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Un terzo dei prodotti pericolosi dell'UE sono giocattoli. In evidenza

Rapex: un terzo dei prodotti pericolosi dell'UE sono giocattoli. Il rapporto annuale del sistema d'allerta rapido per prodotti non alimentari li mette davanti ai ritiri di veicoli a motore e prodotti d'abbigliamento. L'Italia poco attenta a segnalare prodotti pericolosi. Ai vertici della sicurezza tedeschi, spagnoli e francesi

I giocattoli rappresentano quasi un terzo (29%) dei prodotti pericolosi ritirati dai mercati europei, secondo il rapporto annuale pubblicato da Rapex, il sistema europeo di allarme rapido per prodotti non alimentari.

Grazie a Rapex, le autorità dei 28 Stati membri e quelle di Norvegia, Islanda e Liechtenstein possono segnalare oggetti pericolosi intercettati nei loro confini nazionali o rimossi dagli scaffali. Nel 2017 sono stati emessi 2.201 avvertimenti e sono state intraprese 3.952 azioni di follow-up. In entrambi i casi, queste cifre sono aumentate rispetto al 2016, quando sono stati registrati 2.044 avvertimenti e 3.824 azioni di follow-up. Per categoria di prodotto, i giocattoli si posizionano al vertice della speciale graduatoria e prima dei veicoli a motore (20%) e gli accessori di abbigliamento / moda (12%).

I pericoli più comuni sono lesioni, rischi chimici e rischio di soffocamento. La maggior parte degli oggetti pericolosi (53%) riportati proviene dalla Cina, nonostante gli sforzi di sensibilizzazione forniti dall'Europa nei confronti delle autorità cinesi. Nel 26% dei casi, vi è un paese europeo coinvolto.

Inoltre, le autorità tedesche (354), spagnole (222) e francesi (191) emettono il maggior numero di segnalazioni con ciò potendosi ipotizzare, per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", una maggior attenzione nell'attività di prevenzione dai prodotti pericolosi da parte di questi paesi. Non sorprende, quindi, che l'Italia non sia neanche sul podio di questa speciale classifica, forse per una non ancora compiuta organizzazione ai livelli centrale e periferico in questa delicata materia le cui ripercussioni non si hanno solo sulla valutazione della qualità dei prodotti ma anche e soprattutto nella tutela della salute dei consumatori.

(13 marzo 2018)

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