili.

IL CONTRIBUTO DELLE ASSOCIAZIONI

Un grande contributo alla realizzazione dello Youth Manifesto è stato dato dalle Associazioni del circuito Cibopertutti, rete della società civile che conta 30 organizzazioni del volontariato e della cooperazione sociale sul territorio parmense. Guidate dal loro "capogruppo" Cibopertutti, tutte le Associazioni partecipanti sono anche sostenitrici del progetto Kuminda, primo festival in Italia dedicato al diritto al cibo e alla sovranità alimentare sostenuto dalla Regione Emilia Romagna, dalla Provincia di Parma, supportato nella sua organizzazione da Fondazione CariParma, dall'Università di Parma ma in particolar modo dal Centro Servizi per il Volontariato di Parma, Forum Solidarietà.

La ricchezza della differenza e del confronto hanno guidato la due giorni di meeting al Paganini, tra giovani e mentors: "Abbiamo da sempre strutturato il nostro pensiero ed il nostro lavoro sul dialogo tra locale e globale – sottolinea Veronica Federico dell'Associazione MANI –. Per questo vale la pena fare uno sforzo affinché i linguaggi del mondo del "for profit" e del "no profit" interagiscano".
Parla della sua associazione Carlotta Pioli, responsabile progetti per Parma per gli Altri, l'Organizzazione presente nel territorio parmense da oltre 25 anni: "Operiamo in Africa, soprattutto in Etiopia e in Eritrea. Come un ponte, da Parma ci colleghiamo al mondo esattamente come i dialoghi creati grazie al BCFN, sono partiti dalla piccola realtà di Parma per portare i valori e gli interrogativi della nostra generazione ad un livello più elevato".

Non casuale è stata pertanto la scelta di Parma come location per "un evento internazionale che ha fatto confluire in città giovani donne e giovani uomini di provenienze geografiche, culturali e religiose diverse – come osserva Anna Paini, Docente di Antropologia dell'Università di Verona che collabora con l'Associazione Cibopertutti –. Un networking di saperi, expertise e generazioni che guardano al futuro". Un futuro oggi nelle mani dei giovani, che è importante sappiano "osare nelle proprie idee con passione e gentilezza", come ha ricordato la Docente riportando le parole pronunciate da Paolo Barilla durante la presentazione del Manifesto ad Expo.

E se è dal confronto che scaturiscono le idee migliori, "mai come ora è fondamentale costruire spazi di dibattito e di formazione – suggerisce Francesca Bigliardi di Forum Solidarietà – per compiere azioni comuni su temi che non possono essere delegati né solo ai tecnici né solo ai volontari. Temi come quello, appunto, del cibo che sarà presto al centro del seminario "Nutrire il Pianeta. Cosa manca e cosa ci attende. Cosa inserire in agenda e come attivarsi", che si svolgerà nell'ambito del Festival Kuminda, sabato 24 ottobre". L'auspicio di tutti è che l'evento del BCFN possa diventare un appuntamento fisso a Parma, sostenuto in particolare da chi, come Michele Maccari, giovane collaboratore di ICEA, ha seguito le edizioni precedenti svoltesi a Milano: "Il festival Kuminda da dieci anni propone sul nostro territorio tematiche in linea con gli obiettivi del BCFN. In primis l'agricoltura sostenibile, biologica e famigliare che hanno un ruolo fondamentale nello sfamare il Mondo, così come il recupero delle sementi locali, la tutela del suolo e della biodiversità in genere".

Sostenibilità, dunque, ma anche educazione: "Il nostro gruppo di lavoro – racconta Carlotta Valesi parte del CUCI, Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale dell'Università di Parma – è stato arricchito dalla presenza di giovani provenienti da USA, Italia, Taiwan, India, Indonesia, Francia e Nepal con l'obiettivo di elaborare buone pratiche che gli "Educators" possono implementare nei vari Paesi del mondo e nei diversi settori educativi". Al meeting globale non è mancata poi la partecipazione dei media, ai quali si è unita in altre vesti Rosanna Pippa rappresentante dell'Associazione "madre" Cibopertutti: "Il mezzo comunicativo è essenziale nel mondo odierno. Si è parlato quindi di accessibilità di tutti all'informazione, un'informazione libera da pressioni delle lobby del cibo, di etica del lavoro e di responsabilità educativa del giornalismo". Tanto si è detto e tanto resta da dire. "Questa grande opportunità – dice Anna Vittoria Sarli di MANI – è solo il primo passo verso una vera apertura del privato al pubblico che può e deve continuare". Come rappresentante della Food Industry, Marco Ubaldi di Cibopertutti si è calato infine in un ruolo del tutto nuovo per "contrastare il divario tra sostenibilità ed insostenibilità, aspetti sui quali non sembra tuttavia esservi ancora completo accordo tra le classi dirigenziali attuali. Perché dunque le nostre idee, non sempre rivoluzionarie, non sono ancora applicate da tutti gli attori del settore agroalimentare?".

Il risultato dell'evento BCFN, la creazione dello Youth Manifesto, è consultabile –insieme ad altri approfondimenti - al sito bcfn.youthmanifesto.org  della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition.

Pubblicato in Economia Parma

Mercati agricoli, segnali di nervosismo. In aumento la domanda di latte in Oceania. Discarica abusiva con rifiuti tossici scoperta a La Spezia sulla collina Pitelli. Le bollicine possono dare alla testa. Blue Tongue condiziona l'export di carne francese. Inizia la raccolta delle olive... In Agristore per le attrezzature. MPS, bocche troppo cucite.

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Anno 14 - n° 41 11 ottobre 2015
1.1 editoriale MPS, parte il processo ma bocche cucite
3.1 cereali Mercati agricoli. Segnali di nervosismo in attesa dei dati USDA.
4.1 Lattiero caseario Aumenta la domanda di latte in Oceania.
5.1 ambiente Fusti tossici sulla collina Pitelli di La Spezia
5.2 vino Le bollicine possono dare alla testa...
6.1 olivicoltura Inizia la raccolta delle olive... le offerte Agristore
6.2 educazione alimentare Musei del Cibo ancora più interattivi
per la Giornata dell'Alimentazione 2015
7.1 prezzi agricoli Ismea, la blue tongue condiziona gli approvvigionamenti di bovini dalla Francia.
8.1 promozioni "vino" e partners

Cibus 41 11ott15 COP