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Sabato, 15 Dicembre 2018 07:18

Il Sale italiano in mani francesi?

La saga del sale italiano. La più grande salina d'Italia in Puglia (800.000 ton/anno) passa di mano a una multinazionale del sale europea e mondiale. Il sale e' un prodotto strategico per il belpaese. Il sale italiano può essere riconosciuto made in Italy . Alcuni siti e saline devono essere igp.

Di Giampietro Comolli - Le più grandi saline marine d'Europa di Salins spa, leader europea e co-leader mondiale nella commercializzazione di sale industriale, sale stradale e sale alimentare. Una asta di vendita del credito gestito da Monte Paschi Siena, banca finanziata dallo Stato e dal Governo Renzi, in assoluta forma riservata e a chiamata, ha assegnato a Salins spa tramite la controllata Cis oltre 500 ettari di sale marino italiano, inseriti in un contesto di 4000 ettari di parco e riserva, in zona altamente turistica.

I sindacati dei lavoratori, gli ex titolari di Atisale-Salapia Sale spa detentori della concessione Demaniale fino al 2029 e autori del forte crack debitorio che ha portato l'impresa al concordato e alla cessione del 100% pacchetto azionario, al pegno fideiussorio delle azioni e alla garanzia delle proprietà personali dei soci tutto verso Mps, hanno scritto lettere di fuoco e le maestranze sono entrate immediatamente in sciopero.

Come Ceves – centro studi attivo nelle ricerche tecniche-scientifiche-economiche sul #saleitaliano per valorizzarlo rispetto ad altri sali mondiali – chiediamo al Governo, al Demanio, alla Regione Puglia, al Comune di Margherita, a Coldiretti di attivarsi per una verifica delle procedure e delle azioni avviate, affinché il #saleitaliano non faccia la fine dello #zuccheroitaliano che negli anni '80-'90 passò di mano non con una cessione di impresa, ma anche in quel caso attraverso meccanismi di debiti e crediti contratti con Banche e scambi finanziari per necessità e interessi ben lontano dalla tutela dello zucchero italiano. Sollecitiamo quindi che un bene collettivo dello Stato italiano non sia ceduto a chi ha una leadership che potrebbe inficiare la "italianità", l'origine e la provenienza del sale tricolore compreso il coinvolgimento diretto delle miniere di salgemma di Volterra.

Anche attraverso il #saleitaliano può passare la valorizzazione dell'agroalimentare e del made in Italy dell'enogastronomia per tutti i risvolti culinari, ricette, cucina che implica, come segnalano a Ceves da tempo i più importanti chef e cuochi italiani all'estero e in Italia, costretti ad acquistare sali di altri paesi sostenuti da campagne di qualità, di sostenibilità, di pregio ben orchestrate, ma spesso non inerenti alle caratteristiche alimentari, cosmetiche, salutari che le recenti ricerche e analisi scientifico-universitarie stanno avvalorando e dimostrando.

Il sale alimentare, da non confondere con quello per uso chimico e industriale, non è un nemico della salute se consumato con misura, con dosi e in modi corretti essendo sia un condimento a tavola ma anche un coadiuvante terapeutico per certe cure dell'organismo umano, dallo stress alla salute dermatologica, dalle vie respiratorie alla stanchezza congenita.

Il recente DL del Sanato a tutela dell'agroalimentare italiano dovrebbe interessarsi anche del #saleitaliano e anche aggiornare, rispetto ai tempi e modi di gestione monopolistica, le norme di qualità e qualificazione del sale per consumo umano oramai entrato nel libero mercato e soggetto a una ampia concorrenza. Non è possibile che nei supermercati italiani ed europei ci siano sali confezionati e commercializzati integrali-grezzi a disposizione di un consumatore spesso non informato provenienti da altri continenti, sia marini che di miniera, con il 93% di purezza tecnica quando le norme di produzione nazionale prevedono un minimo del 97%.

Stiamo verificando l'importanza salutistica e sanitaria dei diversi limiti. Inoltre perché il sale purissimo, bianco, grosso a fiocchi o a chicchi made in Italy ha un prezzo medio al consumo di 2-3 euro al chilo nei migliori casi e tutti i sali di importazione partano da 5 euro e fino a 40 euro al chilo? E' evidente che non si vuole limitare il libero mercato, ma lo stesso vale anche nella leale concorrenza, a difesa dell'antitrust e sulla corretta informazione al consumatore.

Come Ceves chiediamo una "etichetta parlante" sulle confezioni, un trattamento normativo uniforme fra sale nazionale e estero, oltre a vedere se è possibile identificare, tracciare e certificare altri siti produttivi nazionali meritevoli del riconoscimento Dop o Igp o di Presidio come già avviene per due sole parti ristrette delle saline di Trapani e di Cervia. Come Ceves abbiamo valutato tutte le saline attive in Italia e si potrebbero riconoscere, con un grande valore aggiunto anche per il territorio locale come parchi, ambiente, paesaggio, terme, musei e altre attività agricole, almeno altri 10 siti meritevoli di una Igp all'interno anche di più grandi saline marine e minerarie.

