Detenuto in permesso non fa rientro all'Istituto di pena: arrestato dalla Polizia di Stato in collaborazione con la Polizia Penitenziaria
Questa mattina, personale della Squadra Mobile, unitamente agli agenti della Polizia Penitenziaria, ha tratto in arresto un cittadino italiano, di 44 anni, che non aveva fatto rientro alla Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia e che era quindi ricercato per il reato di evasione.
All'uomo era stato concesso il permesso di uscire dall'Istituto di pena per svolgere un'attività lavorativa. La scorsa domenica però l'italiano non ha fatto rientro presso la Casa di reclusione e sono state quindi avviate le ricerche a suo carico.
A seguito di attività investigative, condotte mediante l'analisi dei tabulati e delle celle telefoniche, gli operatori della Squadra Mobile hanno potuto così rintracciare l'evaso a Bologna, precisamente all'interno di un bar dove stava consumando degli alcolici. Il detenuto è stato accompagnato presso la casa di reclusione di Castelfranco Emilia per la prosecuzione della pena detentiva in atto.
Evasione, intorno alle 14,30 di ieri, dal carcere dei 'Cappuccini' della Repubblica di San Marino.
I fuggitivi, dei quali la Gendarmeria sammarinese ha diffuso le foto segnaletiche, sono Achille Lia (1968), cittadino italiano di 50 anni e Albano Hametovic (1986) di 32 anni originario della Bosnia Erzegovina: erano in carcere per l'espiazione di pene definitive rispettivamente per 12 mesi (di cui sei mesi già espiati) e 18, entrambi per reati di furto.
Le modalità della fuga sono ancora in parte da ricostruire, ma sembra che abbiano aggredito un custode e l'ausiliaria ma ancora non si consce come abbiano fatto a aprire le porte per uscire.
Al momento non sembra che abbiano lasciato il territorio di San Marino poiché non sono stati denunciati furti di mezzi.


Contrasto all'abusivismo commerciale: tra gli espositori di "Modena benessere 2017" scoperto un commerciante evasore totale dal 2000.
Modena 28 novembre 2017 - Nella rete dei controlli eseguiti dai finanzieri di Modena è incappato un sessantenne trovato a vendere abusivamente capi di abbigliamento ed altri accessori presso la manifestazione fieristica "Modena Benessere" svoltasi nel comune geminiano lo scorso week end.
Già da tempo la Guardia di Finanza modenese, anche in risposta a segnalazioni pervenute da cittadini e/o associazioni di categoria in ordine a situazioni di irregolarità relative a fenomeni di commercio abusivo e di lavoro nero presenti nel tessuto economico locale, ha avviato specifiche e strutturate misure di contrasto volte a garantire una sempre maggiore tutela dell'economia legale, pianificando ed intensificando le attività di controllo economico del territorio. Attività che, per il forte richiamo di avventori ed il conseguente interesse a realizzare ingenti guadagni da parte di possibili venditori abusivi, sono estese anche ai grandi eventi fieristici che sono promossi nel capoluogo.
E in tale contesto, nel pomeriggio di sabato 25 novembre u.s., nel corso di una tipica attività d'Istituto a contrasto del sommerso da lavoro, i finanzieri del Gruppo di Modena hanno individuato presso i padiglioni del "Modena Benessere" un venditore di capi di abbigliamento privo del misuratore fiscale che, nella circostanza, si dichiarava titolare dell'omonima ditta individuale. Dai successivi approfondimenti esperiti in loco, le fiamme gialle modenesi scoprivano che la Partita Iva utilizzata dal "commerciante" era in realtà ricollegabile all'attività di agente in commercio di prodotti alimentari, bevande e tabacco, per la quale il soggetto in questione non aveva mai presentato alcuna dichiarazione fiscale dal 2000 ed era già stato sottoposto a procedura fallimentare nel 2003.
In ragione dell'accertata situazione di abusivismo commerciale, i militari hanno, da subito, proceduto ad interrompere la reiterazione della condotta illecita, ad inventariare tutti i beni nella disponibilità del medesimo, nonché ad indentificare una donna di nazionalità italiana, dichiaratasi sua collaboratrice, che assisteva i vari clienti, la cui posizione è in corso di approfondimento.