L'auspicio è che si intervenga prima possibile per salvare il #saleitaliano prima che finisca , anche svenduto, in mani straniere (800.000 ton/anno di estrazione potenziali di Atisale-Salapia sale spa su un totale nazionale di 2,2 mio/ton/anno è una bella fetta) che non garantirebbero gli attuali posti di lavoro, il valore aggiunto territoriale, una libera concorrenza, la certezza dell'origine italiana del sale nelle confezioni commercializzate con marchio italiano, ma di contenuto assai dubbio e proveniente da chissà quale luogo magari anche più inquinato e meno controllato di quello delle coste italiane, del mar Mediterraneo.

Il messaggio è anche indirizzato a Coldiretti e Slow Food notoriamente paladini di queste realtà produttive di nicchia: un valore aggiunto che deve restare al made in Italy anche per il "sale da cucina" come chiedono i ristoratori italiani.

Giampietro Comolli
Presidente Ceves-Ovse - Economista Agronomo Enologo Giornalista - Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

 

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Pubblicato in Agroalimentare Emilia
Venerdì, 14 Dicembre 2018 11:23

Mercato Campagna Amica al Barilla Center

MERCATO CAMPAGNA AMICA AL BARILLA CENTER -  SABATO 15 DICEMBRE PROTAGONISTA UNA PICCOLA ARCA DI NOÈ - CON LA PECORA CORNIGLIESE CHE ARRIVA IN CITTÀ E I PASTORI CANTORI DEL TERRITORIO DELL'APPENNINO

Proseguirà la sottoscrizione della petizione europea per dire stop al cibo anonimo con firme eccellenti del mondo delle Istituzioni

Sabato 15 dicembre al Mercato di Campagna Amica presso il Barilla Center a Parma, atmosfere prettamente natalizie e suggestioni legate alle tradizioni locali con protagonista una piccola Arca di Noè per conoscere da vicino la pecora cornigliese dell'allevatore Ettore Rio, della zona di Monchio, che cura un gregge transumante di oltre cinquecento esemplari.

Si tratta di un'antica razza dell'alto Appennino Emiliano impiegata per la produzione di lana, latte e carne, censita e salvata dall'estinzione grazie al lavoro di generazioni riconosciuto e sostenuto dai "sigilli" della biodiversità di Campagna Amica, tesi alla difesa e valorizzazione della biodiversità come valore non solo naturalistico e di promozione territoriale ma anche come distintività e valore aggiunto alle produzioni agricole di qualità del Made in Italy.

La visita dell'Arca di Noè sarà allietata dalle canzoni della tradizione locale con i pastori cantori del territorio dell'Appennino che accoglieranno i cittadini consumatori, famiglie e bambini coinvolgendoli con le loro melodie.

Sarà anche l'occasione per proseguire la raccolta firme per dire stop al cibo anonimo, la petizione europea "Eat original!Unmask your food" (Mangia originale, smaschera il tuo cibo), che dopo la sottoscrizione di rappresentanti del mondo dello sport cittadino, vedrà sabato 15 dicembre altre firme eccellenti del mondo delle Istituzioni. Hanno già confermato, infatti, la loro presenza esponenti del mondo istituzionale locale, tra cui l'Assessore alle Attività Produttive Cristiano Casa, la Consigliera regionale Barbara Lori, il Presidente dell'Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale Agostino Maggiali, il Prof. Filippo Arfini dell'Università di Parma, il Presidente di Terranostra Parma Luca Paolo De Martin che, insieme al Presidente di Coldiretti Parma Nicola Bertinelli, al Vice presidente Luca Cotti e al Direttore Alessandro Corsini, firmeranno la petizione per chiedere alla Commissione di Bruxelles di agire sul fronte della trasparenza e dell'informazione al consumatore sulla provenienza di quello che mangia e ottenere un'etichettatura obbligatoria che indichi l'origine di tutti gli alimenti.

Anche i cittadini consumatori che non avessero ancora firmato la petizione potranno apporre la loro firma presso lo spazio informativo di Coldiretti allestito ad hoc e fare acquisti enogastronomici direttamente dai produttori agricoli, per imbandire la tavola delle feste o fare regali di qualità per il Natale.

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Pubblicato in Dove andiamo? Parma

L'olio di fegato di merluzzo è un'ottima fonte di vitamina D. Scopriamo come evitare pericolose carenze grazie a questo integratore alimentare

L'olio di fegato di merluzzo è un'ottima fonte di omega 3, ma al suo interno sono presenti anche altri importanti nutrienti; fra di essi spicca la vitamina D, un micronutriente spesso associato a carenze pericolose per la salute.

Vitamina D: i benefici e i rischi della carenza

La vitamina D che è possibile assumere con l'olio di fegato di merluzzo  partecipa ai processi di divisione cellulare e aiuta l'organismo ad assorbire e utilizzare il fosforo e il calcio.

Il suo ruolo nell'assorbimento e nell'utilizzo del calcio è particolarmente importante per la salute delle ossa, di cui favorisce la normale crescita sin dall'infanzia, promuovendone allo stesso tempo la solidità. Ma non solo: la vitamina D promuove anche la buona salute dei denti e favorisce il buon funzionamento di muscoli e sistema immunitario.

Si tratta di una vitamina solubile nei grassi; per questo l'organismo può accumularla nel tessuto adiposo. Tuttavia, le carenze di vitamina D sono tutt'altro che rare; nei bambini possono portare a ritardi della crescita e rachitismo, con sviluppo di gambe curve e addome sporgente, mentre negli adulti sono state associate a osteoporosi, fragilità ossea e spasmi muscolari.

Le fonti di vitamina D

La maggior parte della vitamina D presente nell'organismo umano deriva dalla conversione di una provitamina presente nella pelle. Questa conversione è resa possibile dalle radiazioni ultraviolette dei raggi del sole.

La maggior parte delle carenze di vitamina D affondano le loro radici proprio nei meccanismi che permettono la sua produzione. Infatti lo stile di vita moderno porta a passare sempre meno tempo all'aria aperta; per di più quando ci si espone al sole è opportuno proteggere la pelle proprio dai raggi ultravioletti, associati al rischio di melanoma.

Purtroppo non è semplice far fronte al rischio di carenza di vitamina D associato a questa situazione assumendo questo micronutriente con l'alimentazione. Infatti le fonti alimentari di vitamina D sono piuttosto poche; è presente nei pesci grassi (come il tonno, il salmone e lo sgombro) e se ne trovano piccole quantità nel fegato bovino, nei formaggi e nel tuorlo d'uovo. Inoltre in commercio esistono alimenti fortificati in cui la vitamina D è presente perché aggiunta artificialmente, e gli integratori di olio di fegato di merluzzo riescono ad apportarne dosi significative.

L'olio di fegato di merluzzo come fonte di vitamina D

La dose di vitamina D presente nell'olio di fegato di merluzzo può arrivare anche a 250 µg ogni 100 g di prodotto – una quantità di gran lunga superiore rispetto ai 5,4 µg che si possono trovare in 100 g di tuorli d'uovo e gli ancora più limitati 1,7 µg presenti in 100 g di tonno pinna gialla.

In realtà anche eccessi di questo micronutriente possono essere pericolosi per la salute. Favorendo l'assorbimento di dosi elevate di calcio, troppa vitamina D può portare alla formazione di depositi di questo minerale nei tessuti molli (per esempio nel cuore o nei polmoni), a calcoli e danni ai reni e a sintomi come confusione, disorientamento, nausea, vomito, stitichezza, riduzione dell'appetito, debolezza e perdita di peso.

Da questo punto di vista l'olio di fegato di merluzzo può essere considerato un prodotto sicuro. Infatti i processi di purificazione molecolare con cui viene prodotto permettono di eliminare sia eventuali contaminanti sia alcuni nutrienti, inclusa la vitamina D, che viene poi riaggiunta ai dosaggi desiderati.

La scelta migliore per sapere quanto assumerne è chiedere un consiglio al medico o al farmacista, che sapranno consigliare anche sull'eventuale presenza di controindicazioni all'utilizzo dell'olio di fegato di merluzzo.

 

Pubblicato in Agroalimentare Emilia

Scamorza bianca a fette richiamata per la presenza di possibile Escherichia coli, il Ministero della Salute lancia l'allarme. Richiamo volontario e precauzionale per rischio microbiologico. Se l'avete acquistata controllate che non siano i lotti oggetti del ritiro.

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Per due lotti di scamorza bianca a fette a marchio Coop e Cuor di Fette Parmareggio è stata appena diramata un'allerta dal Ministero della Salute perchè potrebbero contenere il pericoloso batterio Escherichia Coli produttore di tossina Shiga (STEC).

I LOTTI RICHIAMATI

L’allerta in questione, riguarda solo il lotto lotto numero 25L18341 e data di scadenza 08/11/2018; lotto numero 25L18345 e data di scadenza 12/11/2018 della COOP e il lotto numero 25L18345 e data di scadenza 12/11/2018; lotto numero 25L18345 e data di scadenza 17/11/2018 marca PARMAREGGIO.

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La scamorza a fette richiamata è stata prodotta in provincia di Reggio Emilia da Parmareggio Spa nello stabilimento di via Togliatti 34AB, a Montecavolo di Quattro Castella, (marchio di identificazione). L’avviso di richiamo precisa che la presenza del batterio è stata accertata dalle analisi dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno a mezzo notifica rapporto prova 152853 del 15/10/2018 per l’Asl NA 2 Nord. Alcuni dei lotti sono stati richiamati in via precauzionale, in quanto si sospetta una contaminazione della materia prima utilizzata in fase di produzione.

Nell’ottica d’informazione quotidiana ai consumatori in materia di allerte alimentari, lo “Sportello dei Diritti” nella persona del presidente Giovanni D'Agata, raccomanda, a scopo precauzionale, di non consumare la scamorza bianca a fette Coop e Parmareggio con i numeri di lotto e le scadenze segnalate e di restituirla al punto vendita d’acquisto per il rimborso.