L'azione dei finanzieri di Modena testimonia concretamente come la Guardia di Finanza, attraverso l'esercizio delle tipiche funzioni di polizia economico-finanziaria, presidi sistematicamente il territorio al fine di garantire la tutela sia dei consumatori che degli stessi commercianti da tutte quelle condotte di illegalità e di abusivismo che danneggiano il tessuto economico locale e nazionale e che alterano le condizioni di libera concorrenza con gravi conseguenze per l'intera collettività.
La Guardia di Finanza di Forlì ha dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo - finalizzato alla confisca per equivalente, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Forlì - dott.ssa Monica Galassi, su richiesta del Sost. Proc. dott.ssa Sara Posa della Procura della Repubblica di Forlì, che ha interessato un fabbricato industriale del valore di oltre 400 mila.
Il provvedimento magistratuale è stato disposto sulla base delle risultanze di un'attività di verifica fiscale condotta dal Gruppo di Cesena nei confronti di un'impresa di Longiano operante nel settore della raccolta e depurazione delle acque di scarico.
L'ispezione ha fatto emergere che la ditta, negli anni d'imposta dal 2011 al 2015, non ha mai presentato le dichiarazioni annuali ai fini delle II.DD. e dell'I.V.A. risultando così evasore totale.
Nello specifico è stato possibile appurare che la verificata non ha dichiarato complessivamente quasi € 1.4 milioni ai fini delle imposte dirette e quasi € 600 mila euro ai fini dell'Iva.
Pertanto il responsabile dell'impresa è stato deferito all'Autorità Giudiziaria per la violazione di reati di natura tributaria.
Inoltre, sempre nel corso della medesima attività, sono state riscontrate ulteriori condotte penalmente rilevanti perpetrate dal rappresentante legale della verificata che ha effettuato attività di gestione di rifiuti - non pericolosi - tramite l'utilizzo di autocarri privi delle prescritte autorizzazioni.
Anche per tali vicende si è instaurato procedimento penale a cognizione del Procuratore - Dott. Filippo Santangelo, nell'ambito del quale era già stato disposto ed eseguito dal Gruppo di Cesena un altro decreto di sequestro preventivo di n. 2 autocisterne utilizzate per la commissione degli illeciti contestati.
Due italiani detenuti nella casa di reclusione di Castelfranco Emilia hanno fatto perdere le loro tracce poco dopo l'Angelus di Bergoglio. Non era la prima volta che i due tentavano di fuggire.
CASTELFRANCO EMILIA (MO) – Facevano parte della delegazione di venti detenuti della casa di detenzione di Castelfranco Emilia che lo scorso 1° ottobre si è recata a Bologna per assistere alla visita di Papa Bergoglio e pranzare con lui. Ma i due napoletani hanno pensato bene di sfruttare quell'occasione per far perdere le loro tracce.
Secondo quanto trapelato, una volta tornati alla casa di detenzione, i volontari si sono resi conto della mancanza dei due, già recidivi per un precedente tentativo di fuga e per questo destinatari di una misura di sicurezza detentiva, poiché ritenuti socialmente pericolosi.
Il progetto di fuga pare avere preso corpo dopo l'Angelus del pontefice e poco prima del pranzo. Sono state informate le Forze dell'Ordine che hanno preliminarmente raccolto informazioni sull'organizzazione del pranzo con Papa Bergoglio per capire la dinamica.
Il professionista non presentava la dichiarazione dei redditi dal 2011 e, di conseguenza, non ha mai versato alcuna imposta all'Erario. A suo carico anche denunce per truffa sporte da alcuni clienti.
Parma, 22 febbraio 2017
Dal 2011 non presentava la dichiarazione dei redditi: questo quanto scoperto dalla Guardia di Finanza di Parma durante l'attività di contrasto all'evasione e alle frodi fiscali.
Nei giorni scorsi l'attenzione dei militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Fidenza si è concentrata nei confronti di un "esperto del settore", un commercialista con studio in un comune della provincia di Parma. A seguito dell'analisi della posizione è emerso che dal 2011 il professionista non ha mai provveduto a presentare le dichiarazioni dei redditi e, di conseguenza, non ha mai versato alcuna imposta all'Erario. L'uomo non era nuovo a perpetrare illeciti tanto che a suo carico risultano denunce per truffa sporte da alcuni clienti.