  

RICHIAMI MINISTERO DELLA SALUTE

Per visualizzare i richiami del Ministero, basta recarsi sul sito dell'istituzione e cliccare sul link "richiami di prodotti alimentari da parte degli operatori" sotto la voce "Avvisi sicurezza".

 

Pubblicato in Cronaca Emilia
Domenica, 02 Settembre 2018 08:33

Diabete, a colazione il latte è meglio dei farmaci

Diabete, a colazione il latte è meglio dei farmaci: abbassa il livello di glucosio nel sangue. Secondo una nuova ricerca, una dose quotidiana di latte a colazione può contribuire a prevenire malattie come il diabete e l'obesità.

Il latte è pieno di risorse. Oltre ad essere un alimento gustoso e è sempre stato un elemento fondamentale della nostra dieta per la ricchezza della sua composizione in nutrienti. Ora a quanto pare rappresenta un'arma naturale contro il diabete poiché riesce ad abbassare i livelli di glucosio nel sangue.

Quando? Lo sappiamo tutti, con la prima colazione che è il pasto più importante della giornata. Per ottenere i migliori benefici sulla nostra salute, pare che non debba mancare una dose quotidiana di latte. A darci questa notizia sono i ricercatori del dipartimento Human Nutraceutical Research Unit, presso la University of Guelp, in Canada, che hanno analizzato gli effetti delle proteine del latte sul livello di glucosio nel sangue, in abbinamento con un'abbondante colazione a base di cereali, dall'alto apporto di carboidrati. In esame, oltre al glucosio, anche la sensazione di sazietà e gli effetti del latte a seguito del consumo di altri cibi durante la giornata.

Nello specifico, gli scienziati hanno osservato che la concentrazione di glucosio nel sangue sarebbe inferiore dopo una colazione a base di cereali e latte, rispetto ad una con cereali ma a base d'acqua. Inoltre, abbassare il livello di glucosio è associato alla prevenzione di malattie gravi, come il diabete e l'obesità. «Le malattie del metabolismo sono in aumento in tutto il mondo», ha dichiarato dottor H. Douglas Goff. «Il diabete di tipo 2 e l'obesità sono fonte di enorme preoccupazione per la salute degli esseri umani. Per questo vogliamo agire per sviluppare strategie alimentari che inducano la riduzione del rischio e aiutino a gestire il diabete e l'obesità, dunque permettendo agli individui di godere di una salute migliore».

Ma non è tutto. Il team ha rilevato anche che il consumo di latte con una colazione ad alto apporto di carboidrati può ridurre il glucosio anche dopo il pranzo. In più, le proteine del latte sarebbero in grado anche di ridurre l'appetito dopo il pasto, dato che la digestione delle proteine naturali contenute nel latte rilascia degli ormoni gastrici che agevolano la digestione ed enfatizzano la sensazione di sazietà.

Il latte che cos'è? Questo alimento è importante anche soprattutto per il contenuto di minerali, in particolare calcio e fosforo, presenti in un rapporto ottimale, di magnesio, zinco, rame e selenio, e di vitamine come la A, D, E e K, la vitamina C, l'acido folico e la riboflavina.

Inoltre, come dimostrato recentemente, il latte è ricco di "componenti minori", molecole presenti in piccole quantità, come i peptidi ma in grado di svolgere azioni biologiche particolarmente importanti per il benessere della persona: antiossidanti, antipertensive, antinfiammatorie, immunomodulanti e altro. Poiché svolgono "funzioni" fisiologiche benefiche per l'uomo queste molecole sono chiamate "componenti funzionali" del latte. L'industria lattiero-casearia si è molto impegnata, soprattutto negli ultimi anni, per individuare tecnologie idonee a conservare nel tempo e nelle migliori condizioni i nutrienti e le molecole funzionali presenti nel latte. Inoltre ha studiato e prodotto i cosiddetti "latti speciali", ossia alimenti funzionali adatti a tutti i consumatori, anche a quelli che hanno particolari esigenze nutrizionali.

Per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", questo studio conferma l'importanza di consumare il latte a colazione al fine di migliorare il processo di digestione dei carboidrati e aiutare a tenere in regola il livello di glucosio. I nutrizionisti hanno sempre enfatizzato l'importanza di consumare una sana colazione, e questo studio incoraggia gli individui ad integrare il latte nelle loro abitudini.


( 27 agosto 2018 )

Il dubbio che le potenti multinazionali possano averci messo lo zampino è più che legittimo. Pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende...

di Lamberto Colla Parma 29 luglio 2018 -

Abbiamo visto come i "boccaloni" nostrani siano riusciti nell'intento di dare valore a una bufala elevandola a notizia, per di più negativa e fortemente dannosa per un comparto strategico della nostra economia come è l'agroalimentare.

Abbiamo osservato come i nostri "miserabili" politici abbiano la capacità di sfruttare ogni occasione, anche la più bufalina, per dar contro agli avversari pur sapendo di fare un danno al proprio paese, rammentandoci ancora una volta che il loro interesse privato o di partito va ben oltre l'interesse collettivo, quindi nazionale.

Abbiamo osservato come le testate giornalistiche "dotte", "importanti", quelle che prendono anche i finanziamenti statali e i soldini dai lettori, dopo la "involontaria" pubblicazione di una str...ta, non abbiano avuto il ritegno di ammettere l'errore o quantomeno di correggere il tiro.

Niente di tutto ciò! Silenzio nella speranza, come d'altronde sempre accade, che il tutto cada nell'obblio senza danni per i colpevoli.

Una domanda sorge spontanea, perché e a chi giova tutto ciò?

Potrebbe essere che dietro ci sia un maestro d'orchestra e magari anche di coro a dirigere la sinfonia contro la prestigiosa "tradizione gastronomica" nazionale allo scopo di alzare le barriere e contrastare quelle che sono le osservazioni di OMS e ONU?

Il dubbio che le potenti multinazionali possano averci messo lo zampino è più che legittimo.

Pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende, amava citare il saggio e longevo Giulio Andreotti!

Intanto ragioniamo sui tempi.

La "notizia", poi una volta accertata essere una bufala è stata leggermente corretta in "Bozza OMS" dagli organi di Confindustria, organizzazione di controllo anche del Sole 24 Ore, era rimasta in gestazione 45 giorni.
In tutto quel tempo nessuno aveva avuto occasione di leggere, analizzare e divulgare i contenuti corretti di una "bozza"?

Dove si legge che il "Parmigiano Reggiano" è come il Fumo e che è necessario applicargli una etichetta "mortale"?

Piuttosto il documento (Time to Deliver di World Helth Organisation) offre spunti di riflessione ai governi. Tra questi la possibilità di introdurre un'etichetta che segnali gli eccessi di zucchero, di grassi saturi e di sale, senza peraltro stabilire quali siano i limiti per una dieta equilibrata.
Nel documento quindi non si scende nei dettagli del come realizzare un'etichetta informativa del cliente, semmai il rischio, anziché cercarlo alla sede OMS meglio ricercarlo a Bruxelles, dove la Commissione Ue sta studiando come realizzarla, sotto la lente di ingrandimento dei rappresentanti delle grandissime multinazionali dell'alimentare.

Non è che per caso il suggerimento di Time to Deliver, di introdurre incentivi fiscali e disincentivi per indurre a migliori stili di vita, possa aver allarmato le sopraddette aziende? Non è che per caso l'obiezione di OMS sia verso l'uso di zuccheri, sali, acidi grassi saturi e trans (tipo margarine e idrogenati ad esempio), componenti di "prestigio" di bibite, merendine e altre amenità alimentari che troviamo sulle scaffalature dei super e iper mercati di tutto il mondo e che incrementano obesità e disturbi alimentari, cardiovascolari compresi?

L'Inghilterra ha già introdotto la "Sugar Tax" sulle bevande e il Portogallo sul sale, senza peraltro applicarla al Parmigiano e al Prosciutto concentrando l'attenzione a crackers e patatine fritte.

Vuoi vedere che tutto ciò è servito per alzare una cortina di fumo sui signori della malnutrizione?

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IN ALLEGATO IL DOCUMENTO TIME TO DELIVER

(per restare sempre informati sugli editoriali)

Pubblicato in Politica Emilia
Domenica, 22 Luglio 2018 15:23

Tutta colpa di “Alfredo”... Salvini

Ma che brutto spettacolo quello che la politica & C. ci sta offrendo. Dalle morti in mare alla bufala dell'OMS la compagine politica sta mostrando il peggio. Meglio sarebbe spegnere gli smartphone e accendere i cervelli.

di Lamberto Colla Parma 22 luglio 2018 -
L'ennesima bufala scatena il putiferio e dà il là a sciogliere le lingue contro il Governo e Salvini in particolare.

A onor del vero lo stesso Matteo Salvini, sempre pronto a schiacciare sulla tastiera di Twitter, è stato indotto a reagire pesantemente contro la notizia, attribuita all'ONU e all'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) secondo cui il Parmigiano Reggiano, l'Olio Extra Vergine di Oliva e vari altri prodotti dell'eccellenza alimentare nazionale, sarebbero da paragonare al "fumo delle sigarette" e perciò tassabili e etichettabili con diciture e immagini analoghe a quelle orribili che fan bella vista pacchetti di sigarette.

"Parmigiano reggiano, twittava Matteo Salvini il 18 luglio, ma anche prosciutto, olio, pizza e altre eccellenze italiane dannose come il fumo??? All'Onu sono matti, giù le mani dai prodotti italiani!"

Una ghiotta occasione per sparare contro le azioni del Governo e attribuire ad esso anche questa responsabilità, oltre ai 947 morti nel mediterraneo (peraltro circa 1/5 del 2016 e la metà del 2017).

Così il web si è scatenato e messaggi del tipo "Non sarà - per caso - che queste nuove idee salutistiche sono collegate all' incredibile atteggiamento sovranista e negazionista del nostro nuovo governo, che ogni giorno dà lezioni a tutto il mondo su qualsiasi argomento ben farcite di arroganza (e ignoranza economico sociale)..."
hanno preso possesso dei social, spesso affiancati alla discussione sull'accordo CETA stipulato poco più di un anno fa tra Canada e UE.