In ragione degli elevati profili di rischio emersi, è stato monitorato a lungo dai Finanzieri, fino all'avvio del controllo fiscale nei suoi confronti. Sulla base anche degli elementi raccolti sull'agiato tenore di vita sono stati riscontrati redditi per oltre 60 mila euro e IVA non dichiarata di circa 10 mila euro all'anno.
La Guardia di Finanza di Reggio Emilia ha sequestrato l'intero patrimonio ad un imprenditore reggiano che non solo deteneva abusivamente armi da fuoco, ma che ha evaso il fisco per 5 milioni di euro.
di Alexa Kuhne
Reggio Emilia, 4 luglio 2016 –
Deteneva abusivamente un arsenale di armi. E non solo. Perché, il noto imprenditore operante nel settore della meccanica, ha evaso il fisco per 5 milioni di euro.
Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza e la Polizia di Stato hanno dato esecuzione al provvedimento di sequestro di beni, emesso dal Tribunale di Reggio Emilia nei confronti di B.C., imprenditore reggiano operante nel settore della meccanica.
Sono stati, nel 2014, gli uomini della Polizia di Stato, nel corso di un controllo amministrativo sul conto del noto industriale reggiano, a constatare che lo stesso aveva nella propria disponibilità 2.400 fucili e pistole e denaro contante per circa 1.000.000 (tra euro e dollari americani). In quella circostanza, l'imprenditore, ritenuto responsabile del reato di detenzione abusiva di munizionamento per armi da guerra, era stato arrestato.
Dal momento del fermo la Guardia di Finanza ha avviato un'attività di verifica fiscale nei confronti della ditta individuale riconducibile al soggetto, riscontrando la sottrazione di denaro imponibile a tassazione per circa 5 milioni di euro e ha così denunciato l'imprenditore per i dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e per occultamento o distruzione di documenti contabili.
A garanzia del debito tributario è stata avanzata la richiesta di sequestro per equivalente per oltre 3 milioni di euro.
Stante la pericolosità economico - fiscale emersa all'esito della verifica, i militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Reggio Emilia hanno avviavato accertamenti nei confronti dell'imprenditore e dei componenti del nucleo familiare, nei cui patrimoni è stata effettivamente evidenziata l'esistenza di una netta sproporzione fra i redditi dichiarati e le patrimonialità accumulate.
Il Tribunale di Reggio Emilia, verificata l'esiguità dei redditi leciti dichiarati (non sufficienti neppure a coprire il costo della vita determinato dall'Istat), ha fatto sequestrare tre abitazioni per un valore di circa 500.000 euro, un complesso aziendale composto da tre capannoni industriali con relativi impianti, macchinari e prodotti, nove veicoli, 2.400 armi da fuoco per un valore di circa un milione e mezzo di euro, 169 tra orologi di pregio, anelli, collane e bracciali d'oro, il saldo attivo presente nei vari conti correnti e depositi per € 1.425.142 e 3.100 dollari americani.
Evasione fiscale milionaria scoperta dalla GDF di Parma. L'impresa edile gestita da un campano era stata trasferita fittiziamente all'estero: al nuovo indirizzo in realtà è dislocato un ristorante.
di Alexa Kuhne
Parma, 9 maggio 2016
Evadendo il fisco riuscivano ad essere più competitivi, a danno delle altre imprese del fidentino. Un pluripregiudicato campano e un calabrese avevano studiato bene il modo di frodare per milioni di euro, creando anche una fittizia sede in Gran Bretagna, dove in realtà vi era un ristorante.
Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Parma hanno concluso una complessa indagine tributaria smascherando una società parmense operante nel settore dell'edilizia.
Attraverso l'attività di incrocio delle informazioni delle diverse banche dati disponibili, i finanzieri della Tenenza di Fidenza hanno scoperto che l'impresa, dopo aver omesso la presentazione delle dichiarazioni dei redditi e senza aver mai versato un euro all'Erario, si era trasferita in Gran Bretagna, circostanza alquanto insolita in relazione alla tipologia di attività espletata.