Ma sopra a tutto c'è da dire che la notizia è una "BUFALA" terribile, e ancor più terribile è la genesi, involontaria scaturita da una pessima interpretazione e poi diffusione, attraverso gli organi e le agenzie di stampa (non solo WEB e social!), delle raccomandazioni dell'ONU e dell'OMS riguardo le "Non communicable diseases" (NCDs)
ovvero quella gamma di malattie (cardiovascolari e tumorali) derivanti dagli stili di vita e non da agenti patogeni (Leggi il Foglio "Bufatlite Cronica sull'OMS" di Giordano Masini del 19 luglio 2018).

Così si è montati tutti in gara a chi la sparava più grossa contro l'ONU, l'OMS, e ovviamente "Alfredo", colpevole di tutto ciò che di peggio sta accadendo nel mondo intero.

Come se il piccolo statista italiano, che sia Salvini, Di Maio, Renzi, Mattarella, Letta (Giani e Enrico) piuttosto che Monti o qualunque altro delle precedenti prima e seconda repubblica, fosse accreditabile a essere un soggetto influente nella politica internazionale, al punto tale che una sua dichiarazione verbale possa scatenare una guerra, seppur commerciale.

Non illudiamoci, non contiamo nulla e conteremo sempre meno se le reazioni saranno di questa natura.

Invece di fare fronte comune e dimostrare che l'Italia è una, solida e coesa nelle questioni che riguardano il proprio popolo, le proprie imprese e le proprie tradizioni, si è scatenata una guerra in"civile" offrendo uno spettacolo a dir poco vomitevole.

Al contrario Trump ha immediatamente preso le difese della loro GOOGLE sanzionata dalla UE con quasi 5 miliardi di € per "abuso di posizione dominante".

Noi al contrario siam capaci di scatenare il caos sulla base di una "BUFALA". Complimenti a tutti!

 

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Pubblicato in Politica Emilia
Giovedì, 14 Giugno 2018 09:32

Bere caffè migliora la prestazione al lavoro

Un buon motivo per bere il caffè: migliora la prestazione al lavoro. Secondo i ricercatori dell'Università statale dell'Ohio, la caffeina ci rende più soddisfatti e più produttivi in ufficio.

La maggior parte delle persone hanno consumato la bevanda più bevuta al mondo dopo l'acqua, il caffè, servito tutte le mattine per abitudine, piuttosto che per "svegliare". L'ennesima ricerca scientifica si schiera dalla parte degli amanti del caffè. Secondo gli scienziati dell'Università statale dell'Ohio, infatti, la caffeina contribuisce a migliorare la prestazione degli impiegati durante il turno di lavoro, stimolando e favorendo la comunicazione tra colleghi.

Le persone che scelgono di bere il caffè decaffeinato, invece, tendono ad essere generalmente meno concentrati. Il team americano ha preso in considerazione 72 giovani: a metà di essi è stata offerta una tazza di caffè e, dopo 30 minuti di pausa, il team ha chiesto loro di intavolare una discussione su un argomento «controverso» insieme agli altri partecipanti – tutti suddivisi in piccoli gruppi – e infine di valutare la propria prestazione e quella degli altri. Alla seconda metà è stato invece permesso di bere un caffè solo alla fine delle valutazioni. Secondo i risultati, la performance del secondo gruppo è stata inferiore rispetto a quella dei ragazzi del primo gruppo. Come parte della stessa ricerca, il team ha ripetuto l'esperimento offrendo al secondo gruppo una versione decaffeinata del loro solito caffè. Anche in questo caso, la loro performance è risultata inferiore.

«Abbiamo scoperto che l'aumento dell'attenzione porta a risultati più positivi nelle performance del team», ha dichiarato uno degli autori della ricerca, Amit Singh. «Dunque non ci ha sorpreso osservare che le persone che consumano caffè con caffeina tendono ad essere generalmente più vigili. Noi crediamo che, sentendosi più attenti e vigili, gli individui considerino migliori sia le proprie performance che quelle degli altri, e questo contribuisce a migliorare anche il livello di soddisfazione personale».

Gli esperti consigliano di non bere più di tre caffè (del tipo espresso) al giorno. La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica Journal of Psychopharmacology. Ovviamente queste virtù riguardano un consumo moderato della bevanda più bevuta dagli italiani e non solo, ma per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", in ogni caso non bisogna mai esagerare.

"Mater artium necessitas", dicevano i latini, tradotto in lingua corrente in diversi modi ma tutti dal medesimo significato come "fare di necessità virtù, oppure "la necessità aguzza l'ingegno".

di Lamberto Colla Parma 12 giugno 2018 -
"Mater artium necessitas". Qualunque sia la traduzione, questa calza a pennello con la storia, ma soprattutto la filosofia di vita, di Ilaria Bertinelli. Cresciuta professionalmente come interprete dall'eterno sorriso ammaliante, si è ritrovata, da un giorno all'altro, famosa come mamma, cuoca "nutrizionista" e scrittrice, per il solo fatto di avere dato sfogo alla creatività culinaria pur di soddisfare il palato della giovane figlia toccata dall'intolleranza al glutine e da diabete autoimmune.

Nasce quindi "Uno Chef per Gaia - La gioia della cucina per diabetici celiaci e appassionati". L'esperienza diretta diventa "manuale".

Così, tra una traduzione di inglese, cinese, francese o turco, ecco che cresce la passione e di riflesso anche la fama di Food Blogger.
Ed oggi, se si dovesse etichettare Ilaria Bertinelli, due sarebbero le sue attitudini principali, l'interprete e l'esperta di cucina in diete "senza".

Il minimo comune denominatore che accomuna i due spiriti che albergano in Ilaria è l'inossidabile sorriso, specchio di un'anima serena e di una mente lucida.

PHOTO-2018-05-15-11-06-37_2.jpgDa poco più di un mese è terminato "Cibus 2018" , una delle più accreditate manifestazioni agroalimentari d'Europa e Ilaria Bertinelli con parte del suo Team di Interconsul srl, di cui è Amministratore Delegato, sono stati ingaggiati per offrire il servizio di interpretariato ai convegni che hanno fatto da sfondo all'evento internazionale.
Ma non era raro vederla poi partecipare a CibusOFF come attrice intrattenendo gli ospiti con le sue preparazioni.
"Con l'Ente Fiere di Parma - dichiara Ilaria Bertinelli - abbiamo un rapporto che dura da quando, nel 1997 abbiamo rilevato la società (Interconsul) che operava nell'ambito dell'interpretariato sin dal 1976 e abbiamo assistito a un continuo mutamento della domanda, soprattutto con l'avvento di Internet e della posta elettronica. Così noi abbiamo proseguito la strada delle specializzazioni e dell'ampliamento della gamma di lingue offerte. Un commento sul Cibus di quest'anno è che, oltre a una notevole quantità di partecipanti, i convegni erano di particolare interesse, tanto che le sale restavano piene sino a fine evento."

La vivace curiosità di Ilaria non va mai in vacanza e dalla cabina di traduzione simultanea di Cibus prende nuovi spunti di riflessione e chissà, forse, nuove idee per future "opere".

"Un convegno che personalmente mi ha aperto la mente - prosegue Ilaria - anche per la mia passione per la cucina e le diete speciali è quello organizzato da Confconsumatori dedicato agli orizzonti nel settore dell'alimentazione che i consumatori si possono aspettare nel prossimo futuro. Quello che mi ha colpito è che sono state presentate due direzioni di sviluppo nella ricerca di fornitura di proteine sostenibili alternative a quelle esistenti. Ma soprattutto mi ha colpito il fatto che queste due ipotesi sono prossime all'ingresso sul mercato. Mi riferisco all'utilizzo degli insetti come fonte di proteine nobili ed efficienti dal punto di vista ambientale come alimenti per gli animali allevati per produrre carne. Al momento, in Europa, queste proteine sono già stati autorizzati per l'acquacoltura e a breve ci si aspetta che possano essere estesi anche per gli allevamenti di polli e di maiali. Inoltre, questi insetti potrebbero essere alimentati dallo scarto alimentare. Tutto ciò renderebbe la produzione di proteine animali molto più sostenibile per l'ambiente.
Il secondo scenario è quello della "Carne Coltivata". All'inizio quando avevo ricevuto la documentazione del convegno ero convinta che "carne coltivata" fosse una cattiva traduzione dal testo originale in inglese. Invece si riferisce alla produzione di carne sfruttando la capacità rigenerativa e riparatrice delle cellule somatiche di una parte di muscolo estratta da un bovino vivo che, in determinate condizioni (ambiente con aminoacidi, zuccheri e altro materiale nutritivo di origine vegetale), le cellule ricostruiscono la fibra muscolare che quindi cresce e in 7 settimane arriva ad un peso di 1 Kg di carne che possiede le stesse caratteristiche strutturali e di sapore di quella di provenienza originaria."

Un convegno quindi illuminante per la novità di approccio al problema che potrebbero, nel brevissimo periodo, andare a soddisfare il dualismo, a questo punto non più competitivo, tra tradizione culinaria e sostenibilità ambientale.
Quindi la duplice attitudine di Ilaria ha trovato l'occasione di condividere spazi e tempi dando piena soddisfazione all'anima professionale e all'anima creativa.

"In generale, conclude Ilaria Bertinelli, dal nostro privilegiato punto di osservazione, abbiamo notato una affluenza molto numerosa e composta a tantissimi operatori di settore più che di semplici curiosi. Molti gli stimoli, oltre al ricco calendario di convegni, c'era molta innovazione di prodotto e attenzione alle diete speciali, con mia grande gioia. Ho notato che sempre più aziende mettono in evidenza la presenza di determinati allergeni presenti nelle loro produzioni. Comunque dobbiamo sottolineare che a Parma abbiamo una straordinaria gamma di prodotti accessibili a tutti, perché dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto per concludere con il Pomodoro, godiamo di prodotti naturalmente privi di glutine, lattosio e carboidrati."