Da quel momento, i finanzieri hanno deciso di approfondire i dati emersi, fino a riscontrare che all'indirizzo dichiarato come nuova sede dell'impresa, in realtà, esisteva un noto locale di ristorazione che, evidentemente, nulla aveva a che vedere con l'edilizia.
Gli approfondimenti investigativi hanno fatto emergere un sistema criminoso ben collaudato: il reale amministratore dell'impresa, infatti, è un pluripregiudicato di origini campane, il quale, dopo aver affidato l'azienda ad un prestanome nullatenente calabrese, aveva creato un consistente giro d'affari senza, però, mai presentare alcuna dichiarazione dei redditi.
Vieppiù, l'imprenditore era solito compensare i contributi previdenziali ed assistenziali dovuti all'INPS per i propri dipendenti, con crediti IVA del tutto inesistenti; così operando riusciva ad ottenere lavori in vari cantieri a prezzi competitivi, a tutto svantaggio delle imprese oneste del settore edile che venivano danneggiate da questa concorrenza sleale.
Al fine di non attrarre l'attenzione del fisco, la società era trasferita a Londra e tutta la documentazione contabile veniva fatta sparire; tutto ciò, allo scopo di far disperdere le proprie tracce ed ostacolare ogni pretesa tributaria.
Le ulteriori indagini, esperite attraverso mirate perquisizioni disposte dalla Procura di Parma ed il coinvolgimento di numerosi clienti, i cosiddetti controlli incrociati, permettevano di ricostruire un giro d'affari, conseguito sul territorio nazionale anziché all'estero, di circa 5 milioni di euro in soli 2 anni, con un'IVA evasa al bilancio nazionale dello Stato di circa un milione di euro.
Per gli amministratori che risultavano formalmente nei documenti contabili e, soprattutto, per le persone che di fatto occultamente gestivano la società senza comparire negli atti amministrativi della stessa, scattava la denuncia a piede libero per le ipotesi di reato concernenti l'omessa presentazione delle dichiarazioni annuali, l'occultamento e/o distruzione delle scritture contabili e l'indebita compensazione di tributi, che prevedono pene che vanno da diciotto mesi a sei anni di reclusione.
di Lgc --
Parma, 15 agosto 2013 -
Manca ancora all’appello di via Burla il secondo Albanese evaso lo scorso 2 febbraio Taulant Toma.
Dopo una fuga tanto rocambolesca quanto assurda di due pericolosi detenuti dal carcere di massima sicurezza di Parma, dopo quasi 200 giorni, finalmente almeno uno è stato riassegnato alla giustizia. E' Valentin Frrokaj (35 anni) che era agli arresti perché condannato all'ergastolo per l'omicidio nel bresciano di un suo connazionale avvenuto nel 2007.
I due evasi riuscirono a sfuggire alla cattura nel milanese qualche giorno dopo l'evasione ed ora, almeno per Frrokaj, si sono riaperti i cancelli del carcere.
Manca solo, si fa per dire, all'appello Taulan Toma, in carcere per rapina, e già autore di una fuga dal carcere di Terni, il quale potrebbe essere anch'egli ancora nell'interland milanese.
L'evasione dei due detenuti dal carcere di Parma ha determinato l'apertura di un fascicolo da parte della Procura di Parma che ha iscritto nel registro degli indagati l'allora Vicedirettore - la direzione era vacante - e otto agenti di polizia penitenziaria con l'accusa di procurata evasione e omissione di atti d'ufficio.
La Spezia, 17 Maggio 2013 -
A seguito di una complessa attività di controllo, condotta anche sulla base degli esiti di una missione intrapresa nelle Filippine dall'O.L.A.F. - Ufficio Europeo per la lotta antifrode - i funzionari dell'Ufficio Antifrode delle Dogane della Spezia hanno accertato l'esistenza di una massiccia frode fiscale connessa alla importazione di viti, bulloni ed elementi di fissaggio in acciaio inox, posta in essere da una società, avente sede in Emilia, facente parte di uno dei principali gruppi, a livello comunitario, operanti in questo particolare settore commerciale.