Per Ilaria il prossimo appuntamento sarà Cibus Connect per l'ambito alimentare, ma nel frattempo l'Ente Fiera proporrà altri eventi di grande attrazione internazionale (vedi Mercante in fiera, Gotha ecc...) dove l'ampia gamma di lingue offerte da Interconsul (Inglese, francese, turco, russo, giapponese, cinese, ecc.) contribuirà a fare meglio apprezzare gli eventi, ma anche Parma e le sue straordinarie potenzialità, gastronomiche, artistiche e di accoglienza.

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(Ilaria Bertinelli in versione Food Blogger)

Pubblicato in Agroalimentare Emilia

Come riporta il lavoro apparso su American Journal of Clinical Nutrition, anche arrivando a consumare dodici uova la settimana (quasi due al giorno) non si avrebbero differenze in termini di rischio cardiovascolare nelle persone con diabete o pre-diabete.

Parma, 22 maggio 2018 – Per noi cresciuti a uova sbattute, pane, marmellata e burro, di colpo siamo rimasti orfani, in compagnia della sola marmellata rigorosamente senza zuccheri aggiunti, del 50% dei componenti delle nostre colazioni e merende quotidiane. Con l'avvento della "modernità", burro, uova e zucchero furono banditi dalle diete!

Dopo tantissimi anni di "esilio" dalle nostre tavole, solo raramente reintrodotto "clandestinamente" per qualche piatto della tradizione (ad esempio i tortelli d'erbetta emiliani), il burro è stato riabilitato solo recentemente da una ricerca americana mentre, al contrario, non erano state così efficaci le ricerche nazionali che tentavano da molto tempo di riportare acqua al nostro mulino.

Fatto sta che, addirittura, la notizia arriva dal Canada i grassi allungano la vita e migliorano la memoria. Una ricerca su oltre 135 mila persone in 5 continenti, appartenenti a diverse classi di reddito e seguiti per sette anni, ha dimostrato che un moderato apporto di grassi, frutta e verdura, evitando i carboidrati, è associato a un più basso rischio di morte. A questo si associa un'altra ricerca, pubblicata sulla rivista Cell Metabolism e condotta da un gruppo della UC Davis School of Veterinary Medicine, secondo la quale una dieta ricca di grasso, anche detta dieta chetogenica, non solo influisce positivamente sulla longevità, ma migliora la memoria e regala forza.

Dopo Burro e grassi, finalmente, è venuto il tempo di veder decadere il tabù sugli effetti negativi delle uova.

Il legame Uova-Colesterolo è stato scisso e i prodotti che dovevamo guardare con diffidenza e consumare con molta attenzione, quasi fossero ordigni bellici della prima guerra mondiale inesplosi sono stati ampiamente riabilitati, non solo nell'annullamento degli effetti negativi ma nell'individuazione di elementi a loro favore.

Un esempio dei benefici effetti erano riassunti in Emma Morano, la donna che fino al 17 aprile dello scorso anno deteneva il record di longevità con i suoi 117 anni,  mangiava 3 uova al giorno.

Chissà che non sia stata proprio la longevità della signora Emma a stimolare la curiosità dei ricercatori australiani. Infatti, questa volta è toccata a una ricerca Australiana di venire in soccorso ai nostri palati orfani.

Infatti, la Sydney Medical School  giunge a concludere che mangiare fino a 12 uova a settimana (ovvero quasi due al giorno) non fa aumentare di peso e neppure alza i rischi di incorrere in patologie cardiovascolari.

In particolare i test condotti dai ricercatori hanno riguardato persone afflitte da diabete, ancora più a rischio degli altri perché hanno più alti livelli di colesterolo cosiddetto "cattivo" (Ldl), che si deposita sulle arterie e contribuisce enormemente alla formazione dell'aterosclerosi. Ma esiste anche il colesterolo Hdl, quello "buono", che non provoca alcun danno alle arterie, al contrario, andando a rimuovere il colesterolo dalle pareti dei vasi per trasportarlo al fegato ha una funzione protettiva.

Come riporta il lavoro apparso su American Journal of Clinical Nutrition e condotto dall'equipe Dr Nick Fuller dell'University's Boden Institute of Obesity, Nutrition, Exercise and Eating Disorders al Charles Perkins Centre insieme all'Università di Sidney e al Royal Prince Alfred Hospital, anche arrivando a consumare dodici uova la settimana per un anno non si avrebbero differenze in termini di rischio cardiovascolare nelle persone con diabete o pre-diabete. Lo studio conferma, prolungandole nel tempo, le osservazioni che rilevavano risultati simili ma solo a tre mesi di monitoraggio in uno studio che metteva a confronto una popolazione che consumava 12 uova a settimana o meno di due.

Possono quindi rassicurarsi i pastifici, soprattutto emiliani perché la pasta all'uovo sta all'Emilia come la pasta convenzionale sta alla Puglia, che non potranno più essere accusati di essere complici dell'insorgere dell'arteriosclerosi o dell'ingrassamento, salvo un consumo di dosi esagerate di carboidrati e di grassi saturi o di diete ampiamente sbilanciate.

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